Anna Ferruzzo , premio CortoCulturalClassic 2020 come miglior attrice, si racconta:"Non nascondo che il nostro sia un lavoro bellissimo ma difficile, competitivo, nel quale il talento e il merito spesso sono solo componenti necessarie ma non sufficienti.. novembre 26, 2020 \\

Ci racconti di Lei, chi è Anna Ferruzzo come persona?
Sono una donna semplice, amo molto il mio lavoro e  dedico molto tempo alla famiglia. E’ un tempo prezioso questo che mi rigenera e mi rasserena. Non amo la vita mondana e mi piace trascorrere i momenti di svago in mezzo alla natura, con mio marito e i due splendidi meticci che ormai molti anni fa abbiamo adottato in un canile. Amo leggere e ascoltare musica. Cantare è la mia passione segreta.
L'attrice Anna Ferruzzo: 212538 - Movieplayer.it

Descriva il suo giorno lavorativo perfetto
In questi difficili tempi di pandemia ogni giorno lavorativo è un giorno perfetto. Viviamo in una realtà  instabile, così sospesa, cosi mutevole che ogni giornata di lavoro, sul set di un film o di una fiction, è un giorno conquistato, strappato alla frustrante condizione che per rispettare le norme anticontagio, ci impone di restare a casa e  rinunciare al  lavoro. Ogni giorno di lavoro, anche il più difficile, anche il più duro, oggi per me è un giorno benedetto.



Come nasce la sua passione per il cinema?
Al cinema sono arrivata tardi, dopo una lunga gavetta teatrale che mi ha formato come attrice e come persona. Il cinema è stato un meraviglioso inciampo e, come ho avuto spesso modo di raccontare , devo il mio esordio a Edoardo Winspeare. Venne a teatro ad assistere ad un mio spettacolo e mi scelse, ormai nel lontano 2000 per un film che avrebbe girato di lì a qualche mese a Taranto, mia città di origine. Il film era “Il Miracolo”. Un anno dopo eravamo in concorso al Festival di Venezia. La mia passione per  il cinema è cominciata così, con un film bellissimo che mi ha permesso di entrare nel mondo del cinema dalla porta principale e sotto la guida di un registra straordinario che ho sempre apprezzato per le  qualità artistiche ma anche per il garbo e la classe che fanno di lui quasi un uomo d’altri tempi. Sono stata molto fortunata.




Come sta vivendo il mondo del cinema questo periodo di pandemia?
   
Tutto il settore dello spettacolo risente in maniera fortissima di questo difficile momento storico  ma fortunatamente sui set si sta continuando a girare grazie all’applicazione di un rigido protocollo. Controlli cadenzati e frequenti alla troupe e al cast ci hanno permesso di continuare a lavorare in sicurezza. Inutile nascondere però che viviamo in una situazione piuttosto ansiogena che non permette certo di programmare il futuro a medio termine. Più complicata e preoccupante è la situazione nei teatri, chiusi ormai da marzo. Si è tentata una ripartenza ma alla fine l’ennesima chiusura ha decretato la sentenza per un settore ormai in ginocchio. Come attrice ma soprattutto come spettatrice mi auguro che si possa ripartire presto. Abbiamo bisogno di tornare a teatro, al cinema, abbiamo bisogno di tornare a sorridere e ad emozionarci insieme, abbiamo bisogno di esorcizzare le paure, le inquietudini, le ansie di questa vita meravigliosa e terribile e abbiamo bisogno di farlo insieme. Un paese senza cultura è un paese morto   



Quali sono gli artisti del passato dai quali si sente maggiormente influenzata o da cui trae ispirazione?
Fra le tante bravissime attrici del passato non ho mai avuto un vero punto di riferimento. Ho amato da sempre la ruvida verità delle interpretazioni della Magnani, ho adorato la magnifica leggerezza della Lollobrigida, mi ha sempre affascinato l’elegante intensità di  Virna Lisi o l’impareggiabile ironia di Monica Vitti e ad ognuno di questi immensi talenti ho cercato di rubare qualcosa. Ovviamente si può provare ammirazione per il talento di queste artiste ma, alla fine, si devono sempre fare i conti con la propria indole, con il proprio carattere, con la propria predisposizione naturale e con i propri limiti.  

Se potessi svegliarsi domani con una nuova dote, quale sceglierebbe?
 Se devo sognare allora sogno in grande: Vorrei avere il potere di riportare l’umanità indietro nel tempo, fermare la storia un attimo prima del momento in cui questo mondo ha cominciato una irreversibile marcia verso il declino morale, la rovina e l’ingiustizia sociale. Questo nostro è un mondo sbagliato, pieno di storture e bruttezze e tutti, chi più chi meno, abbiamo contribuito ad arrivare a questo punto cruciale, la pandemia  è solo l’ultima delle indesiderate e inevitabili conseguenze.

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 Lei ha vinto il premio CortoCulturalClassic quale miglior attrice protagonista, ci   racconti questa sua esperienza?
   Il premio Napoli Cultural Classic mi ha riempita di orgoglio e la serata della premiazione è stato un momento speciale, uno dei pochi, per la verità, che sia riuscita a concedermi in questa difficile estate 2020, una vera e propria boccata di ossigeno. Una serata intelligente e gradevole, impreziosita dagli  interventi di artisti importanti e dalla qualità altissima dei film selezionati.. Ho conosciuto persone splendide, rivisto amici che non vedevo da tempo e ho finalmente riassaporato la splendida atmosfera di una città che adoro e che mi ha sempre accolta e coccolata ogni volta che per lavoro ho avuto la fortuna di frequentarla e viverla. Una serata magica, ancora oggi a distanza di mesi ne conservo un ricordo bellissimo.  

Cambierebbe qualcosa nel mondo del cinema in cui si è formata?
Ovviamente, quando ci si racconta si può fare riferimento solo alla propria esperienza e a come la si è vissuta, per cui non cambierei nulla. Non nascondo che il nostro sia un lavoro bellissimo ma anche estremamente difficile, competitivo, nel quale il talento e il merito spesso sono solo componenti necessarie ma spesso non sufficienti. Per un’attrice dopo i quarantacinque tutto poi si complica ancora di più, i ruoli  interessanti sono sempre più rari e diventa difficilissimo conquistarli. Eppure con il tempo ho imparato ad apprezzare anche questo aspetto feroce del mio lavoro. Per me è stato così difficile fare della mia passione per la recitazione un vero lavoro che oggi, memore di tutti i sacrifici fatti, non dimentico mai che si tratta comunque di un vero privilegio. Chiunque ama il suo lavoro è fortunato ed io lo sono.
Che messaggio dà oggi il mondo del cinema?
Il mio più che altro è un augurio: spero che il cinema diventi un mezzo attraverso il quale la società civile ritrovi il coraggio e la forza di riconoscere i propri limiti, denunciarli e finalmente cambiare.

C’è spazio in Italia per giovani artisti talentuosi e se dovesse dare un consiglio appassionato a un aspirante attore, cosa gli direbbe?
In una civiltà sempre più impoverita a livello morale e culturale la possibilità per i nostri giovani di riconoscere il proprio talento e di coltivarlo si è ridotta drasticamente. Per me, per esempio, la scuola è stata fondamentale. Provengo da una famiglia semplice che non avrebbe certo mai avuto gli strumenti per assecondare la mia passione per il Teatro, ma  in qualche modo a questo ha sopperito la mia insegnante di italiano. Spesso in classe mi faceva leggere versi della divina Commedia, mi ripeteva che avevo una bella voce che avrei potuto fare teatro. Ma io a teatro non c’ero mai stata e allora la mia illuminata insegnante mi regalò una tessera teatrale. Il primo spettacolo al quale ho assistito è stato “Così è, se vi pare” sul palco la grande Anna Proclemer. La visione di quello spettacolo mi turbò profondamente. Quella fu una sera speciale per me. Tutto era magico, le luci, le parole, la musica. Quel giorno, seduta in piccionaia mi si accese dentro una luce e si fece strada in me un desiderio folle, inconfessabile, mi dissi: non so come, non so quando, ma io diventerò un’attrice. L’unico consiglio che mi sento di dare ai giovani che vogliano diventare attori è quello di imparare a riconoscere la propria luce, il proprio talento e di alimentare questa passione con lo studio, senza risparmiarsi e senza lasciarsi abbattere dai primi ostacoli. Gli ostacoli superati rendono impagabili, unici tutti i traguardi che riusciamo a raggiungere nella vita e nel lavoro.

Il rapporto con la sua città Natale .
La mia famiglia di origine vive a Taranto e il mio rapporto con la mia città è un rapporto tuttora vivo, costante. Taranto è una città che ha subito e subisce da decenni una industrializzazione selvaggia che ancora oggi antepone il  profitto alla salute dei cittadini. Per quello che posso, e per quel poco che conta la mia voce cerco di impegnarmi per  mantenere viva l’attenzione sui gravi problemi ambientali di una città bellissima e violata e cerco di sostenere il lavoro prezioso di tutte le coraggiose associazioni ambientalistiche che operano nel territorio tarantino per cercare di tutelarne i diritti. In questo particolare momento storico, quando sembra che la pandemia abbia cancellato tutte le altre emergenze, mi sembra un dovere inderogabile come cittadina italiana prima che da tarantina. Nonostante lo scempio operato dall’inquinamento, Taranto è una città meravigliosa, i suoi meravigliosi colori i suoi profumi li conservo gelosamente nel cuore.

Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Credo che l’ironia sia il sale della vita e personalmente diffido di chi non è capace di sorridere di se stesso. Nel mio piccolo faccio tutto seriamente senza, però,  prendermi mai troppo sul serio. Credo che scherzare anche sulle cose serie sia una specie di formula magica, un rito capace di esorcizzare anche  le paure più grandi. L’unico limite che ci si dovrebbe porre è il rispetto per gli altri e in questo dovrebbe venirci in soccorso la misura che è l’unico segno tangibile della nostra intelligenza.
Anna Ferruzzo Archivi - Prati
I suoi prossimi  progetti?
Per scaramanzia non parlo mai di ciò che farò, mi viene più facile raccontare dei progetti già conclusi. A breve dovrebbe andare in onda “Made in Italy “ una bellissima serie tv ispirata alla storia della moda italiana dagli anni settanta in poi. La regia è di Ago Panini e Luca Lucini. In tv sarò ancora in una puntata della serie diretta da Maurizio Zaccaro “ Giustizia per tutti” e sto ultimando le riprese di una puntata di “Un passo dal Cielo” diretta da Beniamino Catena. Al cinema ho girato accanto ad Antonello Fassari  nel film “Vado e vengo”, opera prima  di Fabrizio Cartocci e nell’opera seconda di Niccolò Castelli “Atlas. Per il resto mantengo un naturale riserbo e resto in attesa di varie ed eventuali.
Vi abbraccio forte
Massimo Wertmuller sposa la storica compagna Anna: tra gli ospiti Proietti  e Laganà

a cura di katiuscia Verlingieri

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Chi Siamo

Siamo una Associazione nata nel 2000, apartitica e interconfessionale, denominata “Napoli Cultural Classic” (Associazione Culturale volta alla diffusione dell’arte e della cultura, diretta alla promozione di artisti e di studiosi in fase di  affermazione nel campo del cinema, teatro, televisione, musica, danza, arte figurativa, moda, scrittura, scienze giuridiche e tecnologiche e di tutte le altre forme di scibile che i soci ordinari riterranno opportuno inserire.).

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