Davide Crispino: "Per me portare in scena un buon personaggio significa saper bussare alla porta della sua intimita’ " settembre 30, 2020 \\

 Davide ci racconti di Lei, chi è  Davide Crispino come persona?
Davide Crispino è all’apparenza una persona molto forte e estremamente sicura di sé. Chi mi conosce bene sa che in realtà all’interno di questa figura fisica imponente si cela un ragazzo estremamente sensibile e leale. Sicuramente la morte del mio fratellino Domenico in tenera età ha cambiato la percezione della mia vita; per esempio, mentre da un lato ho sviluppato dei sensi sottili che mi permettono di essere in contatto con lui o di percepire qualche suo segnale, dall’altra parte mi sono accorto che vivo alcuni episodi che la vita mi regala con il freno a mano e non come vorrei; tutto questo perché il mio inconscio mi riporta sempre a rivivere quel momento di dolore e di conseguenza a frenarmi nel lasciarmi andare. Ma come si dice una volta individuato il “problema” si e’ già a metà dell’opera. Mi auguro di essere sulla buona strada per essere sempre la parte migliore di me.

Come  nasce il suo amore per la recitazione
Ero su un set cinematografico in cui dovevo interpretare come figurazione speciale il ruolo di un nuotatore. In quella situazione una strana energia si impossessò di me. Quando ritornai a casa sentivo che stare su quel set mi aveva lasciato qualcosa di forte che non riuscivo a dominare. Avrei avuto sicuramente dei rimpianti se non avessi approfondito la cosa. Avevo capito che potevo provare a donare delle emozioni con la recitazione e questa sensazione mi faceva sentire utile a me stesso e agli altri.


A chi è più grato per la sua passione artistica?
In primis la mia gratitudine va a mia mamma Anna e a mio papa’ Michelangelo che col loro affetto mi hanno sempre appoggiato in tutto. Inoltre un ringraziamento speciale va anche alla mia coach di recitazione Francesca Viscardi Leonetti, allieva di Susam Batson, la quale è riuscita a farmi toccare magnificamente le corde giuste che servono a dare anima e verità a un personaggio. Infine non posso che esser grato a me stesso. Nessuno mi ha mai detto, ma neanche per scherzo: “Provaci ce la farai”! Me lo sono detto sempre da solo.

Quali sono i personaggi dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Peccherò di presunzione, ma sento di poter entrare in qualsiasi tipo di personaggio. Mi sento molto malleabile in scena e so di avere il fuoco sacro per poter essere chiunque davanti la macchina da presa.  Potrebbe sembrare un paradosso, ma non ho una grossa cultura cinematografica come alcuni attori che sanno vita morte e miracoli di cinema. Se devo dire quali sono le interpretazioni che mi sono servite da ispirazione per affrontare dei ruoli citerei quella di Edward Norton in Schegge di paura,  Matt Damon in Genio Ribelle e Leonardo di Caprio in The Revenant eThe Departed. Amo le interpretazioni un po’ estreme. In me scorre il sangue di un’agonista che adora guardarsi dentro per affrontare l'ennesima sfida e superarsi sempre.
 
Lei è  uno sportivo come riesce a coniugare le attività agonistiche con il mondo artistico?
Questa della recitazione e’ una grande passione, ma non e’ il mio lavoro principale, direi per fortuna per certi versi perché lo stress a cui vengono sottoposti gli attori oggi è difficile da sostenere. Sei sempre alla ricerca costante di nuovi film e di nuovi progetti da accaparrarti prima degli altri e non hai una sicurezza economica, inoltre in Italia in ambito artistico spesso non vieni ripagato dei tuoi sacrifici, ci sono troppi raccomandati, poca meritocrazia e i giovani sono sottostimati. La situazione è drammatica. Un piano b nel mondo della recitazione più che altrove è d'obbligo.


Cosa vuol dire per Lei portare in scena un buon personaggio?
Per me portare in scena un buon personaggio significa saper bussare alla porta della sua intimità in punta di piedi, coglierne ogni minima sfumatura per dare vita al suo modo di respirare, muoversi, porsi. E saper leggere la sua anima, farla diventare mia davanti l'obiettivo della macchina da presa. Questa cosa se fatta nel giusto modo mi permetterà non solo di fare una buona performance sul grande schermo ma di crescere ulteriormente come persona nella mia vita personale. D'altronde ogni personaggio  dona a noi attori la cosa più preziosa: una nuova verità sulla natura umana.

C’è qualcosa che hai sognato di fare e non ha fatto?
Tempo addietro mi ero ripromesso di provare a non vivere di rimpianti fossilizzandomi sul come sarebbero state le cose se avessi agito in una data maniera. Ciò mi ha fatto capire che per vivere meglio il mio futuro devo cercare di assaporare ogni momento del mio presente appieno. Non sempre è semplice. A volte ho delle difficoltà a vivermi determinate situazioni che la vita mi pone davanti, ma sono un essere umano e devo imparare si a migliorarmi ma anche ad accettare i miei limiti. Per l'immediato futuro vorrei rendermi indipendente e avere un impianto sportivo tutto mio dove la cura di ogni minima cosa all'interno della mia struttura faccia la differenza perché sono un perfezionista. Sarebbe il coronamento del mio percorso da atleta e del lavoro che in tutti questi anni pratico con costanza e sacrificio. Come attore, invece mi piacerebbe partecipare con un ruolo importante alla quarta stagione  di “Gomorra”. Sogno questa serie da tanto tempo perché  tutto quello che viene raccontano l’ho vissuto sulla mia pelle in fase adolescenziale.           
 
C’è spazio in Italia per giovani artisti talentuosi ?
Le mie esperienze personali mi hanno portato amaramente a prendere consapevolezza che molte persone che hanno  potere nel mondo dello spettacolo valutano dell'attore altri aspetti che spesso nulla hanno a che vedere col suo talento.  Ciò è molto scoraggiante per chi vuole fare seriamente questo mestiere e ha la vocazione della recitazione. Mi auguro in un cambiamento radicale del sistema. Ci vorrebbe una rivoluzione fatta dagli attori contro un mondo che a volte li stritola e non li rispetta abbastanza come esseri umani.  
 
Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Una frase che spesso mi ripeto e’ questa: “ Mai prendersi troppo sul serio”. Ci sono però linee sottili che a mio parere non bisognerebbe mai valicare come ad esempio la mancanza di rispetto e delicatezza nei confronti di ogni essere vivente.  “Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla, sii gentile, sempre”. Questo è il mio motto.
icon - Davide CrispinoVenere è un ragazzo", il corto con l'attore e nuotatore Davide Crispino -  Arco

Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo gli artisti  a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito l’Italia e il mondo intero....
Questo periodo invaso dallo tsunami covid-19 non e’ stato sicuramente facile. Sono dell’idea che il nostro governo non ci stia dicendo tutta la verità a riguardo ma continuo a essere fiero di essere Italiano. Gli artisti stanno rispondendo con tanto amore a questa emergenza e questo mi fa sentire fiero di essere un attore perché ho l'ennesima conferma di quanto in situazioni  drammatiche come questa siamo preziosi per dare voce alle incertezze e le paure della gente.


Il rapporto con la sua città Natale.
Qui potrei scrivere per ore. “Vir Napul e po’ muor”! Una frase breve che e’ di una profondità poetica da far venire i brividi. A 18 anni sono andato via da Napoli per coronare il mio sogno di nuotatore di alto livello al circolo canottieri aniene a Roma. Sono ormai qui da 12 anni e amo questa città follemente ma Napoli è sempre nel mio cuore, nelle mie viscere, nel mio intestino. E’ veramente una città incredibile e unica. Mi auguro e mi riprometto di recuperare il “tempo perso”  e di ritornarci a vivere più in là.  


Grande successo al premio Festival CortoCulturalClassic 2020 diretto da Massimo Andrei per il corto Venere è un ragazzo di Giuseppe Sciarra dove Lei ha vinto nella categoria come miglior attore non protagonista …cosa ha provato quando ha sentito che era lei il vincitore e come si è preparato a questo ruolo.
Giuseppe Sciarra e Tiziano Mariani un giorno mi dissero: “ Davide, abbiamo un ruolo per te! Sarai fondamentale in questo progetto. Dovrai affidare la tua recitazione soprattutto alla mimica facciale e esprimere ogni tuo sentimento senza l'aiuto delle parole. Il personaggio che interpreterai sarà un ragazzo gay che non accetta appieno la sua omosessualità”. Trovai da subito la proposta molto interessante, anche se ebbi come prima impressione che fossero ancora in una fase embrionale del progetto e non sapessero bene che direzione prendere, invece nei successivi incontri mi resi subito conto che avevano le idee ben chiare e che il cortometraggio fosse molto ambizioso. Questo mi ha dato molta fiducia in loro e così mi sono buttato a capofitto in “ Venere è un ragazzo”. Sul set notai sin da subito che Giuseppe e Andrea - il produttore - volevano da tutta la troupe estrema serietà e impegno, le persone coinvolte dovevano avere una motivazione di base estremamente alta nell'abbracciare il progetto, amarlo come se fosse un proprio figlio. Abbiamo avuto anche molti problemi in corso d’opera ma a ogni ostacolo si presentavano magicamente sempre soluzioni diverse per raccontare la storia in un modo nuovo. Nel set c'era un'energia particolare, superiore che sembrava agire sempre in nostro favore. Riguardo la sequenza accusata di blasfemia, inizialmente non capivo bene il senso d'indossare un crocifisso al collo durante la scena della masturbazione. Essendo di forte fede cristiana dissi a Giuseppe Sciarra che mi sembrava un po' azzardato fare una cosa del genere. Fu molto difficile girare quella scena perché dovevo mettere completamente da parte le mie convinzioni e i miei dubbi sulla questione. Alla fine, però in seguito a ulteriori confronti durante le riprese con Giuseppe Sciarra ho capito che l'intento del suo messaggio era parlare di desiderio con un approccio spirituale. L'amore puro, il desiderio carnale e una forte fede non sono in realtà distanti tra loro. Sono una promessa di fede a se stessi quindi a dio e a Gesù che è amore. Un altro ostacolo fu la preparazione all'aspetto dell'omosessualità, il personaggio non e’ stata facile perché non avendo mai baciato un uomo, mi spaventava l’idea di poter non funzionare. Il lavoro fatto e’ stato eseguito con molto tatto, fondamentale per me e’  stato l'aiuto del regista Giuseppe Sciarra, del collega Tiziano Mariani e di Andrea Natale. Alla fine a ogni difficoltà ci venivamo tutti incontro per darci una mano in funzione della nostra creatura.


I suoi prossimi impegni?
Con il Team di “Venere e’ un Ragazzo” ho instaurato un rapporto molto bello in cui amicizia e lavoro hanno fatto in modo che si creasse una bella squadra. Dovrei avere in progetto - covid-19 permettendo - un paio di serie che mi vedono come protagonista. Di una ne ho già letto la sceneggiatura, abbiamo fatto qualche prova ed ho conosciuto gli altri attori, si chiama “Magia” ed è di Giuseppe Sciarra. Un altro progetto, invece, sarà una collaborazione con il produttore e regista di Cinetika, Andrea Natale. Non vedo l'ora di girare con loro e di sentire la parola azione!






                     
















  





 


   


 
 
  



   


 


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