“Scendevamo giù per la collina” di Gabriella Valera Gruber, cronaca di una presentazione fuori dai canoni. ottobre 16, 2020 \\

“Scendevamo giù per la collina”

di Gabriella Valera Gruber,

cronaca di una presentazione fuori dai canoni.



Se la poesia di Gabriella Valera tocca diverse tematiche, è perché tanti sono stati gli imput ricevuti dagli incontri che hanno caratterizzato la sua attività. Ogni argomento è frutto di esperienza, di realtà vissute o semplicemente osservate, sempre con occhio acuto e benevolo, e con l’intento di dare spazio alla parola altra, senza mai imporre la propria.

Abbiamo già avuto modo di conoscere, nell’intervista da lei rilasciata e QUI riproposta, Gabriella Valera Gruber come persona socialmente e culturalmente impegnata. Ma cosa sappiamo di lei in quanto poeta?

In realtà, Gabriella è nel suo ambiente un’autrice nota ed apprezzata, tanto che, a dover parlare di lei, verrebbe soggezione a chiunque.

Eppure, nonostante l’indiscusso valore e le numerose manifestazioni di stima, Gabriella rimane una persona umile, sempre alla ricerca del confronto.


Cosa non è stato già detto circa la sua poesia?, in tanti ne hanno parlato approfonditamente, analizzandone tutti gli aspetti in maniera aderente al suo sentire. Così è anche per la sua ultima pubblicazione “Scendevamo giù per la collina” Battello stampatore, una raccolta di oltre 100 testi, che scopriamo valorizzata da prefazione e postfazione, entrambe molto curate ad opera di Claudia Azzola ed Enzo Santese. Ulteriore arricchimento è stato poi apportato da Ottavio Gruber, marito dell’autrice, con le sue incisioni.




Certo, nessuno si sarebbe mai aspettato di dover attraversare un periodo così buio quanto quello attualmente vissuto, segnato dalle morti per covid e dall’isolamento forzato. Una circostanza che ha visto annullare tanti impegni, inclusi quegl’incontri che la nostra autrice aveva in programma per presentare al pubblico la sua raccolta.

Ma una personalità come la sua, tenace ed instancabile, non poteva certo farsi sopraffare dalla contingenza, o non approfittare delle risorse in rete per promuovere altre iniziative culturali e per portare in qualche modo a termine quelle già in corso.

Anche gli incontri di poesia del mercoledì sono proseguiti regolarmente grazie all’uso di una piattaforma on-line. Ed è stato in uno di questi ultimi incontri che Gabriella Valera ha espresso il desiderio di voler riprendere le presentazioni della sua raccolta, alternandola contemporaneamente con quella di altro autore del gruppo.


Cosa non semplice, a dire il vero, per chi come me attende il mercoledì per declamare i propri versi e ricevere un giudizio qualificato, se non un consiglio utile a migliorare il proprio stile. Ma le occasioni vanno colte, e noi, fruitori degli incontri di poesia del mercoledì, lo abbiamo fatto. Ciascuno a suo modo: leggendo e motivando, a sorpresa, le poesie di questa ricca raccolta.
Ne è venuta fuori una singolare presentazione, sincera e partecipata. Cosa che l’autrice ha avuto la bontà di gradire, in modo palese.


Ed ora, per la promessa fattale di riportare per iscritto le brevi note che hanno accompagnato la lettura dei suoi versi, prendo l’iniziativa di cominciare con la mia. Con la speranza che altri vogliano poi aggiungere anche la loro.


Uno degli aspetti che di frequente emerge dai testi poetici di Gabriella Valera Gruber, è la sua capacità di rappresentare la sofferenza umana, compresa quella meno visibile, pur restando al di sopra del personale. Il dolore, spesso evidenziato dal verso asciutto e privo di sfumature artificiose, resta comunque morbido, aperto alla speranza, nel suo rappresentare la condizione di fragilità dell’uomo rispetto alle forze della natura.

Il suo è un volo paragonabile a quello del gabbiano, creatura spesso presente nei suoi versi, capace di vivere cielo, terra e mare, un campo visivo più ampio sul quale restare, senza mai poggiare sul terreno della retorica: Ali ampie di gabbiano / in alto / superbe e candide /nel grigio delle nuvole / respiro ampio mi solleva.

Ma da così profondo dolore, l’autrice sorprende col suo improvviso riemergere come essere umano bisognoso d’amore. Ed è nel suo amore per l’altro che ella trova in fine consolazione, dando così vita ad un coinvolgente equilibrio dei versi che hanno funzione conciliante, capaci di acquietare l’essere umano in preda alle proprie contraddizioni: / oggi nel cielo alto dell’estate / fra rami frondosi, / la voce degli uccelli / ha una forza che non perdona / l’anima rincantucciata / fra i problemi di sempre. // Non ho ancora risolto l’enigma. // Ma c’è un amore che mi attende / ed io per lui / ogni giorno / ritorno da lontano. / Stasera, quando ci daremo la mano, / avrò negli occhi un canto.


È facile cogliere come l’amore diventi artefice di rientri da quel luogo lontano, dove la sensibilità del poeta vive immersa nella dolorosa visione della realtà.

L’amore, sentimento nutrito e ricambiato, ha radici nel profondo rispetto per l’altro, e per sé. Un bene, questo, che l’autrice apprezza come inestimabile ricchezza. Tant’è che nell’indossare i panni di chi ne è privo, da lei definiti i rifiutati della terra, esclama a chiusura di una breve e profonda poesia: / chiedo perdono / di esistere così come sono / senza un amore.

L’amore, anche, come chiave di lettura per approfondire il pensiero della nostra autrice.
Assunta Spedicato.


Ho aperto a caso il libro di Gabriella Valera, perché trovo complicato dover scegliere cosa leggere tra tanta bella poesia. I suoi sono versi veri, dai quali trasuda gioia e dolore, amore e abbandono. Ho sentito mie molte delle sue composizioni, al punto d'avere l'impressione che fossero "petali della mia vita". Quasi le avessimo scritte insieme, io e lei. Strana sensazione la mia, ma leggere i suoi versi è stato per me come assaporare, cogliere un frutto maturo, dolce come miele in quel passo a due… quasi avessero le ali ai piedi per "scivolare" leggeri tra le righe di un foglio bianco, giù per la sconnessa via di quella collina che fa da cornice ad un sentimento puro, vero, leale.
La collina dell'amore è e sarà sempre in fiore. Il sale della vita mi si scioglie tra le ciglia, e vederli felici riempie di gioia anche me. Il loro amore è vita, un bene che si respira stando loro accanto, una gioia infinita, un'emozione, quasi quanto leggere all'imbrunire... SCENDEVAMO GIÙ PER LA COLLINA, insieme.
Oriana Sandrin D'Ascenzi.


Più leggo il libro di Gabriella Valera e più dalle sue pagine sento affiorare una forza, una bellezza, una dolce determinazione e ed una strenua adesione alla pienezza del vivere che rivelano la sua preziosa testimonianza in cui la luce s’intreccia all’ombra, il silenzio alla parola, la memoria all’oblio. E’ lei l’artefice di questa complessa e delicata tessitura che è la vita stessa. Il suo canto si snoda consapevole e lieto tra ascese e declivi, attraversando soglie, oltrepassando confini, accogliendo il mistero dell’indicibile. Eppure, nonostante la pacata e serena consapevolezza di cui è permeata la sua parola poetica, Gabriella Valera riesce ugualmente a descrivere il dolore e la sofferenza, spezie immancabili al banchetto della vita. 

Nella sua testimonianza si sente tutto l’impegno del suo prodigarsi incessante sui fronti dell’arte, della cultura e della solidarietà umana. 

Il suo costante offrire spazi d’incontro e di dialogo, sguardi che colgono sempre da diverse angolature la complessità dell’essere, fluisce come una musica che accompagna il volgersi del tempo. La sua profonda cultura, prodotto di ricche ed intense frequentazioni letterarie, le permette l’eleganza della semplicità ed il suo stile inconfondibile è fatto di sottrazioni e condensazioni. Il pathos è trattenuto e proprio per questo più intenso ed alimenta la grazia del non detto, quella che ci fa intuire la profondità della sua anima generosa. 

Prezioso compagno di questo suo viaggio, è l’artista e poeta Ottavio Gruber, le cui opere scandiscono le pagine del libro con dettagli, paesaggi urbani e campestri, creando splendide ed intense interazioni. 

“L’arrivo e le partenze / mistero del viaggio / che si appoggia fra rotaie celesti / nello spazio diradato / di luci e nebbie / ombre che si muovono / respiri che si incontrano” (pag. 209)

Su queste rotaie metafisiche sono racchiusi il mistero e la meraviglia del suo percorso poetico, fatto d’incontri, di scambi, e di un coraggioso procedere con levità ed intento inflessibile.
Lucia Guidorizzi.


La poesia di Gabriella fa vibrare sogni ariosi, si concedono raccontandomi della sua profumata ricchezza che generosamente regala. La mia vita poetica si è impreziosita e l'averla conosciuta è stato un magico viatico che custodisco con gioia, assieme alla sua benevola e serena immagine. 
Maria Luisa Grandi




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