La scrittrice Maggie Van der Toorn:" La rosa Bettina per Ianieri Edizioni, un romanzo psicologico, ricco di intrighi e di mistero.." marzo 9, 2021 \\

Maggie ci racconti di Lei, chi è Maggie van der Toorn come persona?
Buongiorno! Grazie a Culturalclassic per questa intervista, e un caro saluto a chi ci sta leggendo. Direi che sono, prima di tutto, una persona creativa. E lo sono in diversi campi, anche se la scrittura è la base di tutto. La creatività mi aiuta tantissimo, soprattutto nei momenti più difficili della mia vita. Mi lascio trasportare dalla fantasia e dalle emozioni, dal mondo che mi circonda e da quel che percepisco. Mi sento un po’ come una spugna, assorbo… Vedo il bicchiere sempre mezzo pieno, e anche se l’altra metà non si riempie, aspetto, oppure trovo il modo che ciò succeda. La determinazione mi aiuta, come il senso del dovere, anche se non mi riposo molto, e dovrei ogni tanto. Amo tantissimo l’Italia, talmente tanto che è diventata la mia patria. Sono nata in Olanda, e non la dimentico, ma adoro il Belpaese, è stato un amore a prima vista, e così è rimasto, nonostante siano passati quarant’anni dal mio arrivo.  
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Descriva il suo giorno lavorativo perfetto….
Sveglia all’alba, caffè, tè verde, frutta e yogurt, una camminata nel bosco o al mare di almeno cinquanta minuti, una bella doccia e via al computer. Da quando il mondo è stato travolto dalla pandemia ha modificato tutti i nostri ritmi e le nostre abitudini, anche le mie. Ora lavoro molto online, sono language coach e writer coach, organizzo corsi di lingua e di scrittura per adulti e bambini e mi occupo di scrittura guidata. Un progetto che svolgo insieme alla scrittrice Maria Franzè, con cui mi confronto quotidianamente per poter accompagnare al meglio i nostri iscritti. Poi creo video, trailer, seguo i social, fonte necessaria per una rapida comunicazione globale, e mi occupo di copywriting e di traduzioni, oltre a scrivere libri e leggere tanto. Non mi annoio!

Come nasce la sua passione per la scrittura?
Direi che è innata. Dal momento che ho imparato a scrivere, a cinque anni, ho sempre creato storie. Riempivo i quaderni con piccoli racconti e scrivevo per il giornalino della scuola elementare, poi le superiori. Da adolescente scrivevo tanto perché nei racconti potevo essere una persona diversa, più grande, più spavalda, senza brufoli, come una ragazzina di tredici anni vorrebbe essere. Poi per un po’ ho gettato via la penna, per riprenderla nel 2012 quando ho scritto uno spettacolo per famiglie “Animal’estate”, una favola con intermezzi musicali e un laboratorio a seguito. Da lì è stato un susseguirsi di eventi che mi hanno portata a pubblicare ben cinque libri, organizzare eventi, presentazioni, festival, concorsi, rendendomi sempre più consapevole dalla bellezza della scrittura. Anche i corsi di scrittura creativa mi hanno aiutata a maturare: Giulio Perrone, Maria Carmela Leto, Michele Marziani, Francesco Izzo, sono solo alcuni dei preziosi corsi che ho seguito, oltre ad ascoltare i consigli degli amici e ovviamente non finirò mai di ringraziare il pubblico che mi legge e mi segue fin dai miei esordi.  
Quali sono gli autori dai quali si sente maggiormente influenzata o da cui trae ispirazione?
Leggo sempre con interesse Dacia Maraini, grande scrittrice e donna, Romana Petri, Lidia Ravera, Italo Calvino, Fëdor Michajlovič Dostoevskij per citarne alcuni, anche se adoro letteralmente Andrea Vitali e Michele Marziani. Forse perché in qualche modo mi ritrovo nello stile diretto e deciso, un modo un po’ nordico di raccontare e di essere, in cui ritrovo le mie origini. Leggo un libro a settimana, e scrivo recensioni che pubblico sul mio sito. Dalla lettura si impara tanto, non solo a scrivere, ma a vivere meglio, a comprendere le persone e certe situazioni. E così cresce il mio cerchio di conoscenze e scopro altri generi letterari, non solo narrativa. Ora, per esempio, sto leggendo l’ultimo libro del giornalista Marco Lupis che documenta Hong Kong, e mi si apre uno scenario a me sconosciuto, una realtà interessante.   

E’ più difficile scrivere per il cinema o per il teatro?
Non lo ritengo “più difficile” ma diverso. Il cinema è più legato alle immagini, il teatro è più statico, entrambi hanno il compito di coinvolgere il pubblico e di lanciare un messaggio. Forse prediligo il cinema in quanto anche la mia scrittura rispecchia spesso un collage di immagini, almeno così mi dicono. Invece, del teatro mi piace il contatto diretto con il pubblico, il calore, l’impatto con il palco, anche se ora è diventato tutto più difficile.

La sua prima pubblicazione è stata Labirinti (2014 L’Erudita – Giulio Perrone Editore), la seconda Partenze (2015 Edizioni EDU) , titoli per queste due opere molto significativi, ci racconti...
Tutto è partito da un concorso letterario organizzato da Giulio Perrone, in cui sono arrivata al primo posto con il racconto “Pensieri circolari”, una descrizione di personaggi che si incrociano alla stazione Termini come in una specie di staffetta. In giuria c’erano Dacia Maraini e Paolo de Paolo, oltre a Giuseppe Aloe, e la premiazione a Roma non la scorderò mai. Mi tremavano le gambe, non mi sembrava vero che avessi vinto, che a qualcuno potesse piacere un mio scritto. E così ho seguito un corso di scrittura presso la casa editrice di Perrone, occasione che mi ha portato ad avere preziose amicizie che coltivo tutt’oggi, ed è stato il trampolino per pubblicare un mio libro di racconti. Labirinti, inteso come intrecci della mente, del pensiero, un groviglio di vite e di difficoltà per cercare sempre quel bicchiere mezzo pieno di cui parlavamo prima. Il secondo libro è stato Partenze: una serie di racconti in cui c’entra il treno, un viaggio, una partenza fisica, intesa come movimento ma anche come cambiamento, nel bene e nel male.
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Poi seguono Posti a sedere (2016 L’Erudita – Giulio Perrone Editore),e Colori invisibili (2018 Pegasus), con cui confermava la sua passione e  il suo talento. Due opere   premiate  a livello nazionale che internazionale.
Colori invisibili è stato il mio primo romanzo. Anche in questo caso ho vinto un concorso e la pubblicazione con Pegasus Edition. Una bella esperienza, anche se inizialmente ho faticato perché essendo abituata a scrivere racconti brevi mi sono dovuta allenare. Il romanzo racconta la storia di un uomo che perde la visione dei colori: colori come emozioni, affronta il tema del lutto e della paternità. Il libro a cui sono molto affezionata è Posti a sedere, una raccolta di racconti che mi ha davvero portato fortuna e visibilità, complice anche le numerose presentazioni, premi e riconoscimenti. All’interno c’è Viola, racconto scritto per la giornata del 25 novembre, contro la violenza di ogni genere. Un testo crudo, in cui vado dritto al sodo, com’è il mio modo di scrivere e che apprezzo anche nello stile degli autori che leggo.

Cambierebbe qualcosa nel mondo della scrittura in cui si è formata?
Anche se potessi farlo non credo starebbe a me cambiare qualcosa. Ci sono altri migliaia di scrittori prima di me. Sono proiettata sempre in avanti, anche se il passato ci fa da bagaglio, ma non si può tornare indietro. Io sono solo tanto grata per il mondo della scrittura in cui mi sono formata e in cui mi sto formando, e ancora una volta, ringrazio il Belpaese per questo e gli italiani.  

Che messaggio dà oggi il mondo della scrittura?
Ogni libro dona un suo messaggio che cerca una fusione con la compatibilità del lettore di scoprire qualcosa di nuovo, oppure è un modo per ritrovarsi, per comprendersi, per andare oltre ogni confine e trovare il coraggio, la consapevolezza, l’armonia e sentirsi vivi. Si tratta di condividere la cultura. Nel mondo della scrittura c’è tanto desiderio di raccontare, di aggrapparsi alle lettere e trasformarle in speranza, soprattutto in questo periodo. Quindi la mia risposta è: speranza.

C’è spazio in Italia per giovani autori talentuosi e se dovesse dare un consiglio appassionato a un aspirante scrittore o sceneggiatore , cosa gli direbbe?
Questa domanda è pane per i miei denti! Mi occupo, appunto, di corsi di scrittura, organizzo concorsi letterali e mi confronto spesso con giovani autori talentuosi. La maggior parte scrive autobiografie, che possono avere anche temi interessanti, ma consiglio sempre di ricordare che si sta creando un libro, non un diario. Bisogna prendere distacco per poter narrare al meglio, andare oltre l’orizzonte, non avere limiti e tabù. Occorre scoprire il proprio stile e rispettarlo. E non esiste solo il lavoro di stesura e di revisione, occorre anche saper promuovere il proprio libro, e cercare il proprio posto al sole.


Il rapporto con la sua città Natale .
Si chiama Den Haag, città del tribunale internazionale, del Palazzo della Pace, e si trova nell’Olanda meridionale. Quando ci torno mi dona le stesse sensazioni di un bambino che visita Gardaland: una gioia immensa. C’è tanto verde, il mare, bellissimi edifici, piazze, tanti bei localini e le impronte della mia infanzia. Vorrei andarci per passare del tempo con mia madre che vive ancora lì, da sola. Ha novantadue anni, ma se la cava benissimo! Purtroppo dovrò aspettare a causa della pandemia, ma confido nei mesi più caldi.

Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
La morte. Unica cosa su cui non si può scherzare, come il dolore e le disgrazie. La vita va rispettata, va vissuta a trecentosessanta gradi e non bisogna perdere nemmeno un secondo. Sarebbe uno spreco.
Ci parli del suo ultimo lavoro letterario
È un lavoro a cui tengo tantissimo. Il motivo? Penso di essere cresciuta, di avere una maggior consapevolezza della scrittura e di avere rafforzato lo stile. Il titolo è La rosa Bettina per Ianieri Edizioni, un romanzo psicologico, ricco di intrighi e di mistero. Disponibile in libreria dal I aprile. La rosa Bettina è un fiore che si arrampica, la colorazione dei petali va dall’arancio al giallo, ed è proprio quello il motivo della scelta del titolo, perché è un romanzo che ha appunto diverse sfumature narrative. La protagonista è Eva Palermo, una giovane romana che lascia la città e acquista una casa di campagna a Montefiorito sul Nera, piccolo Borgo medioevale, sito nel Lazio. Ma da quando si trasferisce ogni notte è un tormento: viene perseguitata da incubi terrificanti che fanno riferimento ai delitti accaduti vent’anni prima, di cui non sono mai stati trovati i colpevoli. L’esistenza di Eva ne viene turbata, al punto da diventare una vera e propria ossessione. È questo il motivo principale per cui inizia ad indagare, in maniera autonoma. Determinata, astuta, corteggiata ma solitaria, con un debole per il suo ex, appassionata di automobili, di viaggi e della natura, del fresco del mattino e delle rose, affronterà un percorso tra salite imprevedibili e precipizi pericolosi che la porteranno a diventare persino parte integrante del male che vorrebbe sconfiggere.

Se potessi svegliarsi domani con una nuova dote, quale sceglierebbe?
Per essere realistici, direi cucire. Non ne sono capace. Perfino attaccare un bottone o fare un orlo mi risulta complicato. Lo faccio se sono costretta, ma con risultati pessimi e non duraturi. Per rispondere a dovere, dico: volare. Se potessi scegliere e usare la fantasia, preferisco volare, per poter accorciare le distanze, sorvolare le nuvole e raggiungere mia madre in un battibaleno, per poi rientrare in Italia dalla mia famiglia e dai miei lettori.

I suoi prossimi impegni?
Promuovere La rosa Bettina, proseguire con i corsi, leggere tanti libri, scrivere recensioni e, perché no, preparare un nuovo manoscritto, ma soprattutto incontrare il pubblico, interagendo in interviste piacevoli come queste, ritrovarci in libreria, nelle presentazioni online e sul mio sito https://www.maggievandertoorn.it/
 





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