L'attore Venanzio Amoroso: "La curiosità aiuta a conoscere e stimola la sensibilità di ascolto e di osservazione .." maggio 21, 2020 \\

Venanzio   ci racconti di Lei, chi è Venanzio Amoroso come persona?
Questa è una domanda difficile perché mi intimidisce abbastanza dover parlare di me. Ecco, potrei cominciare proprio da questo: sono uno timido in partenza. La timidezza ha sempre fatto parte della mia vita, a volte mi è stata amica, a volte nemica. Ha fatto in modo che io ascoltassi e osservassi molto, ma mi ha anche posto freni e condizionamenti spesso inutili. Su questo secondo aspetto ho lavorato molto ottenendo risultati grazie anche (e ovviamente) al teatro.  Sono molto curioso. Posso dire che sono contento di essere curioso. La curiosità aiuta a conoscere e stimola la sensibilità di ascolto e di osservazione che contribuiscono alla crescita interiore. La natura, la lettura, il teatro, il cinema, l’arte in generale sono per me fonti di nutrimento che mi fanno star bene, anche con gli altri.  Mi ha sempre affascinato mettermi nei panni degli altri scoprendone le caratteristiche, i modi di fare e le debolezze. Si tratta di una capacità che certamente utilizzo nel mestiere che faccio, ma credo sia fondamentale anche nella vita per conoscere davvero l’altro, capendolo e accogliendolo.  
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Come nasce la sua passione per la recitazione?
La prima volta che mi è capitato di pensare di recitare è stato quando avevo 9 anni. Trascorrevo molto tempo a casa dei miei nonni materni che avevano una collezione di film Western. Guardavo le loro VHS tutti i giorni, dopo pranzo, e mi immaginavo a cavallo, come Clint Eastwood, con la musica di Morricone in sottofondo. Non credo che la mia passione per la recitazione sia partita da lì, ma di sicuro da quel momento ho iniziato a conoscere film, attori e registi diversi e di vario genere che hanno cominciato a smuovere qualcosa in me. In casa, con i miei fratelli, giocavamo a riprodurre sketch visti in TV e ci divertivamo parecchio. Tutto questo gioco credo che abbia contribuito e che, col passare del tempo, abbia incontrato la mia necessità di comunicare e la passione di immedesimarmi in persone e situazioni.  
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Nello specifico a chi è più grato per la sua passione artistica?
Non credo di poter nominare qualcuno in particolare per questo. Penso che questa passione possa essere coltivata sempre, ovunque e con tutti. Ogni persona, ogni incontro o evento può lasciare il segno, l’importante è riuscire a coglierlo. Certo, ci sono persone che mi aiutano e mi hanno aiutato sempre, come la mia famiglia, a cui sarò sempre grato; altre che mi offrono in continuazione stimoli che alimentano la mia crescita e la mia necessità di voler fare questo lavoro, come Lilith Petillo e Danilo Franti, i miei compagni di viaggio.   
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Lei inizia il suo percorso di studio con due personaggi molto amati dal pubblico napoletano l’attrice Veronica Mazza e il regista Eduardo Tartaglia. Cosa ricorda.
Ho un ricordo bellissimo di quel periodo. Avevo a che fare quotidianamente con gente che fanno del teatro la propria professione, la propria vita. E questo si percepiva dai loro sguardi e dal loro modo di fare lezione. Fu il mio primo vero approccio al teatro e avevo la grande fortuna di viverlo insieme a professionisti del panorama teatrale napoletano: Veronica Mazza, Eduardo Tartaglia, Peppe Miale, Agostino Chiummariello, Lorena Leone, Michele Danubio, Pino L’Abbate. È stata l’esperienza che ha mi ha trasmesso l’amore per il teatro.   William Shakespeare è un autore che intreccia spesso la tua strada visto che è stato protagonista di Romeo e Giulietta con la regia di Renato Giordano nell’ambito della rassegna “Benevento città spettacolo 2017”Si, spesso e volentieri, a cominciare dai saggi fatti a Nola e poi a Roma, gli spettacoli portati in scena dalla mia compagnia (Otello, Sogno di una notte di mezza estate) e poi Romeo e Giulietta a Benevento. Shakespeare è vita. Le dinamiche e le emozioni umane contenute nei suoi testi sono intorno a noi, visibili agli occhi di tutti, e questa sua universalità lo rende eterno. Lo stesso vale per Eduardo e per figure straordinarie come Giordano Bruno. Le loro idee, i loro scritti sembra che abbiano creato intorno al mondo una spirale di parole e pensieri che lo raccontano in tutte le sue sfumature, mostrandone la nascita, la morte e la rinascita, la creatività, la creazione e il disfacimento. La vita. 
Appunti per un'Orestea nello Sfascio" di Terry Paternoster ...
Scopriamo che ha lavorato con la regista Terry Paternoster, molta amata dal pubblico della Napoli Cultural Classic,  nello spettacolo “Orestea nello sfascio”. Ci racconti.
Il testo è frutto di un lungo lavoro, svolto da Terry e dal Collettivo Internoenki, che parte dallo studio del mito e giunge alla creazione di una sceneggiatura che tratta la vicenda di due fratelli, Oreste ed Elettra, al centro di dinamiche familiari inizialmente poco chiare agli occhi del protagonista ma che raccontano, poco alla volta, la corruzione e lo sfascio dei valori presenti nella loro famiglia e nella società di oggi. 
Fin da subito, ho percepito tutto questo come qualcosa di stimolante, avvertendo soprattutto la responsabilità, propria anche di chi fa l’attore, di denunciare degli aspetti della nostra società a noi molto vicini che spesso consideriamo rientranti nella sfera della “normalità”, accettandoli con rassegnazione. Lo scopo di chi ha lavorato alla realizzazione di questo spettacolo è stato proprio quello di provocare e scuotere attraverso l’utilizzo di una buona dose di cazzimma.


Quali sono i personaggi artistici dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Sento di essere ispirato e influenzato molto da ciò che mi circonda e che vivo quotidianamente: persone, animali, rapporti, musica, incontri, a cui aggiungo Eduardo e Pirandello. 
Intervista a Venanzio Amoroso:La curiosità aiuta a conoscere e ...


Se potesse svegliarsi domani con una nuova dote, quale sceglierebbe?
Riuscire a viaggiare nel tempo.


Nel 2016 cofonda la compagnia teatrale “Controtempo Theatre” , con la quale, da più di due anni, porta in scena spettacoli come attore e regista. Ci racconti di questo passaggio da attore a regista.
Far parte della mia compagnia significa fare passaggi continui. Prima sei attore, poi diventi regista e viceversa; oggi costruisci la scenografia, domani ti occupi della pubblicità e della vendita degli spettacoli. Sono abituato a vedere la nascita di uno spettacolo a 360 gradi, in maniera naturale. 
Così, anche quando mi occupo di regia, cerco di avere una visione di insieme immaginando di essere in una stanza in disordine i cui oggetti corrispondono alle idee da sistemare. Essere prima di tutto un attore mi aiuta a lanciare input a chi sta in scena concedendo loro la massima libertà di espressione, soprattutto nelle prime fasi di lavoro. 

Cambierebbe qualcosa nel mondo del teatro, del cinema e della televisione  in cui si è formato?
In linea di massima ho tratto insegnamenti da tutte le esperienze formative che ho avuto. Dopo la prima parentesi napoletana, ho frequentato l’Accademia Internazionale di Teatro di Roma dove ho trovato un ambiente in grado di trasmettere una mentalità che concepisce il teatro come un fatto corale dove ognuno ha le proprie responsabilità finalizzate alla messa in scena dello spettacolo da realizzare con fatica, costanza e determinazione. Mi è capitato anche di avere a che fare con gente opportunista e calcolatrice, difficile da cambiare.  

Intervista a Venanzio Amoroso:La curiosità aiuta a conoscere e ...
Che messaggio dà oggi l’arte?
Stiamo vivendo un momento storico in cui tutti hanno bisogno di arte, tutti noi dobbiamo sentirci in diritto e in dovere di comunicare attraverso qualsiasi forma d’arte e di attingere da essa. Artisti e spettatori si “servono” gli uni degli altri. L’artista attinge dal mondo e dalla comunità in cui vive, mostrandone allo spettatore spaccati e tematiche di cui quest’ultimo sente la responsabilità di esserne protagonista indiscusso, nel bene e nel male. Quale altro strumento di comunicazione riuscirebbe ad ottenere il medesimo risultato?


C’è spazio in Italia per giovani attori e registi talentuosi?
Non sempre. Partiamo dal fatto che facciamo parte di una categoria di lavoratori quasi sempre dimenticata e non tutelata. 
“Che fai nella vita?”
”Faccio l’attore”.
“No…io intendevo come lavoro!?”
Questo è uno degli scambi di battute in cui, frequentemente, una giovane attrice o un giovane attore si imbatte nel corso della propria esistenza. Si tratta di una scena figlia di una cultura e una mentalità comune che parte dall’alto e si instaura all’interno della società. 
Lo spazio lo si crea quando vengono garantite determinate condizioni, quelle che ogni lavoratore deve pretendere e avere.

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Il rapporto con la sua città Natale .
Sono originario di Pago del Vallo di Lauro, un comune della provincia di Avellino. 
Vivo a Roma e gli impegni legati soprattutto al lavoro della compagnia mi portano a fare su e giù decine di volte nel corso di un anno. Quando passo del tempo lì, riscopro il senso della lentezza. Tutto si dilata. La frenesia e il caos della città lasciano spazio al quiete della natura circostante. 
Poi, come in tutti i rapporti, vi sono anche elementi di conflitto, ma preferisco soffermarmi sugli aspetti che più mi piacciono.


Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Razzismo, xenofobia, omofobia, bullismo, violenza di genere, rispetto per l’ambiente. 
Durante l’anno con la mia compagnia porto in scena spettacoli che pongono al centro della discussione molte di queste tematiche. Al termine della rappresentazione ci concediamo una chiacchierata con gli alunni e gli insegnanti presenti per poter discutere insieme dei temi trattati. Qui emergono quasi sempre difficoltà da parte degli alunni ad accettare chi proviene da una cultura diversa o da un paese diverso.  Assistiamo a racconti di vittime di bullismo che vivono ogni giorno la paura di tornare a scuola.
Alla luce di queste esperienze, dico che bisogna avvertire l’esigenza di parlare seriamente di questi argomenti, con la dovuta sensibilità, concedendo la possibilità a bambini, ragazzi ed adulti di mettere in discussione le proprie idee, credenze o prese di posizione e partorirne altre, più sane e umane.   


Ritorneremo alla  buon cinema e al buon teatro?
Assolutamente SI!


Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo gli artisti  a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito tutta l’Italia e il mondo e che sta mettendo in crisi il mondo dell’arte, dal cinema al teatro alla danza...come vede le prospettive future.
In questi mesi di quarantena si è verificata una maggiore coesione all’interno della categoria che credo possa risultare utile per affrontare il futuro che ci attende. Non guardiamo solo all’accezione negativa della parola crisi. Immaginiamola piuttosto come una tempesta che ha scombussolato tutto, ponendo interrogativi in ognuno di noi; un’opportunità per ritrovare l’essenziale e riscoprirsi. Insomma, una vera e propria rinascita che consente ad ognuno di riflettere lucidamente su quanto cambiare della vita predente. Anche questo è arte.
 

I suoi prossimi impegni?
Prima che venisse interrotto tutto, stavo lavorando con la mia compagnia ad una messa in scena sul Don Chisciotte della Mancia, un progetto che Lilith, Danilo ed io abbiamo deciso di realizzare da tempo. Sarà uno spettacolo originale e coinvolgente che avremmo dovuto portare in scena già in diversi posti: al Teatro Trastevere di Roma, al Castello di Santa Severa e  nell’ambito della rassegna teatrale “Scenari al Plesco” di Casamarciano (NA). 
Inoltre abbiamo approfittato di questi mesi per scrivere nuovi progetti e mettere in cantiere spettacoli di vario genere destinati anche agli alunni. Ritorneremo con vecchie e nuove rappresentazioni a teatro, in castelli, ville, scuole, musei, piazze e strade e li rappresenteremo su palchi, in versione itinerante e attraverso espedienti e modalità in grado di incuriosire e coinvolgere lo spettatore, fino a farlo sentire parte di ciò che accade. Ci vorrà tempo ma l’importante è farsi trovare pronti!  Nel frattempo siete già tutti invitati! 

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