L'attore Gaetano Franzese: "Il miracolo accade quando non è un attore a portare in scena il personaggio, ma è quest’ultimo a servirsi del corpo e della voce dell’attore per vivere.." giugno 5, 2020 \\

Gaetano ci racconti di Lei, chi è Gaetano Franzese come persona?
Non ne ho idea sinceramente, Mi guardo allo specchio e non mi riconosco, provi a chiedere in giro e poi mi faccia sapere.
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Descriva il suo giorno lavorativo perfetto….
Lavorare un solo giorno di questi tempi sarebbe già perfetto.

Come nasce il suo amore per la  recitazione?
 Come nasce l’amore è un affascinante mistero: Romeo vede Giulietta e se ne innamora come questo accada, mi è tutt’ora sconosciuto. Mi sento di aggiungere  che non sono innamorato della recitazione, la recitazione è una necessità, è il mezzo attraverso il quale io riesco a comunicare al prossimo ciò che altrimenti sarebbe per me incomunicabile.

La sua   prima svolta importante è stato l’approdo  al Teatro Elicantropo di Napoli diretto da Carlo Cerciello,  dove si confrontava con una nuova realtà culturale. Ci racconti
Ricordo che non fu un’idea mia, iscrivermi al teatro Elicantropo. Già da due anni studiavo recitazione con l’allora maestro e adesso amico Antonio Vitale. Non mi sembra che mio padre vedesse di buon occhio la cosa. Quando decisi di andare via di casa e trasferirmi a Roma, mio padre ricordo telefonicamente mi disse: “Gaetano io ti ho iscritto ad uno dei teatri più importanti di Napoli”. E’ iniziata così l’esperienza al teatro Elicantropo. Sono stati tre anni bellissimi ho avuto come maestri principalmente Roberto Azzurro, Carlo Cerciello e Massimo Maraviglia, sono state le tre  Colonne portanti sulle quali si sono poggiate le basi della mia formazione, ma soprattutto ho conosciuto persone che ancora oggi posso considerare amici e amiche, ho conosciuto inoltre la mia attuale  compagna Annalisa Iovinella anche lei attrice, con la quale sono cresciuto  professionalmente, ma soprattutto umananente.
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Nello specifico a chi è più grato per la sua passione artistica?
Sono grato a colui che ogni mattina ritrovo nello specchio e del quale ancora non so nulla.

Quali sono i personaggi artistici dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Coloro i quali non ho ancora incontrato

Se potessi svegliarsi domani con una nuova dote, quale sceglierebbe?
Credo ci sia bisogno di molto coraggio è la stessa dote che ogni giorno bisogna rinnovare dentro di se.
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Che cosa vuol dire per Lei portare in scena un  buon personaggio ?
Smettere finalmente di mentire. Il miracolo accade quando  non è un attore a portare in scena il personaggio, ma è quest’ultimo a servirsi del corpo e della voce dell’attore per vivere, anche solo per un istante… vivere.

Invece ci parli del  suo debutto da professionista  con la compagnia Teatrale “La Mansarda”.
Parliamo di circa otto anni fa, feci una sostituzione in pochissimo tempo, avevo un ruolo da protagonista, fu molto difficile lavorare a  quei ritmi così alti, ma credo di essermela cavata alla fine. E’ stata una collaborazione molto fertile durata circa quattro anni, che si è interrotta in maniera brusca e inaspettata. In seguito alla rottura, decisi di fare i provini per le accademie, L’incontro a Milano con l’accademia d’arte drammatica Paolo Grassi è stato un amore a prima vista, fortunatamente sono stato corrisposto.

Sappiamo anche che con  un gruppo di amici  e per essere precisi facciamo i loro nomi Mario Autore, Vincenzo Castellone, Gianluca Canciano e Federica Pirone, avete messo in scena “La Locandiera “di Carlo Goldoni, avete debuttato a  Napoli per poi ritrovarvi un anno dopo in Belgio. Ci racconti
L’idea è stata di Mario che ci ha riuniti in questa compagnia strampalata. Credo che questo progetto non aveva grandi ambizioni inizialmente. Volevamo mettere in scena la Locandiera di Goldoni spogliando la recitazione dai cliché teatrali ereditati dalla commedia dell’arte pur conservandone alcuni caratteri. Interpretavo il cavaliere di Ripafratta, Abbiamo debuttato ne “la locanda di Perzechella” vicino il monastero di Santa Chiara a Napoli. Il riscontro favorevole del pubblico ci ha incoraggiato a proseguire in una piccola tournée che ci ha portato in Belgio precisamente al Cuultural Zwanemberg ad  Heist op den Berg- Anversa.

Cambierebbe qualcosa nel mondo  del teatro in cui si è formato?
Sono molto occupato con i cambiamenti in atto nel mio mondo interiore, non ho tempo per occuparmi di mondi altrui.

Quali sono gli spettacoli teatrali a cui si sente più legato?
Sono legato molto a due esperienze fatte in Paolo Grassi, una con Marco Maccieri: abbiamo lavorato per circa tre mesi su “Racconto d’inverno” di W.S. L’altra con Marco Plini attuale direttore  della Paolo Grassi con il quale abbiamo lavorato per la messa in scena di “Spara, trova il tesoro e Ripeti” di Ravenhil. Sono legato non tanto agli spettacoli, quanto alle esperienze umane vissute durante questi percorsi.

 Che messaggio dà oggi il mondo dell’arte?
 Le rispondo citando Bernard Berenson: “Sempre fu compito dell’artista rendere un’età consapevole dei propri ideali”.

C’è spazio in Italia per giovani attori ?
Lo Spazio c‘è solo per chi sa immaginarselo.

Il rapporto con la sua città Natale .
Sono Cresciuto ad Arzano, non ho quasi nessun rapporto di legame con questa città, solo la mia famiglia e il mio barbiere. Tuttavia l’appartenenza a questa realtà è una cosa che fa parte di me e che senz’altro si manifesta.

Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Occorre separare concettualmente i termini scherzare e giocare, lo scherzo è qualcosa che appartiene al mondo adulto e non ha nulla che vedere con l’arte, infatti in arte TUTTO è troppo serio per “scherzarci su”. Il gioco  invece appartiene ai bambini, attraverso il gioco esplorano la vita ed è nel gioco che si racchiude l’essenza dell’arte. In teatro si gioca solo con le cose serie, si gioca con la vita e  persino con la morte. Sintetizzo dicendo che: Tutto è troppo serio per “scherzarci su”, ma niente è così serio da non prestarsi al gioco.

 Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo gli artisti  a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito l’Italia e il mondo intero....
Nell’unico modo possibile: A R T I S T I C A M E N T E

I suoi prossimi impegni?
 Comprare una Piccozza...Vorrei chiudere dedicando  questa poesia a tutti coloro che  con la loro presenza contribuiscono alla R-ESISTENZA del teatro.


La Piccozza (di Giovanni Pascoli)
 
a me!.. Non quando m’avviai trepido,
c’era una madre che nel mio zaino
    ponesse due pani
          per il solitario domani.
Per me non c’era bacio nè lagrima,
nè caro capo chino su l’omero
     a lungo, nè voce
     pregante, nè segno di croce.
Non c’eri! E niuno vide che lacero
fuggivo gli occhi prossimi, subito,
     o madre, accorato
          che niuno m’avesse guardato.
Da me, da solo, solo e famelico,
per l’erta mossi rompendo ai triboli
     i piedi e la mano,
          piangendo, sì, forse, ma piano:
piangendo quando copriva il turbine
con il suo pianto grande il mio piccolo,
      e quando il mio lutto
            spariva nell’ombra del Tutto.
Ascesi senza mano che valida
mi sorreggesse, nè orme ch’abili
      io nuovo seguissi
 su l’orlo d’esanimi abissi.
Ascesi il monte senza lo strepito
delle compagne grida. Silenzio.
      Ne’ cupi sconforti
            non voce, che voci di morti.
Da me, da solo, solo con l’anima,
con la piccozza d’acciar ceruleo,
      su lento, su anelo,
            su sempre; spezzandoti, o gelo!
E salgo ancora, da me, facendomi
da me la scala, tacito, assiduo;
      nel gelo che spezzo,
            scavandomi il fine ed il mezzo.
Salgo; e non salgo, no, per discendere,
per udir crosci di mani, simili
      a ghiaia che frangano,
            io, io, che sentii la valanga;
ma per restare là dov’è ottimo
restar, sul puro limpido culmine,
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     o uomini; in alto,
         pur umile: è il monte ch’è alto;
ma per restare solo con l’aquile,
ma per morire dove me placido
     immerso nell’alga
          vermiglia ritrovi chi salga:
e a me lo guidi, con baglior subito,
la mia piccozza d’acciar ceruleo,
     che, al suolo a me scorsa,
          riflette le stelle dell’Orsa.
 

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