Emiliano Reali: "E’ un libro che mi auguro sia, seppur nella sua leggerezza, di ispirazione per i ragazzi e non solo. Si trattano temi importanti come il rispetto dell’ambiente, del prossimo, la bellezza effimera del danaro e del potere.." giugno 16, 2020 \\

 Emiliano ci racconti di Lei, chi è Emiliano Reali come persona?
Un uomo talvolta confuso, che cerca di farsi largo tra idee, obiettivi, indecisioni e emozioni.
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 Come nasce il suo amore per la scrittura?
Non c’è un motivo, gli amori scoppiano e basta!

 Critico letterario uguale passione per la scrittura?
Io vivo di parole, che siano le mie o quelle degli altri non cambia l’emozione che mi donano.

Quali sono i personaggi dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Io succhio la vita intorno a me, le emozioni che incontro e con le quali mi scontro, un paesaggio, un volto, due mani che si stringono, delle grida. Tutto ciò che è vita dentro e fuori di me genera il fiume che si riversa tra le pagine.

Lei è un apprezzatissimo scrittore, cosa vuol dire dar vita a dei personaggi che rimangono impressi nell'immaginario del lettore?
Significa esser pronto a lasciarli andare, accettare di non poterli proteggere, osservarli camminare da soli.
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Ci sono scrittori disciplinati, metodici, che stilano scalette e rileggono mille volte i loro scritti; e autori che istintivamente buttano giù frasi su frasi fino a comporre un romanzo. Lei? Che tipo di scrittore è?
Ogni libro nasce in modo diverso, c’è quello che mi travolge e non posso far altro che lasciarlo uscire o quello più meditato e ragionato dove progetto intreccio e snodi. Le regole non possono imbrigliare la passione e l’emozione. Dopo la prima stesura però ogni progetto necessita di un lavoro tecnico attento e puntuale.

Ha un luogo/stanza dove preferisce scrivere?
Scrivo nel mio studio, con la grande grotta di ametista alle spalle, con il canto degli uccellini che arriva dal giardino, e mi piace che non ci siano persone nei paraggi.

Come e quando si è reso conto di essere uno scrittore?
Io mi sono reso conto di un’urgenza, quella di trasformare in parole, è un bisogno che mi aiuta nella ricerca di un equilibrio. Non so se questo fa di me uno scrittore, ma tant’è!


Ci racconti l’emozione del suo primo libro (o racconto o storia) pubblicato…
Vederlo stampato, stringerlo, annusarlo, ero in una piazza romana, mi ero dato appuntamento con l’editore, non scorderò mai quel momento e la sensazione di mentre guidando tornavo a casa, quella macchina non era mai stata così piena di vita.

Qual è il libro scritto da lei a cui si sente più legato e perché?
“Ordinary” è stato l’esordio, acerbo, immaturo, che però mi ha consentito di approdare anche al mondo del teatro. La trilogia di Bambi mi ha donato riscontri e visibilità incredibili. “Sul ciglio del dirupo” mi ha permesso di volare in America. Con “Il cristallo del cuore” e “La reggia di luce” sono entrato nelle scuole. Come faccio a scegliere?

Ci consigli un libro non suo…
“L’apicultore di Aleppo” di Christy Lefteri, un gioiello di indicibile bellezza.

Quali sono i romanzi a cui si sente più legato?
Ne ho molti per motivi diversi, il momento in cui ci siamo incontrati, ciò di cui avevo bisogno, quello che mi hanno insegnato e cosa mi hanno permesso di capire. Ne elenco giusto qualcuno che ho letto di recente:
“Il mio cane del Klondike” (Neri Pozza) di Romana Petri
“La manutenzione dei sensi” (Fazi) di Franco Faggiani
“Il disagio della sera” (Nutrimenti) di Marieke Lucas Rijneveld
“Il piccolo serpente” (E/O) di A.L. Kennedy
“La bambina sulla banchisa” (E/O) di Adelaide Bon

Che messaggio dà oggi il mondo della scrittura?
Un messaggio intermittente che a tratti mi piace e a tratti no. Vorrei ci fossero più editori che scommettessero sulla qualità e meno sulla commerciabilità.

Il rapporto con la sua città Natale.
Roma è bellissima, unica al mondo. Un patrimonio artistico spettacolare che risplende al netto delle inefficienze cittadine. Purtroppo però non possiede la mentalità che spetterebbe di diritto a una metropoli come lei.
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Ci parli del suo ultimo romanzo Il seme della speranza.
E’ un romanzo fantasy dove si intrecciano fantasia e realtà, dove la costante dicotomia tra pianeta Terra e Mondo degli spiriti e delle divinità ci ricorda come potremmo/dovremmo vivere. E’ un libro che mi auguro sia, seppur nella sua leggerezza, di ispirazione per i ragazzi e non solo. Si trattano temi importanti come il rispetto dell’ambiente, del prossimo, la bellezza effimera del danaro e del potere, la capacità di ammettere i propri sbagli e ripartire per essere persone migliori. Il fatto che sia  utilizzato nelle scuole è motivo d’orgoglio e al tempo stesso di grande responsabilità. Ma cosa è lo scrivere se non una missione? Io spero che questo libro semini nell’animo dei lettori un barlume di speranza che permetta di affrontare con coraggio il non facile periodo.

I suoi prossimi impegni?
Mi preparo alla partenza del blog tour per promuovere “Il seme della speranza” e continuo con la promozione. A settembre andrò nelle scuole dove il libro è stato assegnato come lettura estiva per incontrare gli studenti, attendo inoltre altre risposte per nuovi progetti letterari e continuo a scrivere per Il Mattino e l’HuffPost. Di certo non mi annoio!

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