lo sceneggiatore Davide Vigore: "Credo che il cinema non debba dare messaggi, sarebbe pretenzioso. Deve, piuttosto, provare a far interrogare lo spettatore, suggestionandolo, emozionandolo e creando atmosfere." settembre 28, 2020 \\

Davide ci racconti di Lei, chi è Davide Vigore come persona?
Davide Vigore è un insicuro, un sognatore, uno che vuole tutto, insomma un incontentabile. È irascibile, impaziente e bugiardo (ma in questa intervista cercherà di essere assolutamente sincero).
Casting in Sicilia per il corto "La bellezza imperfetta" di Davide Vigore
Come nasce la sua passione per la scrittura?
La passione per la scrittura nasce dal voler rispondere a delle domande. Da qui l'esigenza di raccontare qualcosa o qualcuno, partendo in primo luogo da me stesso. Capita da sempre che durante le mie giornate qualcosa o qualcuno mi suggestioni e che quindi senta l'esigenza di appuntare subito i miei pensieri e le mie emozioni. Infatti i miei lavori sono sempre introspettivi.

E il suo amore per il cinema?
Mi sono innamorato del cinema quando ero bambino. Fin da piccolo, quando mi annoiavo, mi rifugiavo nel cinema della mia città, ed era lì che avevo la possibilità di frequentare lo straordinario. Quando mi hanno regalato la prima telecamerina giravo qualsiasi cosa. Crescendo ho iniziato a scrivere dei soggetti che poi giravo, costringendo i miei amici a improvvisare una troupe.

Nello specifico a chi è più grato per la sua passione artistica?
Il grazie più grande lo devo sicuramente alla mia famiglia, che non mi ha mai detto di lasciar perdere. Devo ringraziare i miei amici che non hanno mai smesso di credere in me e i miei maestri del CSC, grazie ai quali ho capito che questo sarebbe potuto diventare il mio mestiere.
Cinema: delicata e redimibile "La bellezza imperfetta" di Davide Vigore |  Video interviste :ilSicilia.it
Quali sono gli scrittori o sceneggiatori dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Sicuramente autori come Antonioni e Fellini. Ogni singolo frame delle loro opere rappresenta una vera e propria fonte di ispirazione, vedi “La notte” o “8 ½”, opera che influenza particolarmente la mia produzione artistica. Tra i contemporanei, reputo sicuramente tra i grandi Sorrentino e Garrone


Che cosa vuol dire per Lei dirigere collaborare con i grandi maestri del cinema come Paolo  Sorrentino e Pietro Marcello?
Mi sento molto fortunato ad aver avuto queste opportunità. Stare accanto a autori di questo calibro è un'esperienza unica di formazione e, soprattutto, di vita. È stato molto bello perché nel caso di Sorrentino ho potuto seguire tutte le fasi, dalla scrittura del film alla lavorazione e quindi frequentare un vero e proprio set. Inoltre ho avuto la possibilità di avere un confronto diretto con lui, poiché , quando possibile (data la significativa mole di lavoro), dibattevamo su libri o film che entrambi conoscevamo, quindi mi ha concesso la sua amicizia. Pietro Marcello, invece, è un regista che, sebbene abbia un approccio diverso, mi affascina e mi ha insegnato un metodo per poter raccontare una storia. E di questo gliene sono grato.


Cambierebbe qualcosa nel mondo del cinema in cui si è formato?
Non è necessario cambiare metodo di formazione, ma è importante tenersi sempre aggiornati, poiché è il mondo del cinema a cambiare più o meno rapidamente, sia nella tecnologia che nei contenuti. Non smettere mai di imparare vuol dire non smettere mai di crescere.

Quali sono le opere letterarie e cinematografiche a cui si sente più legato?
Dal punto di vista letterario, uno dei libri a cui sono particolarmente legato è “L'animale morente” di Philip Roth, perché l’autore sceglie di indagare il mondo attraverso un personaggio. Incarna un po' quello che è il mio metodo di scrittura. Dal punto di vista cinematografico, invece, “L'uomo che amava le donne” di Truffaut, che considero un capolavoro sia dal punto di vista della regia che della sceneggiatura.

Che messaggio dà oggi il mondo del cinema?
Credo che il cinema non debba dare messaggi, sarebbe pretenzioso. Deve, piuttosto, provare a far interrogare lo spettatore, suggestionandolo, emozionandolo e creando atmosfere. Dare un messaggio non deve essere prerogativa di chi fa un film.

C’è spazio in Italia per giovani scrittori e sceneggiatori ?
 C'è sempre spazio per chi ha voglia di raccontare. L’importante è scrivere per se stessi, ,mantenersi curiosi e non accontentarsi, anche se questo, a volte, può portare all'infelicità.

Il rapporto con la sua città Natale .
La mia città natale, Enna, mi ha dato l'opportunità di sviluppare la mia immaginazione. Ad un certo punto ho sentito l'esigenza di togliermi dagli occhi la sua nebbia quasi perenne, per poter riscoprire il meraviglioso. Ad ogni modo amo tornarci per ritrovare la spensieratezza della mia infanzia e perché è lì che vivono le persone a me più care.
Lei è vincitore del premio CortoCulturalClassic 2020 per la categoria  sceneggiatura, cosa si prova quando  le viene assegnato un premio.
Vincere un premio sé senza dubbio soddisfacente per me è gratificante per chi crede in me, perché è in queste occasioni che ci si rende conto di aver fatto un buon lavoro. I premi motivano e spingono ad andare avanti, per questo per me sono dei buoni punti di partenza.

 Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo gli artisti  a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito l’Italia e il mondo intero...
 Non è facile, dato che il cinema e l’audiovisivo in generale sono stati due dei settori più colpiti. Non è stato facile, poi, vedere la grande macchina del mondo del cinema ferma, dai set alle sale. Il periodo del lockdown ci ha dato la possibilità di vivere qualcosa di straordinario pur rimanendo a casa, come gli assordanti silenzi delle nostre città. Per questo motivo è stato difficile, in quel periodo, trovare ispirazione per scrivere qualcosa di ancor più mitico. Tuttavia è stato importante ed emozionante ripartire, anche se con tutte le cautele del caso. Ripartire, appunto, potrebbe essere grande fonte di ispirazione.
Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Non si può scherzare su chi deve obbligatoriamente divertirsi il sabato sera. Non si può scherzare su chi dice che non ha la tv a casa. Non è possibile scherzare sul Milan e Fellini, i miei due grandi amori. Non è possibile scherzare su e con chi usa troppe volte la parola “io” o su chi vive solo di passato. Non è possibile scherzare su chi vota Lega, né sull'insonnia. Non si può scherzare su chi ė innamorato di una persona che non può avere. Non si può scherzare sulla pasta con le sarde e il finocchietto. Non si scherza sull'ovvietà, su chi dice che le cose debbano andare in un determinato modo, sulle certezze, sul divertimento. Scherzare è positivo e bisogna farlo quanto più possibile. Scherzare equivale al gioco e il gioco è il cinema.


I suoi prossimi impegni?
Dal punto di vista artistico sto scrivendo il mio primo lungometraggio, che prende spunto da un mio romanzo, lavora che porta via gran parte delle mie giornate. Inoltre mi sto dedicando insieme ad alcuni miei ex colleghi del CSC alla creazione della prima piattaforma italiana di cinema indipendente, si chiama “YouMovie”.


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