Alba Kia (Chiara Ferrara): "Oggi la società si è trasformata, essere italiani è sempre un orgoglio, ma per trovare uno spazio occorre impegnarsi molto e non arrendersi, non è facile trovarlo ma è possibile" settembre 29, 2020 \\

Alba ci racconti di Lei, chi è Chiara Ferrara come persona?
Se chiudo gli occhi mi vedo come una sagoma, una figura che sta salendo una lunga scalinata, qualche fascio di luce attraversa il cammino, qualche gradino è più alto degli altri, ed ogni tanto c’è un piccolo piazzale colorato, circondato da un giardino e un laghetto. Qui ogni tanto la mia sagoma si ferma a contemplare il panorama e ad immaginare... Insomma sono una eterna sognatrice, sensibile, so ascoltare le persone, ostinata ma sempre pronta ad ammettere di avere dei dubbi e disponibile al confronto.

Descriva il suo giorno lavorativo perfetto….
Non c’è un giorno che sia uguale ad un altro, fortunatamente.
La mattina a scuola, ad insegnare ma soprattutto ad imparare dai miei alunni, dalle mie alunne, dai colleghi e dalle colleghe. Il pomeriggio a disegnare, leggere, oppure passeggiare e accompagnare gli amici a fare qualche breve ripresa in città, oppure dedicarmi al montaggio di qualche video.
Fai un lavoro che ami e non dovrai lavorare nemmeno un giorno della tua vita, qualcuno realizzò un murales in Sardegna con questa frase di Confucio: la vidi molti anni fa, non la scordai mai più.


Lei è una pittrice. Come nasce e come avviene il suo passaggio nel mondo del cinema?
Ho iniziato ad esporre e a vendere le mie prime opere già durante gli studi al Liceo Artistico della mia città, Iglesias. Quando sono stata selezionata nel 2008 alla V ed. del Premio europeo d’Incisione Totò Bonanno di Palermo ho capito che avevo intrapreso la strada giusta. Nel corso degli anni ho esposto le mie opere in diverse parti d’Italia, nel 2012 ho ricevuto il Primo Premio al concorso d'arte contemporanea “ArtExpò, a Pontecorvo. Nello stesso anno, a Torino, sono stata Finalista al concorso “Human Rights”, nella giuria c’era anche Patrizia Sandretto Re Rebaudengo.
Il mio passaggio nel mondo del cinema è iniziato a partire dal 2011, anche se preferirei parlare più di una trasformazione in generale della mia attività artistica proseguita su diversi binari, che ogni tanto si incontrano di nuovo.
Molti registi, da sempre, mi sono rimasti nel cuore, come Federico Fellini. Le sue fantasie oniriche, la sua sublime ricerca estetica, mi lasciano ogni volta senza fiato. Un film come 8 e ½ è un capolavoro assoluto, carico di significati sempre diversi per lo spettatore.
Di Hitchcock adoro la capacità di sintesi, il suo stile inconfondibile, la grande sensibilità che dimostra il suo sguardo sulla vita.
Un altro regista che ho studiato e che adoro per le sue opere cariche di mistero è David Lynch. Per lui in pittura esistono elementi che valgono per ogni aspetto della vita. Ci sono cose che non possono essere espresse con le parole. È questa la natura della pittura ed è in gran parte anche quella del fare cinema. Ci sono le parole e ci sono le storie, ma ciò che puoi dire con un film non lo puoi esprimere a parole. È proprio qui che sta il bello del linguaggio cinematografico: e ha a che fare col tempo, col concetto di giustapposizione e con tutte le regole della pittura. La pittura è un’arte che si trascina dietro tutte le altre. Sono perfettamente d’accordo.
Molto rilevante per la mia visione sul cinema è stato anche Kubrick, la cui unicità sta nell’essere stato in grado di mettere insieme cultura alta e bassa, il pubblico e la critica, con una resa estetica eccezionale.
Per capire quante siano le possibilità del montaggio, che ho imparato a comprendere da autodidatta, mi viene in mente il film “Memento”, di Nolan, in cui la storia è narrata al contrario: una scelta geniale, che porta implicitamente molteplici chiavi di lettura, oltre alle più evidenti vicende del protagonista: ognuno di noi è il creatore della sua realtà, la creazione di una verità è più importante per noi della mera conoscenza. Ciascun ricordo ci aiuta a definire un senso, mutevole e del tutto soggettivo, dell’esistenza.
Recentemente ho apprezzato anche le serie “Youg Pope” e “New Pope”, in cui Paolo Sorrentino utilizza ampiamente le tecniche cinematografiche più avanzate, con un ritmo di montaggio quasi musicale, immagini spettacolari. La sequenza che più amo è l’emblematica camminata del protagonista in una sorta di galleria d’arte privata. E trovo che scorrere tra le sequenze che compongono la serie sia proprio come passeggiare in una galleria d’arte.
La mia collaborazione nel cinema è iniziata grazie all’incontro con il mio compagno, Andrea Natale, con cui continuo tutt’ora a lavorare. Successivamente ho avuto occasione di esprimermi anche con altri registi e diverse produzioni cinematografiche.
Tutto è iniziato, come dicevo prima, nel 2011, con il mio primo set, per il corto d’accademia “Oltre”, “Premio città di Fiumicino Contro tutte le mafie” 2014. Affrontava il tema della cecità, mi occupavo principalmente dei Costumi. Negli anni seguenti, ho realizzato storyboard, sceneggiature, montaggi video ed effetti visivi.
Con il poster di “Boule de neige - Una nuova vita” ho avuto un riconoscimento ai Rome Web Awards 2015. L’opera che vi appare s’intitola “Il mestiere del padre”, ritrae l’incontro simbolico di un padre e del figlio, che si fondono con la natura, rappresentata da un ulivo inscritto in una bolla sferica, un pianeta a misura d’uomo.
Per il cortometraggio “In Itinere” c’è un riferimento fondamentale ad una delle più famose tecniche del “precinema”: il cineografo, inserito nell’opera da me realizzata, al centro della narrazione.
“Rifleπiamo” (2013) trae ispirazione da più di un capitolo del libro “Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes. “Rifleπiamo” è un gioco di parole tra più vocaboli, che si concretizza pittoricamente con lo sdoppiamento/unione multiplo/a di sagome e ombre di amanti in cui l’assenza e la presenza sembrano paradossalmente coesistere. Il pi greco inserito nel titolo (al posto della doppia T) sottolinea il carattere irrazionale, costante nella matematica come nell’amore sui generis.
Il cortometraggio e il dipinto sono stati ideati per la mostra collettiva “Frammenti di un discorso amoroso” a cura di Maddalena Rinaldi, che si è svolta nel 2013 a Roma presso il Centro di Documentazione della Ricerca Artistica Contemporanea Luigi di Sarro, con il patrocinio del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università La Sapienza.
Nel 2019 per il documentario “Australian Dreams” ho curato il montaggio video e il poster, rielaborando e assemblando alcuni frame. Un’opera particolare, nella quale ho dovuto combinare diversi formati filmici, facendo un salto indietro nel tempo, visto che ho assistito anche all’interessante fase di restauro delle pellicole 8 e super8.


A chi è più grata per la sua passione artistica?
I miei genitori hanno da sempre assecondato la mia passione. Da piccola portavo sempre con me un piccolo quaderno, sul quale mi divertivo a disegnare spesso. Mi hanno sempre incoraggiata e sostenuta nei momenti difficili.

Quali sono i personaggi dai quali si sente maggiormente influenzata o da cui trae ispirazione?
Ci sono e ci sono stati tanti Maestri e tante Maestre nella mia vita. Nella mia infanzia, ammiravo Ruggero Soru, cugino di mia madre, che disegnava, anche davanti a me, fumetti con un talento incredibile. È sua “La storia della Sardegna a fumetti”. Ricordo i negativi antichi della bisnonna fotografa, le fotografie custodite come tesori inestimabili.
Iniziando ad andare a scuola, passarono alcuni anni. Un giorno, studiando Leonardo Da Vinci dopo aver visto una mostra su di lui, rimasi affascinata dalla sua genialità e dalla sua poliedricità. Mi colpì sicuramente il concetto che la pittura è una scienza, perciò decisi che in futuro avrei potuto intraprendere un percorso artistico, di studio e ricerca poetica ed espressiva.
In Accademia di Belle Arti, grazie alle sperimentazioni di diverse tecniche d’Incisione, ho iniziato ad elaborare un personale linguaggio pittorico, che è frutto di una contaminazione costante tra grafica e pittura, con medium soprattutto a base acquosa, e supporti misti, come carte di diverso tipo, come quelle di riso, applicate su cartone.
In quegli anni scoprii William Kentridge, maestro d’incisione. Mi colpì da subito per la tecnica con cui realizza i suoi disegni animati. Esegue pazientemente tanti disegni, utilizza soprattutto la fusaggine, un particolare tipo di carboncino facilmente cancellabile. Modifica questi disegni con l’aggiunta di tratti, sovrapposti, per rendere l’effetto di uno scenario in via di cambiamento, che poi verrà messo in movimento dal montaggio video. Nelle sue prime animazioni, lavora di pari passo in campo manuale e tecnologico, agendo sull’immagine in un continuo togliere e aggiungere del tratto del disegno, senza tuttavia stravolgere l’immagine originaria. Nel 2016, in occasione del Natale di Roma, è stato inaugurato un grande fregio da lui realizzato “Triumphs and Laments”, situato ancora oggi in Piazza Tevere. È stato realizzato volutamente con una tecnica fragile ed effimera, con la rimozione selettiva, con idropulitura, della scura patina biologica accumulatasi sui muraglioni di travertino nel corso degli anni. Tale pellicola andrà lentamente a riformarsi, nel corso del tempo, cancellando l’opera. Scegliendo di lavorare con elementi naturali che non possono essere governati dall’uomo, il suo progetto risulta una metafora sul ciclo della vita, sul tempo e ci ricorda che siamo viaggiatori, di passaggio su questo pianeta.
Mi ha influenzato anche l’arte delle incisioni giapponesi, ed in particolare Hiroshige, straordinario artista capace di contemplare ed esprimere la natura nel suo lato più armonico, dotato di una intensa capacità di ascolto religioso, che accomuna i sentimenti dell'uomo al respiro del cosmo, avvicinando l'infinitamente piccolo allo sconfinatamente grande.
Ho trovato un parallelismo nel concetto di Terzo Paradiso del Maestro Michelangelo Pistoletto. Si tratta di un’ideale, la fusione fra il primo e il secondo paradiso (terrestri): il primo è quello in cui gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura; il secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana. Questo paradiso è fatto di bisogni, di prodotti, di comodità artificiali e di ogni altro genere di artificio. Questo nuovo mondo artificiale, con progressione esponenziale, genera, insieme agli effetti benefici, processi irreversibili di degrado e consunzione del mondo naturale. Il Terzo Paradiso è la terza fase dell’umanità, che si realizza nella connessione equilibrata tra l’artificio e la natura.
Sono molto legata al concetto di “giardino”. Il termine paradiso deriva dall’antica lingua persiana e significa appunto “giardino protetto”. Noi siamo come dei giardinieri, che devono proteggere questo pianeta e curare la società umana che lo abita. Iniziando dall’arte, un potentissimo mezzo per ri-educare e curare i mali della vita contemporanea.
Durante un periodo di studio e ricerca post-laurea in cui ho conseguito il diploma di Curatore d’Arte Contemporanea presso il Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea dell’Università La Sapienza, ho scoperto l’arte relazionale. Per il critico d'arte contemporaneo Nicolas Bourriaud le opere d'arte sono mutevoli proprio come è mutevole lo spazio della mente aperto dal mondo del web che non è più indipendente e privato, ma è inserito in un contesto sociale e relazionale. Le opere d’arte relazionale sono così chiamate proprio perché sono diversi modelli di azione contestualizzati ed inseriti in una realtà esistente. Nell'arte relazionale, colui che osserva un'opera fa parte di una comunità, l’opera stessa crea un punto di incontro fra il pubblico e un oggetto producendo occasioni di scambio tra persone.
Qualcosa di simile si sta creando grazie alle ultime opere dello Street Artist Banksy, anche regista, che è l’icona più enigmatica dei nostri tempi. Banksy iniziò a essere conosciuto perché introduceva illegalmente le sue opere nei musei. Oggi crea opere con le modalità più disparate che possano esistere, sempre per provocare un’occasione di riflessione, che spesso scaturisce da soggetti apparentemente ironici. Ammiro questa sua caratteristica, essere pensante senza essere pesante. La sua è un’arte per tutti.
Utopia e realtà, in Arte tutto è possibile, si contempla un mistero e ci si interroga sul senso della vita, cercando di migliorare il nostro modo di stare al mondo.
Successivamente ho sperimentato un mio personale modo di creare un tipo di arte pittorica interattiva, che alterno ad uno stile più classico. In sintesi, la mia è una Pittura-gioco: riconsegnare l’arte a tutti, questa può essere una terapia ai mali del presente, per ripristinare l’equilibrio uomo-natura.

Alba Kia (Chiara Ferrara) | GAi - Giovani Artisti italiani
C’è qualcosa che ha sognato di fare e non ha fatto?
Sogno di viaggiare ancora, per scoprire nuovi angoli di mondo, ammirare paradisi umani e paradisi artificiali, opere d’arte e luoghi carichi di energie positive.

 C’è spazio in Italia per giovani artisti talentuosi?
L’Italia è stata per molti secoli la culla dell’arte. Un Paese grande in tutto il mondo per la sua immensa cultura. Persone provenienti da ogni angolo del mondo vi si recavano, affrontando viaggi lunghi e pericolosi, per respirare un po’ di civiltà e di bellezza.
Oggi la società si è trasformata, essere italiani è sempre un orgoglio, ma per trovare uno spazio occorre impegnarsi molto e non arrendersi, non è facile trovarlo ma è possibile.
Alba Kia (Chiara Ferrara) | GAi - Giovani Artisti italiani
Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Non si scherza quando un altro è in difficoltà, non si deve deridere una persona per come “appare”. L’ironia è fondamentale, ma sempre nel rispetto di tutti.

Il lavoro al tempo del “coronavirus”, come stanno rispondendo gli artisti a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito l’Italia e il mondo intero....
Già da una decina d’anni, a partire dalla realizzazione della mia opera “Ora che la miniera siamo noi”, continuo ad indagare e approfondire artisticamente una tematica, che oggi più che mai è diventata di importanza fondamentale.
Noi rappresentiamo una miniera di energia interiore, la nostra creatività è parte di questa produzione presente, passata e futura. Il cammino dell'umanità, la nostra evoluzione si sdoppia, si proietta e si muove sui fili del nostro percorso 'corrente', proprio come l'energia. L'equilibrio tra uomo e natura converge nell'uso dell'intelligenza, nostra forza e potere, per continuare anche in futuro a vedere, immaginando e poi realizzando un futuro sagomato dall'intuizione.
Ogni momento di crisi deve essere sfruttato come una grandiosa opportunità di cambiamento, anche se al momento sembra difficile da immaginare, visto che siamo ancora nel pieno della pandemia. Siamo distanti ma possiamo vederci dal vivo, qualcuno spero abbia imparato a non dare niente per scontato e a quanto sia bello anche semplicemente guardare il cielo in una giornata di sole.
Ora che l’energia scaturisce dal confronto e dall’unione di più individui, gruppi, sistemi umani attivi, che lavorano in connessione costante, la comunicazione è immediata. È il pregio di questa rete sociale, se basata su relazioni reali. Credo che sia importante condividere con le nuove generazioni la necessità di sviluppare le nostre capacità empatiche.
A proposito della mia opera “atLANte”, nel 2018 avevo scritto che come una porta verso un altrove, una sfera parallela alla nostra è aperta su un possibile futuro, in cui prevarranno la comprensione e l’accettazione, il rispetto e l’ascolto, affinché la diversità possa essere la vera forza ed energia, salvezza, in questo porto verso l’ignoto, da esplorare. Una relazione con l’altro basata sulla collaborazione, sarà il vero punto di forza del domani.
Alba Kia (Chiara Ferrara) | GAi - Giovani Artisti italiani

Il rapporto con la sua città natale.
Il legame con Iglesias, la mia città natale, è molto forte, come è possibile vedere nel documentario “Alba Kia Art Story”, disponibile in streaming sul mio blog albakiaart.blogspot.it. Da questo video traspare anche la mia visione quasi Zen, la dimensione del viaggio come input per ogni creazione artistica, un viaggio anche metaforico e spirituale.
Nel sud ovest della Sardegna, nel cuore della regione storica del Sulcis Iglesiente da cui prende il nome, c’è Iglesias, Villa di Chiesa, la mia città, fu Città regia. Medioevo, mare, miniere, montagna. Un passato glorioso, un territorio ricco di meraviglie. Dal punto di vista geologico, gran parte del territorio risale al Cambriano, sono le più antiche rocce presenti in Italia.
Luoghi misteriosi, affascinanti, in cui risuona l’eco della civiltà nuragica, un passato che da sempre invade i miei sogni e mi provoca una nostalgia costante, anche se ormai ho capito che la porto dentro di me.
Alba Kia (Chiara Ferrara) - Insegnante - Scuola secondaria di I Grado |  LinkedIn

Grande successo al premio Festival CortoCulturalClassic 2020 diretto da Massimo Andrei per il corto “Venere è un ragazzo” di Giuseppe Sciarra dove Lei ha vinto nella categoria come miglior costume. Cosa ha provato quando ha sentito che era lei la vincitrice e come si è preparata a questo progetto creativo.
È stata una grande emozione, inaspettata, un onore, soprattutto dopo aver sentito le parole sul cinema del Maestro Fellini e la motivazione della giuria. L’arte si fa per chi ne fruisce, avere occasione di farsi comprendere e apprezzare è un traguardo molto importante.
In generale è stata una bellissima serata, carica di speranza e con uno spirito di condivisione molto bello, un’iniezione di felicità in questo periodo così strano per noi tutti.
“Venere è un ragazzo” è un’opera video che è stata prodotta con tanta passione, da parte di tutto il cast tecnico e artistico, immaginata e predisposta con la massima attenzione ad ogni particolare. Ho curato diversi aspetti artistici di questo film corto. Oltre ai costumi, insieme all’attrice Maria Tona e al make up artist Luca Barile, e alle scenografie, ho avuto l’idea di utilizzare una pittura luminescente, applicata personalmente sulla pelle delle comparse, durante le riprese della scena con il meraviglioso sottofondo musicale “Two men in love” del gruppo The Irrepressibles, una delle più apprezzate dal pubblico. Anche i colori sono stati studiati attentamente, insieme al direttore della fotografia e al regista. Il poster è nato quasi per caso, giocando con un’immagine della fotografa Antonella De Angelis, che ritrae i profili dei due attori protagonisti Tiziano Mariani e Davide Crispino, molto contrastata; ruotandola e rispecchiandola, senza modificare nient’altro, si è materializzata una Stella, un segno di Venere, magico e suggestivo.
Alba Kia (Chiara Ferrara) | GAi - Giovani Artisti italiani
I suoi prossimi impegni?
Sto preparando il documentario “Un ponte tra Roma e il Giappone” insieme ad Andrea Natale e curerò presto il montaggio di “Ikos”, nuovo documentario di Giuseppe Sciarra girato nel mese di luglio 2020. C’è poi un progetto espositivo con opere d’arte e video insieme, che spero di poter realizzare al più presto.




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