Intervista ad Antonio De Rosa: " i tanti giovani che fermentano quest'arte, mi rinsaviscono l'anima...." maggio 15, 2020 \\

Antonio ci racconti di Lei, chi è Antonio De Rosa come persona?
Innamorato perennemente della vita. In continua evoluzione.
L'amore all'interno di una compagnia teatrale: I silenzi spezzati ...

Descriva il suo giorno lavorativo perfetto….
Chiuso in teatro... mattino, pomeriggio e sera!

Come nasce la sua passione per la scrittura ?

E' insita in me, in ogni cosa che faccio nella mia vita.

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E’ più difficile stare in scena come attore o regista?
Per me come regista, mi agita!


Quali sono i personaggi dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Quelli che hanno un percorso con tante sfaccettature.

L'amore all'interno di una compagnia teatrale: I silenzi spezzati ...

Se potessi svegliarsi domani con una nuova dote, quale sceglierebbe?
Suonare uno strumento.


Che cosa vuol dire per Lei scrivere una buona sceneggiatura?
Raccontare una storia dove chi vede il film, possa incontrare vita, la sua, o di altri.


Cambierebbe qualcosa nel mondo del teatro in cui si è formato?
No! Cambierei il non rispetto di noi stessi e verso gli altri.


Quali sono gli spettacoli teatrali a cui si sente più legato?
“Pericolosamente” con Gigi Proietti; “Amleto” - supervisione di Leo De Berardinis; “Non ti pago” con Luigi De Filippo; “Orestèa” di Antonio Calenda.


Che messaggio dà oggi il mondo del teatro?
Ci sono mote cose che non mi piacciono, che detesto, ma i tanti giovani che fermentano quest'arte, mi rinsaviscono l'anima.


C’è spazio in Italia per giovani sceneggiatori, attori e registi talentuosi e se dovesse dare un consiglio appassionato a un aspirante sceneggiatore, attore o regista , cosa gli direbbe?
C'è spazio e non c'è. Ma in alcuni c'è talento, anche di un certo livello. Il consiglio che darei è di scrivere, studiare, ma sul campo soprattutto, ogni giorno, anche un rigo solo e .. volere sempre!

Il rapporto con la sua città Natale .
E' il mio tutto, l'ovunque.


Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
La vita, tutta.

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Ci parli del suo ultimo lavoro “ Sull’orlo della felicità” . Ci racconti come nasce questa opera.
Io non sono un letterato, scrivo la vita, i suoi sapori, i suoni. Spessissimo scrivo per le donne, che amo. “Sull'orlo della felicità” nasce dentro casa, il mio palazzo a Spaccanapoli, con i personaggi che per me raccontano meglio la vita tutta, in tutti i linguaggi; e per farlo prendo a prestito la voce dell'anima che risiede nel popolo che si mischia, si evolve, che va alla ricerca del suo modo di essere felice. Ecco perchè due femminielli, due escort e un camorrista, che ha studiato filosofie alla “Federico II”. Nel 1983 in una Napoli avanti nel tempo... come sempre!
Alla Domus Ars presentazione de “I silenzi Spezzati”, il romanzo ...

Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo gli artisti a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito tutta l’Italia e il mondo e come pensate di rientrare in campo viste le problematiche che deve affrontare il mondo della cultura in generale.
Non pensando alla fine, mai! Rientrare, sarebbe ricostruire, ma già quello che non c'era.

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I suoi prossimi impegni?
Un corto con un giovane e bravo allievo di Muccino; sto già scrivendo un nuovo testo teatrale ed ho terminato il romanzo scritto a quattro mani con Maria Verde, de “L'amore... a quei tempi”, dal quale abbiamo tratto la sceneggiatura dell'omonimo film; l'uscita di una trilogia di Shakespeare in napoletano antico e un lungometraggio da protagonista “Macbetto” regia di Otwin Beinart.

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