il regista e autore EITAN PITIGLIANI: "Il Cinema è un mare infinito, nel quale ci sono registi tanto diversi tra loro, ma che danno, ognuno di loro, una visione diversa della vita, una particolare percezione e raffigurazione della realtà.." maggio 18, 2020 \\

Eitan ci racconti di Lei, chi è Eitan Pitigliani come persona?
Credo sia la domanda più complicata a cui rispondere. Per un regista poi è più complicata perché credo sia proprio attraverso le immagini immaginate e poi girate che si cerca di trovare un senso, un’identità, e di trasferirlo al pubblico sotto forma di storie, immagini, musica, ed emozioni. Come alcuni grandi artisti, ravvisano, è probabilmente attraverso un contatto immaginario che si trova ciò che di più vero e importante è per noi.
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 Descriva il suo giorno lavorativo perfetto….
Sono delle fasi, dei momenti diversi ma in un certo senso parte dello stesso sentire. Girare è senza dubbio quello più adrenalinico, in cui puoi finalmente realizzare il film che hai visto nella tua testa, e trasformarlo in realtà (grazie alla collaborazione con il team artistico e tutti quelli che sono dietro e davanti alla macchina da presa, senza di loro non esisterebbe nulla). Ed è bello perché finalmente puoi relazionarti con tante persone andando a una velocità supersonica di ragionamento e interlocuzione, senza che nessuno si meravigli - cosa che nella vita reale non è proprio possibile. Però, oltre alla fase delle riprese, sono indescrivibile le emozioni che si provano al montaggio e nella fase di concreta finalizzazione del film. Anche se, forse il vero piacere, quello forse più perfetto, è il momento in cui, per un motivo che nessuno sa, arriva quell’idea, e ti alzi dal letto (o dal divano) e corri a scrivere… quando poi stampi, e leggi tutto, quello sì è il giorno perfetto. Pronti per girare.
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Come nasce la sua passione per la regia cinematografica ?
Come dicevo prima, credo è una passione che nasce con noi stessi, forse già da neonati chissà, nel modo di vedere la realtà intorno a noi, percepire parole, sensazioni, musiche e imamgini… E poi. viene sicuramente elaborata negli anni, sia a scuola che nel relazionarsi con il mondo esterno e con gli altri, a volte restando un passo indietro, una sorta di POV suo malgrado, che guarda da fuori ed entra in un contatto nascosto con la realtà - che va da sé, e spesso ne è ignara - c’è una scena nel mio ultimo corto, INSANE LOVE, che rappresenta tutto questo, e per me è sempre un’emozione rivederla proprio perché riflette la mia idea di cinema, con molti contenuti sottostanti che non ti dico qui ma che si percepiscono dalle immagini - parte di questa scena è visibile alla fine del trailer del corto, che tra l’altro uscirà prossimamente su Rai Cinema Channel.

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 Nello specifico a chi è più grato per la sua passione artistica?
In realtà le esperienze, specie quelle dell’infanzia e dell’adolescenza, danno una bella spinta a questa passione, ma più che semplice passione, forse è più una parte di te, come della ali invisibili che ti portano ad andare oltre per immaginare… fisicamente si sta fermi, ma con la mente e con l’anima si va ovunque… e non so da chi provenga, se sia un qualcosa di atavico (nel mio caso sì) o se venga da una illuminazione divina, ma comunque c’è, e bisogna esserne grati.

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Quali sono i registi dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Il Cinema è un mare infinito, nel quale ci sono registi tanto diversi tra loro, ma che danno, ognuno di loro, una visione diversa della vita, una particolare percezione e raffigurazione della realtà. Non ce n’è in realtà uno, né un piccolo gruppo, proprio perché tendo ad apprezzare il bello che c’è nelle opere dei diversi registi… Al contempo, sono rimasto ammaliato sin da piccolo dalle opere di Ettore Scola, di De Sica, di Fellini, Visconti, Rossellini Comencini, Sergio Leone, etc, e ovviamente di Spielberg, di Polanski (andai con la scuola a vedere Il Pianista al cinema, e ancora mi ricordo perfettamente) o Ang Lee in Brokeback Mountain… E poi Truffaut, Godard… Ce ne sono veramente tanti, tra i più grandi come Clint Eastwood o i più giovani, come Xavier Dolan, che considero uno straordinario narratore.  Quello che più mi ispira è cercare di carpire tutto quello che si cela dietro le immagini delle loro opere, e soprattutto tutto ciò che quelle immagini non dicono…

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Se potessi svegliarti domani con una nuova dote, quale sceglierebbe?
Ce ne sono tantissime, anche se mi piace - proprio come ti dicevo prima - ammirare da fuori, dall’esterno, l’arte di quelle persone che hanno altre doti. E non credo si debba per forza volerle avere, ma semplicemente raffigurarle, ritrarle, filmarle, e creare con loro… Però, se proprio ti dovessi dire, mi piacerebbe saper dipingere come un pittore… immagino la pazienza che ci voglia per curare i particolari di un quadro, cosa che solo a pensarci, mi sembra incredibilmente complessa. Ma il bello è proprio questo, a ognuno il suo, in inglese si dice “to each his own”….
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Che cosa vuol dire per Lei girare un buon corto ?
Girare un corto è l’anticamera di un film, anche se i corti hanno in sé un valore spesso maggiore delle opere lunghe, nelle quali tuttavia c’è più tempo per andare a fondo su dei temi e delle relazioni che in un corto, per ovvi motivi, non è possibile fare. Io in realtà provo sempre a stare un pò a metà strada, senza fare corti che pretendano di shoccare il pubblico senza consistenza narrativa, ma nemmeno andando troppo oltre… Cerco di trasmettere il più possibile nell’arco di 20 minuti… Ma, ovviamente, un lungometraggio fatto bene ha potenzialità maggiori, proprio perché permette di essere più esaustivi e di far vivere allo spettatore un’esperienza che gli permetta di astrarsi dalla realtà e di far parte di un altro mondo. In un’ora e mezza, due ore, è più facile che in 20 minuti. Anche se per ora ho avuto buoni feedback… Non vedo l’ora di girare il lungo.

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Che messaggio trasmette oggi il mondo del cinema?
Non so se ne trasmetta, o se ci sia un solo messaggio e non messaggi diversi tra loro. Sarebbe forse una semplificazione del vastissimo mercato cinematografico di oggi… Poi bisogna fare differenza tra diverse industrie, diversi Paesi, diverse tendenze e correnti in ognuna di esse… Secondo me sempre più spesso è più assimilabile ad un’industria che a un’arte che trasmette messaggi… o che anche solo voglia dialogare con il pubblico… Spesso e volentieri, si dà al pubblico quello che si pensa voglia, ignorando che però il pubblico è vero, è reale, è passionale, è vivo, e che si accorge subito quando c’è “quel qualcosa”… Ed è lì che avviene il vero cinema…

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C’è spazio in Italia per giovani  registi come lei ?
Ce ne è molto, e sono molti i produttori, sia giovani che meno, che scommettono su ragazzi giovani… Speriamo che si riesca a creare un rapporto di fiducia con il pubblico che ci permetta di crescere e di seguire le orme di grandi del passato, come, per parlare di Italia, Scola, Comencini, Risi, Sergio Leone, Visconti….
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 Il rapporto con la sua città natale .
Ah, Roma… Che dire… Una città bellissima, che non puoi amare senza a volte odiarla, e viceversa. Ho però origini campane, e quelle sono una parte importante di me e di quello che sono… Però ho anche un’anima diversa, che si è formata nel vivere molto all’estero, nel Regno Unito e soprattutto negli Stati Uniti, dove ho studiato, e dove ho capito tante cose della vita e della mia visione del Cinema.

Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
La vita… Le persone, le loro sofferenze, le loro emozioni, i loro piaceri… Dare un giudizio è sempre difficile, spesso quanto di più sbagliato ci sia. Perché, specie per un regista, e ancor più per uno scrittore, è ciò che si nasconde dietro le parole, le azioni, le lacrime, i litigi, che conta di più, che dice la verità, oltre quel grande teatro che è la vita.

Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo gli artisti  a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito tutta l’Italia e il mondo intero e che ha messo in crisi l'intero sistema artistico.
Il coronarvirus è un qualcosa di imponderabile, inusitato e completamente nuovo per tutti, per lo meno per la nostra generazione, e non saprei davvero dirti cosa sarà e cosa penso, né cosa potrebbero fare gli artisti. Certo, tantissime persone, tra cui io, non sarebbero mai riuscite a superare un momento del genere se non fosse stato per le opere (film, serie tv, quadri, musica) dei grandi artisti, che ci hanno mantenuto vivi nonostante le notizie dalla realtà erano tutt’altro che rassicuranti, tra numero di contagi, virus, etc.  Certo, sicuramente, lasciando opinioni e giudizi a parte, non credo abbia contribuito a migliorare le persone e le relazioni tra loro… Ma chissà, magari sì… Penso solo che il rispetto di chi non c’è più, e di chi è rimasto senza i propri cari, debba spingere tutti, gli artisti compresi, a riflettere e ad essere vicini, ma a distanza, senza pensare di essere sopra o di voler propinare visioni del mondo di cui spesso chi ha sofferto o che soffre, proprio non ha bisogno. Essere vicini, amare, e dare una parola, un’immagine, un “frame” di conforto. Questo sì…
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Lei in passato ha girato un bellissimo corto "Like a Butterfly" vincitore di molti  premi internazionali  tra cui anche il premio come miglior corto al festival CortoCulturalClassic diretto da Massimo Andrei. Il corto parlava di un incontro tra una vecchia star di Hollywood e un giovane attore che si fermava ad un  bivio, un dubbio  terrorizza quest’ultimo, tra sogno, in pochi minuti si racconta il significato più profondo della vita e sull’importanza dei rapporti umani  Ci racconti come nasceva l’idea  e cosa ricorda di quel festival.
Ricordo l’esperienza, davvero bellissima, con diversi premi, tra cui quello come miglior corto appunto consegnatomi da Massimo Andrei, che stimo molto come regista per la sua grande poeticità e onestà artistica. Like a Butterfly è un corto che parla di amore, di rapporti nascosti, e ritrovati in momenti delicati, all’interno di se stessi, ma che permettono comunque di comunicare con chi non c’è più. Come una farfalla che vola oltre tutto, e oltre il tempo, così l’anima può volare e relazionarsi con ciò che la rende viva.

Di cosa parla il suo ultimo lavoro.
Il mio ultimo lavoro, INSANE LOVE, tra l’altro prodotto da un giovane produttore campano (Giuseppe Alessio Nuzzo - un vero genio, e grande artista - per Paradise Pictures, con Rai Cinema) parla di anime, anime che si toccano, si scontrano senza motivo, e si seguono… una vive nell’altra, suo malgrado, e dà vita a un’emozione che si fa così forte, pervasiva, da diventare quasi un’ossessione. L’ossessione di qualcosa che si ama, contro tutto e contro tutti, e che si vorrebbe salvare… Non sempre è possibile avere ciò che si vuole, e non sembra il mondo reale riesce a corrispondere a ciò che si sente dentro di noi… è questo che rende l’amore un pò insano, però al contempo in un certo senso anche magico… Un amore la cui più vera missione è salvare chi si ama…
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I suoi prossimi impegni?
Sono in fase di scrittura di una serie TV internazionale e ho alcuni progetti di lungometraggio già scritti, da me alcuni o altri a 4 mani con una collega americana, Rita Raider, un autentico genio, attrice e scrittrice - ce n’è uno in particolare che vorrei realizzare il prima possibile, dedicato ad una persona speciale…


TRAILER “INSANE LOVE” https://www.youtube.com/watch?v=foBzr-_mRe4&app=desktop

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