il giovane compositore Fabio Confalone si racconta: "La musica ha subito evoluzioni ed è, come tutte le forme d'arte, specchio della società.." agosto 5, 2020 \\

 Fabio ci racconti di Lei, chi è Fabio Confalone come persona?
Bella domanda. Il più delle volte sono una di quelle persone che non si arrabbia mai, uomo semplice, che ama l'armonia ed il rispetto. Sono molto sensibile alle piccole cose e agli stati d'animo, mi accompagnano a lungo ed è per questo che li esprimo attraverso la mia musica.

 Descriva il suo giorno lavorativo perfetto….
Le giornate sono sempre un pò diverse. Molto dipende dal periodo. Direi piuttosto un giorno lavorativo ideale…la mattina mi alzo presto ormai per abitudine; colazione leggera (fette biscottate, marmellata, latte e caffè), telegiornale delle 8, breve passeggiata all'aria aperta e poi subito a casa, chiudo la porta del mio piccolo home studio, accendo la DAW, monitor, pianoforte digitale ed il tempo si ferma. Spesso mi son trovato a saltare i pasti e quasi le notti pur di non interrompere il flusso creativo.

Come nasce il suo amore per la musica?
Mi sono avvicinato al pianoforte per gioco all’età di 6 anni grazie all’intuizione dei miei genitori, in particolar modo di mio padre che è stato un grande appassionato di musica: dai grandi autori classici (Mozart, Chopin, Beethoven), agli arrangiamenti easy listening del pianista francese Richard Clayderman. Ricordo che a sei anni, come regalo di Natale, mi regalarono l’audio cassetta del noto pianista ed il primo organetto, quello coi tasti marroni; ad orecchio riuscii in breve tempo a suonare tutte le note di Once upon a Time in the West di Ennio Morricone (interpretato e rivisitato da Clayderman, dove ogni volta che lo ascoltavo mi domandavo quanto fosse immenso il genio del Maestro Italiano).

Nello specifico a chi è più grato per la sua passione artistica?
La mia prima Insegnante di pianoforte, il mio punto di riferimento formativo ed artistico. Mi ha insegnato che la musica non è un esercizio di sapienza e nemmeno un piccolo palcoscenico in cui sfoggiare la propria vanità o, peggio ancora, il proprio potere. Mi ha trasmesso una tecnica, un metodo, la costanza, il sacrificio. In poche parole entusiasmo, passione, rispetto e professionalità.

Quali sono i musicisti dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione per le sue creazioni musicali?
Credo di essere stato influenzato dal primo genere di musica che ho ascoltato: la musica orchestrale dei Maestri Morricone, Shore e Williams. “Pane e Spielberg”, per anni sono stati i film sul quale indirettamente ho studiato le musiche del Compositore Statunitense.
La mia musica inoltre tra ispirazione da molti autori di musica minimalista tra cui Michael Nyman, Yann Tiersen, Arvo Pärt.

Se potessi svegliarsi domani con una nuova dote, quale sceglierebbe?
Riuscire a leggere nella mente delle persone (anche se credo che sarebbe tremendo...allora beh…diciamo solo per una settimana?!).

Lei ha studiato Strumentazione e Orchestrazione, Lettura della partitura, Analisi, Storia della musica applicata e Comunicazione visuale ci spieghi in poche parole tutto questo mondo che con attenzione ha approfondito.
Per diventare compositore musicale per audiovisivi e non solo è importante avere delle competenze molto concrete che vanno oltre la "pura arte". E' indispensabile quindi padroneggiare il linguaggio musicale, con tutte le sue espressioni e soluzioni, conoscere la sua storia, l'orchestrazione, che riguarda soltanto la trascrizione di musica per un complesso orchestrale e la strumentazione, ossia l'adattamento per qualunque tipo di altro complesso musicale. E' necessario imparare a suonare bene uno strumento, competenza da affiancare all'analisi musicale, disciplina che consente di studiare la forma, la tecnica compositiva ed il rapporto fra questi aspetti e quelli narrativi. Il fine ultimo è di interpretare il girato e saper accostare il giusto linguaggio musicale al comparto visivo.

Cambierebbe qualcosa nel mondo della musica in cui si è formato?
La mia speranza è che un giorno la musica, intesa come arte, sia rivalutata e considerata tale al pari di letteratura, storia dell'arte e filosofia, perché è anch'essa espressione di sentimenti. Inoltre sono pienamente convinto che l'educazione musicale e lo studio strumentale sia un diritto e patrimonio di tutti.

Che messaggio dà oggi la musica?
La musica ha subito evoluzioni ed è, come tutte le forme d'arte, specchio della società. La scena musicale attuale è più vasta che mai e negli ultimi anni la produzione ha subito una flessione dal punto di vista qualitativo, causato dai troppi interessi economici che hanno spinto le case discografiche a porre come unico fine l’aumento del guadagno. Il messaggio quindi non sempre arriva, ma risulta povero, mediocre, ordinario.

Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo gli artisti a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito l’Italia e il mondo intero.
Il settore dello spettacolo dal vivo, delle arti e della cultura in generale, con teatri, cinema e altri luoghi di aggregazione, è stato uno dei più colpiti dall'emergenza sanitaria che si è fatta pure emergenza sociale ed economica. I problemi sono tutt’ora gravi e portano con se storie spesso drammatiche.
Ad ogni modo, ancor prima che imparassimo la parola coronavirus, sono convinto che il settore artistico era tutto fuorché un paradiso, una terra di giustizia ed equità. Il Lockdown potrebbe aver accelerato, portato alle estreme conseguenze un processo già in atto…o invece no, tutto cambierà in modi che ora non riusciamo nemmeno ad immaginare…speriamo in meglio.

C’è spazio in Italia per giovani musicisti?
Oggi ritengo che l’autore di colonne sonore originali, almeno in Italia, sia molto poco considerato. Manca per questioni produttive, per problemi di fondi, perché spesso la musica arriva naturalmente come ultima cosa. Le piccole produzioni preferiscono, pur di far quadrare i conti, acquistare musica in licenza per i propri progetti. Manca quindi, un legame “l’anima” che unisca la musica alle immagini; il regista al compositore. Il rapporto con il regista deve essere quello di due personalità che si incontrano, magari si amano oppure si lasciano e non soltanto una scelta sterile della produzione in base a logiche di mercato.

Il rapporto con la sua città Natale.
Adoro Napoli! Città meravigliosa, ricca di storia. Ha la fantasia, l’estro, la magia di legarsi all’infinito del mare.

 Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Le malattie, la fame e le guerre…i tre mali del Mondo.

 I suoi prossimi impegni?
Attualmente mi dedico alla composizione, registrazione e produzione del mio primo lavoro discografico.




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