Luca Guardabascio: "..Avere l’intelligenza di fare bene quello che si ha in testa e saperlo comunicare mettendo in ordine le proprie idee per tramutarle in qualcosa di concreto. Un regista deve far entrare tutti nel suo mondo" giugno 28, 2020 \\

Luca  ci racconti di Lei, chi è Luca Guardabascio come persona?
Un bambino che aveva un sogno e che è riuscito a realizzarlo malgrado le grandi difficoltà di far parte di un mondo spietato, questo perché non ho mai smesso di essere convinto di quello che penso, scrivo, vivo. Sono convinto che ogni persona debba lasciare una traccia positiva di sé su questa terra, fosse anche una piccola eredità morale per i propri figli e, sino a questo momento, posso dire di essere riuscito a seminare qualcosa. Come persona sono un osservatore, un giramondo, un essere libero  e liberale che esalta i diritti individuali , un Lockiano. Sono uno che, all’apparenza, non prende la vita sul serio ma le mie, spesso, sono soltanto delle provocazioni. Mi piace creare corto circuiti, soprattutto nelle relazioni interpersonali anche se, da qualche tempo a questa parte, concedo rispetto solo a chi mostra rispetto, però ascolto tutti perché se non conosci gli altri non puoi conoscere te stesso e comprendere i tuoi limiti. Sono però in continua evoluzione e cerco di migliorarmi anche e soprattutto grazie alle esperienze negative. Come dico sempre un regista, un autore, proprio come un antropologo, dovrebbe conoscere prima di parlare, camminare per il Mondo, avere grandi orecchie e occhi di meraviglia, prima di raccontare la storia giusta, prima di potersi chiamare persona che significa etimologicamente sia “volto dell’individuo” che “maschera teatrale” e per uno come me che ama e studia Luigi Pirandello la definizione di “persona”, calza a pennello. 

Newton Compton Editori :: Luca Guardabascio
Descriva il suo giorno lavorativo perfetto….
Scrivo da quando avevo sette anni e mi sono fermato poche volte. Non mi sono mai risparmiato nella vita, sia ben chiaro, ma la fantasia e la creatività sono sempre state le basi del mio lavoro e un giorno fatto di idee e  di immaginazione, è per me un giorno proficuo. Se poi queste idee sono condivise con gli altri che consigliano, limano, suggeriscono e propongono altre idee, allora questo giorno diventa perfetto. Il mio lavoro è fatto di mondi che si incontrano. Guai a restare da soli. I sogni per diventare concreti devono essere condivisi, altrimenti possono trasformarsi in ossessioni. “Se si sogna da soli,  si sogna soltanto. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia.” dice il mio amico sacerdote Don Franco Monterubbianesi, fondatore della Comunità Capodarco. Non saprei immaginare un giorno diverso . Sono una persona davvero fortunata perché il mio lavoro è la mia passione.

L'immagine può contenere: 1 persona, spazio all'aperto


Come nasce il suo  amore  per la regia?
Ho sempre scritto e ho sempre recitato, poi a dodici anni i miei genitori mi hanno regalato la prima Telecamera Super8 e da quel momento mi si è aperto un mondo. Ero sempre pronto a filmare e a mettere in scena idee. Erano filmetti girati con mia sorella, gli amici, i cugini tanto che dal 1989 al 1994 ho realizzato circa 300 home movies, molti di questi con montaggio in macchina. Parodie di film famosi come La madrina (Gangster movie), Nonsperate (horror) , Natural Pork Killers (action), Pulp Sfizio (pulp), Baccal Club (coppoliano), Eboli Vice (telefilm),   Baccaloman (marveliano)  oppure basato su canovacci da sviluppare come Ammetto e il fido Yogurt dai toni Sheakspeariani. Per lo più erano film di genere virati alla commedia. I VHS iniziarono a circolare tra Eboli, Campagna, Agropoli, Paestum, Battipaglia, sino ad arrivare a Salerno, qualcuno ne faceva delle copie, alcune videocassette non tornarono più indietro. Nel 1994, ad una festa patronale, ritrovai su una bancarella un VHS da 240 minuti con due miei home movies del 1992 Il Duce come si riduce con mio nonno che interpretava il vecchio Mussolini che, creduto un sosia, aveva  trascorso tutta la vita facendo il benzinaio e Antonio Alasku ladro di zerbini la storia di un ladro new age, paladino della non violenza e claustrofobico che aveva capito che l’unica cosa che riusciva a rubare senza avere attacchi di panico o ripensamenti, erano gli zerbini perché tutti li mettono fuori dalla porta. Un po' ne fui fiero ma ricomprai la mia stessa cassetta per duemilacinquecento lire. Nel 1994 ero così famoso nel quartiere dove abitavo che, quando andai a Roma per studiare, le ragazzine mi chiesero l’autografo. Quegli anni per me sono stati una grande palestra anche nelle relazioni interpersonali.  C’è da dire però che ho sempre amato il cinema, affittavo una decina di film a settimana, spesso i titoli più assurdi e meno conosciuti, tiravo tardi la notte già a 11 anni per vedere il più possibile mentre al cinema con gli amici andavamo a  vedere i film commerciali. 
Girare e guardare film era il gioco più bello, oltre al calcio, così è nata la mia passione per la regia anche se non sapevo ancora bene cosa fosse un regista.
L'immagine può contenere: 2 persone, spazio all'aperto
Come è avvenuto il passaggio dalla scrittura alla regia.
Sono arrivato a Roma nel 1994 con due idee, quella di diventare uno scrittore e quella di fare l’attore. Nella capitale c’era ancora il cinema storico e molti dei mostri sacri erano in vita. Un giorno andai all’Anica e mi fotocopiare l’elenco di tutte le case di produzione con rispettivi numeri di telefono. Quando non avevo lezione all'università, telefonavo dicendo –Buongiorno, sono Luca Guardabascio, so che state facendo dei provini.- Una decina di volte mi è andata bene. Ricordo una volta che ero a Cinecittà per fare il figurante in Daylight con Silvester Stallone, presentai il mio curriculum battuto a macchina con tutti e 300 gli home movies che avevo fatto. Gli americani ne furono stupiti e mi portarono su alcuni set, tra i tanti Othello con Kenneth Branagh e alcuni film inglesi, ne ricordo uno Stiff upper lips in cui avevo anche delle battute. Un giorno a Cinecittà arriva uno e mi fa, -Ammazza. C’hai il curriculum più lungo de Gasmann. Quanti hanni c’hai?- 
-Diciannove.- Risposi io. 
-Da un po'.- Questo tipo prese il mio curriculum e lo portò verso una macchina e fece –A Vittò, guarda questo.- Vittorio Gasmann, quello vero, era in auto. Io feci un paio di passi verso la vettura e mi giustificai, -Sono cose che ho fatto a casa, Maestro. Sono un dilettante.- Lui mi guardò bonario e mi disse alzando la sua inconfondibile mano da fine dicitore. –Amatore!- Precisò scaldandomi il cuore. Lo incontrai un altro paio di volte ancora,era magnetico e metteva anche un po' a disagio gli altri perché era “il grande mattatore” ma, da campano verace, tutte le volte lo incontravo, gli ricordavo che ero l’amatore con il curriculum infinito. Una volta, dovevamo fare uno spettacolo e lo incontrammo a Trastevere, presi coraggio e lo invitai ad una rappresentazione teatrale fatta con un tizio che usava noi giovani solo per mettersi i soldi in tasca. Gasmann mi rispose, -Ecco, quello lì è un dilettante e io non vado agli spettacoli dei dilettanti.- Quindi mi fece capire che avrei dovuto lasciar perdere certa gente e devo dire che fu una grande lezione.
Nel 1995 mi ero fatto già un bel giro e avevo “regalato” alcune idee per realizzare dei corti ma mi  resi subito conto che il valore insito, il fulcro di quelle storie, veniva tradito (giustamente) perché ogni filmmaker aveva una visione diversa e io ci rimanevo male.  Allora con centocinquantasei mila lire ed un paio di sponsorizzazioni tipo benzina, vitto e alloggio  realizzai il mio primo cortometraggio “serio” di genere Pulp  co-diretto con l’amico Daniele Natali, si chiamava Cult ed era la storia di due killer  alla Gianni e Pinotto che dovevano ammazzare un traditore ma si sbagliavano. Data tutta l’esperienza pregressa fatta sui miei home movies, mi resi subito conto che quella si chiamava regia e che mi piaceva parecchio, soprattutto perché  avevo già tutti i rudimenti per comprenderla. Quindi per studiare meglio la materia, mentre già frequentavo Lettere Indirizzo Spettacolo alla Sapienza e l’Accademia di Teatro Permis De Conduire, mi  iscrissi nel 1996 alla Nuova Università del Cinema e della Televisione dove ho conosciuto dei grandi maestri che mi hanno insegnato tanto, tra tutti Giuseppe De Santis, Florestano Vancini, Carlo Lizzani, Bernardo Bertolucci, Ettore Scola, Daniele Pettinari, Giuseppe Ferrara, Lino Capolicchio, con loro ho fatto le prime esperienze di set e i miei primi corti, prima in pellicola, poi in digitale.
L'immagine può contenere: 4 persone, notte
Quali sono i personaggi dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Ho una lista lunghissima di nomi, cercherò di citare solo quelli su cui ritorno di frequente.
Partiamo da quel genio di Rod Serling, il creatore di Ai confini della realtà (e non solo) a cui penso spesso per avere qualcosa di nuovo in testa. Serling è uno che, come Jules Verne, aveva già inventato tutto quello che stiamo mettendo in campo oggi nel cinema e nella televisione. Alfred Hitchcock, il suo cinema e il suo modo di costruire le storie, il suo concetto di suspence è la prima lezione da conoscere per chi si avvicina al mondo della narrazione.  L’idea ribelle e indipendente di Werner Herzog, la grandezza intramontabile di Stanlio e Ollio e di Totò che continuano a farmi divertire.  La mitologia e le canzoni di Elvis Presley, Jim Morrison,  Kurt Cobain e Billie Holiday; la recitazione di Marlon Brando, Al Pacino, Jack Nicholson, Robert De Niro, Daniel Day Lewis, lo splendore e la forza di Sofia Loren, la bellezza di Claudia Cardinale, Virna Lisi, Lucia Bosé, il sorriso di Julia Roberts, la vivacità di Sandra Milo, i lampi di sguardo di Stefania Sandrelli, l’intelligenza di Monica Vitti e Lea Massari. Tutte le commedie all’italiana, quelle migliori del nostro cinema create in un ventennio magico e irripetibile da Un americano a Roma di Steno del 1955 ad Amici Miei di Monicelli del 1975. 
Condirei il tutto con la genialità di Alberto Sordi, la tragicità da commediante di Ugo Tognazzi, la forza dirompente e adrenalinica di Gasmann, la malinconica grandezza di Walter Chiari (Il giovedì di Risi che resta un capolavoro), il mondo di Mario Soldati, gli americani di Elio Vittorini, le donne nel cinema di Antonio Pietrangeli, i bambini di De Sica, l’innovazione di Sergio Leone, la comica cattiveria di Paolo Villaggio, le canzoni di Cochi e Renato e di Enzo Jannacci, il carisma autoreferenziale di Adriano Celentano, il corpo e le smorfie di Jerry Lewis,  lo spaesamento di Gene Wilder, la voce di Nina Simone, Jeff  Buckley e Freddie Mercury, la letteratura afroamericana, gli atteggiamenti di Fonzie, la danza di John Travolta,  la santa follia di Klaus Kinski, le movenze di Richard Gere, le lacrime di James Dean, il sapere di Orson Welles, i primi piani di Anthony Perkins e Montgomery Clift, il mondo di Pier Paolo Pasolini, l’antropologia di Ernerso De Martino e di Luigi di Gianni, il cinema di Oliver Stone e di Stanley Kubrick, la meticolosità ironica di Andrea Camilleri, la letteratura di Stephen King, Giovanni Verga, Luigi Pirandello, Grazia Deledda, Lucio Mastronardi, il Cuore di Edmondo De Amicis, la beat Generation e Fernanda Pivano, le sbronze e i racconti di Bukowsky, i libri di John Fante, i gialli di Cornell Woolrich,  I will survive di Gloria Gaynor, Modern Twist di Tanita TIkaram, Horses with no name degli America, il brit-pop e la canzone napoletana, le storie di emigrazione, il giornalismo di Gay Telese,  la filosofia moderna, le composizioni si Schubert e Chopin, la rivista e la faccia di Macario, le commedie di Eduardo, i silenzi di Peter Lorre, gli occhi e i baffi di Vincent Price, i fumetti di Topolino e della Bonelli, le battute dei fratelli Marx,  i grattacieli e gli orologi di Harold Lloyd, le sceneggiature di Woody Allen, la recitazione e il corpo sacrificale del mio grande amico Flavio Bucci  e, infine,  l’immensità del più moderno tra gli attori italiani, Nino Manfredi che ho amato come uomo, come interprete, come regista e come Maestro.


Se potesse svegliarsi domani con una nuova dote, quale sceglierebbe?
Cantare come Mick Jagger ed essere il frontman dei Rolling Stones per i prossimi 60 anni. In fondo Mick Jagger ha fatto di tutto quello che voleva senza rinunciare alla sua libertà .

Che cosa vuol dire per Lei  girare  un buon film?
Avere l’intelligenza di fare bene quello che si ha in testa e saperlo comunicare mettendo in ordine le proprie idee per tramutarle in qualcosa di concreto. Un regista deve far entrare tutti nel suo mondo. Il regista è un Demiurgo, parola usata e abusata ma che Platone descrive come mediatore tra dimensione intellegibile e materia. Quindi nel cinema l’intellegibile è quello che sta nella testa del regista e soltanto ordinando questo concetto astratto  nella materia (un film), si arriva a dama. Ma per fare questo ci vogliono competenze intellettuali e tecniche perché centro lo si fa quando questa realtà “parallela” che si crea diviene opera d’arte e, in quanto tale, genera emozioni ed  empatia in chi ne usufruisce. Queste emozioni, questa empatia però devono superare lo spazio e il tempo, altrimenti si fa solo un film di cassetta buono per una generazione e non, ad esempio, Scarface di De Palma che piace e genera empatia in tutti: belli e brutti. Se oggi parliamo ancora di Chaplin, Murnau, Visconti, De Sica, Fellini, Bresson, Kurosawa, Kubrick, Leone, Welles, Hitchckock, Truffaut, Anghelopulos, Fassbinder ci sarà un motivo? Beh il motivo è che le loro idee hanno creato un mondo fatto di opere d’arte pieno di figure che sono entrate nell’immaginario collettivo grazie alla loro intelligenza,  alla loro grandezza, alla loro ribellione. Per fortuna ci sono tanti registi oggi che sono in grado di proseguire questa tradizione demiurgica del mezzo, tra tutti citerei David Lynch, Michael Haneke, Martin Scorsese, Yorgos Lanthimos. Ci sono anche molti italiani tra questi però io ho una predilezione per Giuseppe Tornatore, Mario Martone, Giorgio Dritti perché non hanno mai tradito la loro idea di cinema facendo almeno un film brutto. Tutti i registi dovrebbero fare almeno un film brutto per ricominciare a creare capolavori. Uno però, è sufficiente o si diventa recidivi e nel cinema i recidivi sono già troppi.


Cambierebbe qualcosa nel mondo del cinema  e della televisione in cui si è formato?
Cambiare genera solo confusione. Ho lavorato in questo mondo senza conoscere nessuno, passando sotto la porta quando questa era chiusa e con una gran voglia di imparare sapendo anche che quello che mi insegnavano era sbagliato. Ho accettato la condizione di subalterno di un sistema facendo la gavetta e sgomitando per ritagliare il mio spazio e per far passare le mie idee. E’ un sistema che se non ti butta giù, ti fortifica e io ho imparato tanto proprio perché quel sistema mi sembrava da svecchiare ma da conoscere nel profondo. Ma poi ho avuto l’illuminazione quando è arrivato un vecchio saggio come Andrea Camilleri e il meccanismo è stato costretto a seguire, per forza, altre direzioni che erano quelle del genio. Camilleri una volta mi disse, “Sai qual è il bello delle buone idee. Averle. Sempre. ”  Io sono per l’auto aiuto, chi fa questo lavoro non può essere arido ma deve essere vulcanico. Ho lavorato con Gianfranco Funari e Gabriele Laporta, due personalità dirompenti che mi hanno insegnato ad andare avanti in maniera caparbia ma ragionata. Bisogna combattere e io lo sto facendo per affermare le mie idee, il mio cinema. Il mondo ormai è così grande  e a portata di click . Se il cinema e la televisione in cui mi sono formato, non lo capiranno, non daranno spazio alla meritocrazia, questa Italia dello Spettacolo,ce la troveremo presto alle spalle perché ci sono paesi che sono già molto avanti. Io penso che il cambiamento sia fisiologico ma intanto consiglio a tutti di andare avanti. Un autore sa quando ha del materiale importante tra le mani, sa quando può dichiarare battaglia con una storia, me lo hanno insegnato Ugo Pirro, Benvenuti e De Bernardi che negli anni ‘90 scendevano nelle salette di via del Tritone, di Piazza San Silvestro o di via Margutta per parlare con noi giovani, ci insegnavano cosa volesse dire trovare l’idea giusta e farla evolvere, renderla unica nel rapporto con gli altri. Noi non dobbiamo stravolgere nulla, dobbiamo solo far capire a quel mondo che il salto di qualità è possibile oggi ma per farlo dobbiamo  non solo avere idee ma realizzarle con grande qualità e la qualità non potrà nascere da questo sistema fatto di burocrati, politici, nepotismo, raccomandazioni e punteggi dati senza criterio.  Il cinema, l’immagine in movimento, racchiude in sè tutte le arti, è il massimo del Sapere e non può essere compreso da chi è ignorante in materia. Io non sognerei mai di fare il dottore e invece tutti oggi si sentono in diritto di fare e di parlare di cinema e tv senza passare dalla  gavetta, senza studiare ne conoscere il mezzo.

Quali sono i film  a cui si sente più legato?
Su un’isola deserta porterei con me otto film : Psycho, Shining, Amici Miei, Lo Scopone Scientifico, Brutti sporchi e cattivi, C’era una volta in America,  Fra Diavolo, Into the Wild, Aguirre, furore di Dio e otto serie tv; il Pinocchio di Comencini, il Ligabue di Nicita, Happy Days, Radici, Ai confini della Realtà, Hitchcock, 11.12.63 e Seinfeild.


Che messaggio dà oggi il mondo del cinema?
Il cinema può cambiare il corso della storia ed ha avuto sempre una funzione distopica per quel che concerne la percezione della realtà. A volte noi crediamo a dei fatti,  confondiamo degli avvenimenti, tifiamo per i cattivi solo perché lo abbiamo visto al cinema ma mentre prima sapevamo distinguere il bene dal male, oggi che la Scuola e l’istruzione non è tra le priorità delle Nazioni e per questo il cinema può creare ulteriori divisioni e incomprensioni. Si dice che non esiste più la middle class, così come non ci sono più le mezze stagioni ok, il problema più grande invece sarà che per ignoranza  non si saprà più distinguere la realtà dalla finzione. Quindi il cinema ha una grande missione da compiere, deve saper divertire ed educare ma deve avere degli strumenti per essere veicolato nel migliore dei modi. E voglio ricordare sempre che il cinema, soprattutto quello narrativo, dovrebbe essere libero e mai più  propaganda ma questo noi autori lo sappiamo, sono i governi che non se rendono conto. La scuola e  la cultura generano PIL a lunga gittata, lo ripeterò sempre. Sono molto amareggiato del fatto che si tolgano dai cataloghi film solo perché il Mondo sta crescendo un popolo che non conosce la Storia.  Il cinema dovrebbe essere materia di studio fondamentale per la crescita dell’individuo e deve entrare nelle scuole di ogni livello e grado per ridare a tutti il messaggio positivo che è nella sua natura. Il cinema crea crescita, benessere, intelligenza, cultura, lavoro, idee, economia, amore e deve essere studiato.


C’è spazio in Italia per giovani attori e registi talentuosi ?
Sì se questi giovani sono umili, studiano e partono dalla gavetta. Io sono uno spillo in questo mare in tempesta eppure vengo spesso contattato da qualche giovane, soprattutto sui social che mi si presentano tutti come dei geni incompresi che si svegliano un giorno con l’idea di fare cinema o tv.  Sono sicuro che questi ragazzi siano giovani di talento ma che non accettano consigli e che non sanno sacrificarsi per diventare migliori. Ci sono anche gli altri, quelli bravi, talentuosi e dal carattere magnifico, che hanno studiato e che hanno la testa sulle spalle, quelli però, magari, non contattano me ma qualcun altro. Beati gli altri! Al di là degli scherzi, c’è tanto spazio ma mentre prima si mandava una lettera di presentazione, un curriculum e poco altro, oggi bisogna davvero investire nell’immagine e nella comunicazione. Lavorare sul campo e cercare di fare dei piccoli prodotti indipendenti talmente belli da apparire perfetti. Questo è un lavoro che non può essere fatto in solitudine, quindi io sono convinto che il gruppo paga sempre ed un gruppo affiatato garantisce successo. Bisogna mettersi insieme, completarsi, aiutarsi per poter emergere. I miei studenti americani fanno così e, spesso, ci riescono.

L'immagine può contenere: 2 persone, persone sedute e spazio al chiuso
Il rapporto con la sua città Natale .
Meraviglioso. Ho un rapporto speciale con tutti i luoghi che hanno segnato la mia giovinezza, quindi Eboli e Campagna in Campania, Pedaso e Ancona nelle Marche. Anche se per lavoro mi divido tra Roma e gli Stati Uniti, da qualche tempo sono residente ad Eboli

Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
La comicità. La comicità è una cosa seria, è il termometro della conoscenza o dell’ignoranza di un Paese. Se si ride bene e con intelligenza, si vive bene. La comicità, quella su cui si fonda il nostro carattere più bello non è più di casa in Italia ed è un peccato che spesso tutto sia relegato ad un tormentone stagionale. Per questo quando in tv ci sono Corrado Guzzanti,  Roberto Benigni, Maurizio Crozza, gridiamo al miracolo. La prontezza, l’arguzia, l’intelligenza hanno portato un comico ad essere un Leader. Ecco direi non scherziamo sulla comicità, è una cosa seria che merita, un grande talento naturale (ne vedo pochi) e/o un grande studio. Troisi l’aveva detto già nel 1982: Morto Troisi, Viva Troisi e noi ancora rimpiangiamo quella grande stagione.

L'immagine può contenere: 5 persone, spazio al chiuso
Lei ha insegnato la storia italiana attraverso il cinema, un bellissimo abbinamento per capire chi siamo, da cosa nasceva il suo bisogno di raccontare anche dal punto di vista antropologico con il cinema la storia italiana .
Insegno un cinema fatto di attori più che di autori e questo per me era fondamentale perché grazie alle nostre maschere e alle storie spesso scritte dai grandi sceneggiatori come Sonego, Maccari, Zavattini, Benvenuti e De Bernardi, Suso Cecchi D’Amico, Ugo Pirro sono riuscito a far passare la straordinarietà dell’italiano medio. Ho raccontato di quella nostra speciale caratteristica che si chiama  “overcome”cioè quella capacità tutta italiana di superare tutte le situazioni anche le più tragiche con un sorriso amaro. Ho raccontato e sviscerato il concetto edoardiano dell’ “adda passà a nuttata” .  Ho raccontato vizi, virtù, gioie e dolori dell’italiano medio partendo da un’idea ben precisa: far vedere chi siamo grazie al cinema e di come “una risata ci seppellirà”. Noi abbiamo mostrato al cinema, un lato sociale e antropologico importantissimo e in futuro si parlerà del nostro cinema come si parla ancora di Commedia dell’Arte. Noi abbiamo mostrato il lato vero dell’essere umano perché anche nell’essere umano più nobile cova il vizio più bieco e viceversa. Questo concetto di “Commedia Amara” arriva alle mie classi in maniera divertente o catartica e i ragazzi riescono ad identificarsi anche in Alberto Sordi o in Paolo Villaggio, ma vanno guidati. Ovviamente il mio percorso inizia con il cinema di Luigi Magni e termina con Sorrentino e Garrone, questo per dare uno spettro completo di circa due secoli di storia italiana.


 Lei nel 2001 ha  dato vita al genere "Marron" che consiste  in una fusione di giallo e noir con il suo primo lungometraggio "Inseguito" (2002) interpretato da Fabio Testi seguito dalla raccolta di racconti, "Uomini e Qualsiasi Giorni qualunque" è in questa fase che scoppia la sua passione per la scrittura e la  regia.
Il mio primo libro di favole è stato pubblicato a sette anni e così con la regia ho iniziato molto presto. Era un atto di ribellione, inventare qualcosa di nuovo che poi, devo dire, ha avuto un seguito anche in altri autori. Inseguito è stato il primo esempio di crowdfunding in Italia iniziato nell’aprile del 2001 tanto che diversi giornali, tra cui Repubblica, Prove Aperte e Mediajob ne parlarono come il futuro del cinema indipendente. Il Marron è ancora vivo, ha dei cultori e presto tornerà in un mio libro tutto Marron ma  che pubblicherò con uno pseudonimo.


Con il docu -Film sull’incidente del transatlantico Andrea Doria avvenuto il 25 luglio 1956  ha diretto guest star di rilievo come Valerio Massimo Manfredi, Mike Stoller, Don Most e Fabio Mazzari ed  ha vinto premi internazionale con la soddisfazione di avere visto  Il film  distribuito in 24 stati Americani. Cosa si prova.
E’ stato un grande onore conoscere la sopravvissuta, autrice e produttrice Pierette Domenica Simpson che mi ha fatto avere questa occasione. Abbiamo messo insieme le forze e abbiamo fatto un ottimo lavoro, visti i risultati tanto che abbiamo ance scritto la sceneggiatura che ha avuto diversi patrocini. In America ho conosciuto diverse star internazionali e avevo già fatto delle docufiction su Edgar Allan Poe, su David Thoreau e sul poeta Zack Aiko. Inoltre ho girato diverse cose come il pilot tv Skin of a Lawyer prodotto da Michael Gagleard ed interpretato da Clayton Norcross. Ho molti amici tra gli attori e i registi, ho avuto la fortuna di conoscere due geni assoluti come Jerry Lewis e Sid Caesar, confrontarmi con il creatore  dei Sopranos David Chase grazie ai ristoratori di Manhattan, i fratelli Bruno e avere tra i miei amici Vincent Spano, Manny Perez e tanti altri. Il festival organizzato da Pascal Vicedomini, Los Angeles Italia del 2017, è stata un’esperienza fantastica in tal senso e molti contatti li devo proprio all’occasione che Pascal ha dato al nostro film di partecipare a quella rassegna importantissima in compagnia di Banderas, Stallone, Mel Gibson, Maria Bello, Joe Pantoliano. 

L'amico speciale eBook: Guardabascio, Luca: Amazon.it: Kindle Store
Il suo romanzo L’Amico Speciale è diventato un best seller e per sette settimane è stato nella top ten dei libri più venduti,  la storia di un’amicizia intensa, capace dei gesti più eroici e racconta alla perfezione l’atmosfera del Sud Italia nelle sue varie sfaccettature. Un libro che risveglia il  piacere della lettura. Perché è piaciuto tanto.
Perché parla di vita vera con un pizzico di realismo magico e soprattutto racconta della speranza dei bambini che viene disillusa da una società cannibale. E’libro che ti fa tornare fanciullo e io credo di aver creato un Pinocchio duro e moderno. E’ piaciuto perché è ambientato a Palermo, una delle città più belle del mondo, perché è la storia di un viaggio, perché è frutto di grande lavoro,  di pedinamento, sacrificio e perché c’è gente che vuole leggere libri scritti con il cuore e con la ricerca.


Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo gli artisti  a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito tutta l’Italia e il mondo e come pensate di rientrare in campo viste le problematiche che deve affrontare il mondo della cultura in generale.
Secondo me si parla davvero tanto senza agire, senza mettere in campo idee concrete perché il dramma non è stato risolto, il virus è ancora tra noi.  Non so come si stiano organizzando gli altri, noi però dovremmo riprendere presto. In questo periodo abbiamo continuato a produrre in casa, a scrivere e a far viaggiare prodotti anche con i miei partner internazionali che fanno prettamente animazione come il grande professionista Cristiano Stern che vive in Brasile. Il mondo per me era già su internet, quindi il mondo da cui comunico, l’Italia, si è  potenziato in tal senso.  Prima del Covid eravamo sul set con un film ad episodi dal titolo Senza Far Rumore prodotto, tra gli altri da Il Simposio, Cinema e Territorio e dagli imprenditori Lino Isoldi e Domenica Elia, speriamo di ultimare le riprese entro settembre, anche qui affrontiamo molte questioni sociali importanti come il lavoro nero, il razzismo, la tossicodipendenza e il film vede il ritorno al cinema, tra gli altri, dei mitici Fatebenefratelli in ruoli davvero feroci.

L'immagine può contenere: 3 persone, persone in piedi e spazio all'aperto, il seguente testo "L'amico speciale"
I suoi prossimi impegni?
In autunno finalmente uscirà Credo in un solo Padre, un film contro la violenza di genere, un film contro la violenza sulle donne scritto con Michele Ferruccio Tuozzo e prodotto dall’Around Culture di Stefano Misiani, da Domenico Elia, Gianni Pagliazzi e Gigliola Pessolano, imprenditori che hanno creduto al progetto. Il film ha uno straordinario Massimo Bonetti che nella parte del protagonista è eccezionale, i bravissimi Anna Marcello, Giordano Petri, Claudio Madia e tanti  interpreti conosciuti come Francesco Baccini, Marc Fiorini, Joni Bascir, Donatella Pomadour, Anna Rita del Piano, Cloris Brosca, Luca Lionello,Maurizio Ferrini, Aldo Leonardi, Chiara Primavesi, Sara Bertocchi, Denis Tuozzo, Sveva e Yuri Rosa, Alessandro Sorrentino con musiche originali dello stesso Baccini e canzoni di Giuseppe Elia e Alessandra Nicita.  E’ stato un grande lavoro e un film che lascerà un segno.
Questa la sinossi:
Credo in un solo Padre, è la sofferta preghiera che una donna recita per scongiurare l’ennesima violenza di un carnefice. E’ un grido di dolore, come quello di tutte le donne e le persone vittime di violenza presenti in questo romanzo che muove i primi passi nel territorio minato di un sistema patriarcale sordo anche ai richiami della vera Fede. L’opera racconta di una doppia violenza sessuale perpetrata da Nonno Giuseppe, conosciuto tutti come Il Muflone, un sessantaquattrenne padre padrone, nei confronti della nuora prima, e della nipote, poco più che adolescente, poi, approfittando della assenza prolungata, per motivi di lavoro, del figlio Gerardo. La triste e squallida vicenda si consuma a Falcino, paese dell'entroterra appenninico dove il pettegolezzo e il maschilismo dominano le vite di tanti. Uomini carnefici simili a bestie che  giorno dopo giorno cercano di cibarsi delle indifese vittime che trascorrono la loro esistenza fra la sofferenza, l'abbandono, il lavoro duro dei campi,  la preghiera, il timore per una Natura minacciosa, ma soprattutto il pettegolezzo,  l'assenza di empatia e l’ignoranza. Una società in cui quasi tutti appaiono sconfitti. Una saga familiare lunga cinquant'anni tra abusi e sofferenze, sete di riscatto e desiderio di libertà tra caratteri da commedia e il verismo duro che riguarda tutte le storie di confine.
In Laos: Memorie di un amore eBook: Guardabascio, Luca: Amazon.it ...
L’11 giugno è uscito il mio nuovo libro In Laos: Memorie di un Amore, un libro romantico con sfumature Marron  ambientato in uno dei luoghi più suggestivi al mondo e che tratta della nuova emigrazione italiana. Una piccola opera che già mi sta regalando tantissime soddisfazioni.
Presto inizierò un docu film a cui tengo molto ed è la storia di Marisa Galli, una donna disabile che è la cofondatrice della Comunità di Capodarco e che è una grande artista della ceramica con una vita incredibile. Marisa l’8 agosto compirà 90 anni e spero che questo film possa essere un esempio a non fermarsi mai.

Facebook
Disclaimer.

Le foto presenti su www.culturalclassic.it sono state in larga parte prese da Internet,e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione - indirizzo e-mail info@culturalclassic.it, che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.

Photo Stream.
Chi Siamo

Siamo una Associazione nata nel 2000, apartitica e interconfessionale, denominata “Napoli Cultural Classic” (Associazione Culturale volta alla diffusione dell’arte e della cultura, diretta alla promozione di artisti e di studiosi in fase di  affermazione nel campo del cinema, teatro, televisione, musica, danza, arte figurativa, moda, scrittura, scienze giuridiche e tecnologiche e di tutte le altre forme di scibile che i soci ordinari riterranno opportuno inserire.).

Privacy Policy