Federico Vigoriti: "Non mi basta più eseguire musica pensata da altri, ora debbo entrare all’interno dei meccanismi compositivi, e scrivere la musica che risponde più da vicino ai miei canoni estetici” febbraio 12, 2021 \\

 Federico ci racconti di Lei, chi è Federico Vigoriti come persona?
“Non ho mai riflettuto su questo aspetto, perché sono sempre stato troppo occupato nella mia vita lavorativa e familiare. Ora che me lo chiede mi viene in mente che sono in primo luogo Cristiano, Cattolico, Apostolico Romano. Ho pochi interessi, per me vitali, il primo dei quali è la Musica, ma sono molto appassionato di Storia medievale e contemporanea, ed inoltre di Astronomia e Astrofisica. Solo una decina di anni fa sono approdato allo studio dell’Armonia, del Contrappunto e della Composizione, anche se da giovane ho studiato il Violino fino ai 42 studi di Kreutzer. Poi ho dovuto fermarmi per ragioni lavorative e familiari. Tuttavia c’è anche un altro insospettabile aspetto di me. Fin dai primi anni ‘70 del ‘900 sono sempre stato fortemente attratto dalla musica Country, fino a sviluppare un’autentica passione. Poiché sono anche un chitarrista autodidatta, da più di quarant’anni sono il leader di una rock country band, che è una tribute ai Creedence Clearwater Revival e a John Fogerty, con talune estensioni a zone limitrofe (John Denver, James Taylor, Johnny Cash, Neil L. Diamond ed altri). La mia Texarkana Country Band ha al suo attivo numerosi concerti, e recentemente, nel settembre 2019, ho partecipato, con la mia formazione storica e con la voce di Elio Fierro (nipote del più noto Aurelio), alla celebrazione napoletana dei 50 anni di Woodstock, intitolata ‘Back To Woodstock’, con alcuni pezzi eseguiti nel 1969 dai CCR. Debbo dire che la nostra performance ha riscosso un ragguardevole successo”.
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Descriva il suo giorno lavorativo perfetto….
“Credo che oggi il giorno lavorativo perfetto non esista più. Ho molto amato la mia professione di Avvocato, che ho esercitato per oltre 38 anni, nel corso dei quali posso dire di non aver mai perso una causa come difensore di imputati. Oggi la mia giornata lavorativa standard comincia al mattino, con i consueti incombenti legali, lo studio delle controversie, nuove e in corso, qualche ormai sporadico incontro professionale con Colleghi e clienti, la redazione di atti legali di ogni genere, ivi compresi pareri e consultazioni anche nelle vie brevi. Ma una perfetta giornata lavorativa deve necessariamente concludersi con lo studio delle partiture dei grandi Maestri del passato, e con il progresso del lavoro compositivo che volta a volta sto realizzando (in questo momento sono impegnato nella composizione del III movimento della mia IV Sinfonia). Una giornata perfetta non può che chiudersi con un incontro con il pentagramma”.

Come nasce la sua passione per la musica classica?
“Credo dai miei genitori, da mia Madre, soprattutto, che amava particolarmente i Concerti per Pianoforte di Beethoven e me li faceva ascoltare spesso. Poi ho conosciuto musicisti che sono stati i miei primi Maestri di strumento, ho cantato in cori polifonici, nei quali ho conosciuto Autori come Josquin Des Près, Orlando di Lasso, Giovanni Pierluigi da Palestrina, ma anche Rossini, di nuovo Beehtoven e tanti altri. Quindi, improvvisamente, da una decina danni, come dicevo, è esplosa la passione per la Composizione. Non mi basta più eseguire musica pensata da altri, ora debbo entrare all’interno dei meccanismi compositivi, e scrivere la musica che risponde più da vicino ai miei canoni estetici”.

Quali sono i compositori dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
“Innanzitutto i classici, a seguire i romantici, fino ai primi del ‘900. In generale sono un sostenitore della cd. ‘Musica a tema’o ‘Musica a programma’, in contrapposizione alla ‘Musica assoluta’. Prediligo le composizioni che si prefiggono di esprimere e trasmettere emozioni, evocare fatti, personaggi, storie, paesaggi naturali, e tutto ciò che possa essere descritto o raccontato. E la Musica possiede un infinito potenziale evocativo, purché lo si sappia utilizzare. Non a caso credo che i miei Autori preferiti siano Tchaikovsy (stupenda la prima Sinfonia, ‘Winter’s Dream’) e Dvoràk. Di quest’ultimo mi ha molto impressionato la nona Sinfonia ‘Dal Nuovo Mondo’, per la straordinaria capacità espressiva e descrittiva che rivela. Dvoràk la compose nel 1893, quando dirigeva il Conservatorio di New York, e si propose di rappresentare lo spirito dei nativi Americani. A mio avviso ci è riuscito con impareggiabile maestria. Tuttavia ho studiato anche Vincent Persichetti, ed ho al mio attivo una Sonata per Oboe ed una Sonata per Clarinetto che ricordano lo stile di Francis Poulenc. In conclusione sono convinto che una Musica incapace di ‘comunicare’e ‘parlare’all’ascoltatore non sia propriamente Musica, anche se magistralmente concepita, ma sia qualcosa d’altro”.
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Dalla musica al diritto e dal diritto alla musica come avviene questo interscambio artistico e professionale?
“Semplicemente per la coincidenza delle due attitudini nella stessa persona. Sono due mie passioni che hanno dato mordente alla mia vita. Mentre però il diritto, con il passare del tempo, attenua la sua presenza e la sua importanza nella mia vita, la Musica, al contrario, non fa che crescere e svilupparsi, e la coltiverò fino all’ultimo respiro, magari facendo attenzione alla ‘maledizione della nona’. In proposito mi sono dato una regola: quello che sto scrivendo ora deve essere sempre migliore di quello che ho appena finito di scrivere.”

Che cosa vuol dire per Lei dare vita ad una composizione musicale?
“E’ una immensa opportunità per liberare lo spirito e trasmetterne i moti a chi ascolta, è una forma comunicativa impareggiabile, dotata di potenzialità estreme ed infinite, per chi, naturalmente, possiede la giusta sensibilità per cogliere i racconti e le suggestioni che essa dona e perfino sprigiona a profusione. Ogni volta che mi accingo ad un nuovo lavoro vivo l’emozione della creatività, la gioiosa sensazione di dar vita ad una espressione della realtà vivente che ancora non esiste, e che soltanto io trarrò dal nulla. Ovviamente un lavoro deve essere interamente plasmato dall’Autore. Se qualcuno cambiasse una sola nota in una qualsiasi delle mie composizioni, essa cesserebbe di esprimere me per divenire espressione di chi l’abbia manipolata.”

Cambierebbe qualcosa nel mondo della lirica in cui si è formato?
“Il mio approccio alla lirica è cominciato quando ho conosciuto mia moglie, che è Soprano drammatico ed ha cantato al San Carlo di Napoli. Si è aggiunta poi l’esperienza di una figlia anch’ella, come la madre, dotata di una voce lirica estesa e robusta, ricca di colore e ben impostata. L’ho seguita in alcune sue esibizioni pubbliche, come pure nelle sue performance come attrice teatrale. Credo che la lirica, come ogni altra attività artistica, dovrebbe tornare alla ricerca di autentici talenti da valorizzare, archiviando definitivamente ogni pratica di selezione fondata su criteri diversi dalle qualità e dal livello artistico delle nuove voci.”

Che messaggio dà oggi la musica classica?
“E’ innanzitutto un’immensa lezione di armonia, di abilità compositiva, pur nella diversità degli stili. Non si può imparare a mettere insieme un gruppo di note in maniera significativa e comunicativa senza aver attinto a quel pozzo senza fondo di insegnamenti che essa costituisce. Come avrà capito non sono un estimatore dell’’Armonia destrutturata’ del ‘900, che mi sembra esercizio cervellotico di costruzioni di tipo matematico che mancano, tuttavia, di impatto comunicativo. Mi domando perché, pur a distanza di secoli, le musiche dei grandi Maestri del barocco, del classico e del romantico riempiano ancora i teatri, come li riempivano ai loro tempi, e mi chiedo oggi se le musiche alternative ed ‘algoritmiche’ di Autori come Shoenberg o Stokhausen li riempiranno in avvenire.” Perfino Glenn Gould, pur nella sua sconfinata ammirazione per queste escogitazioni cervellotiche, e pur avendo amato la Musica del passato, scrivendo ed eseguendo anche la trascrizione per pianoforte e Orchestra d’archi di una suite di Bach, finisce per tradire le medesime perplessità, allorquando riconosce a queste stravaganze compositive una utile funzione a commento di scene cinematografiche, traendone l’auspicio che questo possa essere il principio di una loro rivalutazione futura in forma autonoma e distaccata dall’immagine. Credo che sia una pia illusione.”

 C’è spazio in Italia per giovani compositori e se dovesse dare un consiglio appassionato a un aspirante compositore, cosa gli direbbe?
“Chiunque ha passione ed acquisisce i necessari strumenti conoscitivi e pratici può e, a mio avviso, deve applicarsi a quest’Arte. Di fatto per essere compositore non è necessario un titolo accademico né una particolare abilitazione. Il mio consiglio per chiunque veramente ami questa branca creativa della Musica è di studiare e scrivere, scrivere e studiare, senza mai smettere. E’ quello che, come ho detto, ho in programma per il resto dei miei giorni.”

Il rapporto con la tua città Natale che possiede uno dei teatri più belli al mondo il San Carlo.
“Considero Napoli la città più bella del mondo, con un patrimonio storico, artistico e paesaggistico insuperabile, allietata dalla vivace cordialità e generosità dei suoi abitanti. Amo immaginarla spesso ai tempi dei Borboni, fra il ‘700 e l’800, sotto Ferdinando IV (poi I), e poi Ferdinando II, marito della santa Maria Cristina di Savoia, e padre di Francesco II, detto Franceschiello. Fu il loro avo Carlo di Borbone a volere, nel 1736, la costruzione del Teatro che, dal suo nome, fu detto di San Carlo, e che è il più antico teatro lirico del mondo attualmente attivo. Napoli ha inoltre una tradizione musicale popolare spontanea, che si intreccia con la creatività di compositori come Filippo Campanella (‘Te voglio bene assaije’, successivamente attribuita a Gaetano Donizetti), Luigi Denza (‘Funiculì funiculà’), Vincenzo Bellini (‘Fenesta ca lucive’), Teorodo Cottrau (‘Santa Lucia’), e canti popolari che si perdono nella notte dei tempi (‘Cicerenella’, sec. XVIII, ‘O cunto ‘e Masaniello’, ecc.). Sono napoletano, e questo di per sé istituisce un saldo legame con la Musica.

C’è qualcosa che ha sognato di fare e non ha fatto?
“Mi sarebbe piaciuto diventare un musicista a tempo pieno, ma la Vita aveva altri progetti per me. E probabilmente è stato meglio così. In fondo, a meno che non si disponga di qualità eccezionali, chi con la Musica ci deve anche vivere finisce per subire condizionamenti di ogni genere, e non sempre conduce un’esistenza serena. Per come sono andate le cose, invece, oggi mi posso permettere di fare Musica per pura passione e senza impellenti necessità di sopravvivenza”.

Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo gli artisti a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito tutta l’Italia e il mondo?
“Questa domanda si lega con immediatezza alla mia precedente risposta. Gli artisti, ed i musicisti in particolare, hanno subito e continuano a subire duri colpi per la pressocché totale inibizione di ogni attività. A cominciare da mia figlia. A marzo di quest’anno doveva andare in scena un’Opera Lirica, con successive repliche e sold out, per la quale aveva duramente provato con i suoi Colleghi. Di punto in bianco sono state annullate tutte le rappresentazioni. Forse se ne parlerà a marzo 2021. Che tristezza…”.

I suoi prossimi impegni?
Come ho accennato sto scrivendo il mov. III della mia IV Sinfonia. Per ora completerò il lavoro. Poi sto pensando ad un ottetto per Archi. Mi hanno proposto la realizzazione di un’opera, ma sono alla ricerca di un soggetto e di un testo. Buona parte della mia produzione è pubblicata sul mio canale Youtube, e comprende Quartetti d’Archi, Sinfonie, un Poema Sinfonico, una Ouverture, Sonate, Concerti, 24 preludi per Pianoforte ed altro.

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