l'attore Vincenzo Antonucci: "..bisogna sempre dare speranza e fiducia ai ragazzi giovani. Io sono cresciuto grazie a questo..." marzo 10, 2021 \\

Vincenzo ci racconti di Lei, chi è Vincenzo Antonucci come persona?
Salve, innanzitutto ringrazio la rivista “Culturaclassic” per l’interessamento. Sono un giovane attore e fotografo di scena napoletano. Ho 25 anni, amo l’arte e proprio per questo provo a metterla in primo piano nella mia vita, facendone un lavoro. Sono un ragazzo abbastanza socievole, sensibile e preciso; legato alle persone che mi circondano, in particolar modo alla mia famiglia.
Come nasce la sua passione per il teatro?
La mia passione per il teatro nasce da piccolo. Frequentavo assiduamente la parrocchia dove sono nato ed è lì che conobbi Manuela: una ragazza che aveva bisogno di un gruppo di ragazzini per mettere in scena la sua tesi di laurea. Scelse me e il mio gruppetto di amici che avevamo inizialmente solo voglia di divertirci. Proprio per questo non ho più smesso di seguire questa mia passione, perché il teatro mi diverte, mi fa stare bene.

Come ha fatto ad unire in una perfetta sinergia la fotografia alla recitazione.
Come ho già detto sono una persona che ama l’arte in generale. Trovo la fotografia un’altra forma di arte in cui mi ci rivedo. Ho studiato fotografia all’istituto A.Casanova di Napoli e sono diplomato in “Tecnica della produzione dell’immagine fotografica”. Ho da subito legato la fotografia al teatro perché la mia maggiore attitudine e preferenza è quella di immortalare foto di scena. Riesco, forse, ad identificarmi facilmente negli attori e cogliere i momenti migliori. In uno spettacolo, “La paranza dei bambini”, sono riuscito per la prima volta a legare perfettamente le mie due passioni. Interpretavo un ruolo di nome “Drone”, in una delle prove generali il regista mi ha permesso di tenere con me la mia macchina fotografica ed è così che prese vita “il diario di Drone”: un viaggio nella storia dello spettacolo attraverso i suoi occhi.
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Quali sono i personaggi dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Uno dei personaggi dai quali traggo ispirazione è l’attore italiano Alessandro Borghi. Ammiro la sua scalata verso il successo e la sua bravura nonostante la sua giovane età. Mi piacerebbe tanto seguire le sue orme.

Cosa vuol dire essere un membro attivo oltre che attore del “Nuovo Teatro Sanità”
Ho calpestato i pavimenti del “Nuovo Teatro Sanità” dapprima che questo nascesse, frequentando corsi parrocchiali di recitazione e di catechismo. Con il tempo e l’incontro con alcuni professionisti del settore è nato un vero e proprio teatro: il “Nuovo teatro sanità” Il “Nuovo Teatro Sanità” è un piccolo teatro nato nel 2013 a Napoli in una piccola chiesa non adibita al culto affidataci da padre A. Loffredo e io ho la fortuna di far parte del collettivo che porta avanti questa meravigliosa realtà guidata dal direttore artistico Mario Gelardi.

Come nasce il suo sodalizio artistico con Mario Gelardi?
Come dicevo nella risposta precedente, il Nuovo teatro Sanità nasce da un fortunato incontro con Mario Gelardi e la sua equipe di professionisti. Mario è l’anima del teatro e la nostra guida. Sono cresciuto artisticamente soprattutto grazie a lui e alle opportunità che mi ha dato.

Cambierebbe qualcosa nel mondo del teatro, del cinema e della televisione in cui si è formato?
É difficile rispondere a questa domanda, sono giovane e provo con tutte le forze ad adeguarmi ai valori storici di questo magnifico lavoro e seguo le esperienze di persone più grandi che fanno questa professione da molto più tempo di me. L’unica cosa che mi sento di dire è che bisogna sempre dare speranza e fiducia ai ragazzi giovani. Io sono cresciuto grazie a questo.


Quali sono gli spettacoli a cui si sente più legato?
“La paranza dei bambini” di M.Gelardi e R.Saviano è lo spettacolo alla quale mi sento maggiormente legato. Mi ha permesso di crescere tanto artisticamente, regalandomi tante soddisfazioni. Una tournée formata da ben 93 repliche in tutta Italia mi ha reso consapevole delle difficoltà di questo duro lavoro e mi ha permesso di maturare soprattutto come persona. Un altro è “La Vacca” di E.Buonocore, in cui si è creato un legame magnifico tra la compagnia e abbiamo vissuto un bellissimo viaggio con un premio finale come traguardo. Il regista Gennaro Maresca è un vero artista, nonché un mio carissimo amico.

Che messaggio dà oggi il mondo dell’arte
In questo periodo storico che ormai dura da un anno è molto dura continuare ad esprimersi in questo mondo. Ma noi lavoratori dello spettacolo non molleremo mai, perché non si può vivere senza l’arte. Usciremo presto da quest’incubo e torneremo tutti più forti di prima. Il nostro settore non deve essere sottovalutato, abbiamo in primis noi bisogno di lavorare, e il pubblico allo stesso tempo ha bisogno di continuare ad emozionarsi. L’arte non può esser messa in secondo piano rispetto ad altre cose. Nel 2019 ha recitato in "629 – uomini in gabbia", scritto da Domenico Loddo, regia M. Gelardi; uno spettacolo che denuncia le brutalità che avvengono in mare aperto dagli occhi dei rifugiati; i diritti d'autore di questo spettacolo sono devoluti proprio all' "Open Arms Italia" a questo punto posso definirla un attore impegnato oltre che sociale..... Il nostro teatro possiamo definirlo un vero e proprio “teatro civile” e da sempre è stato impegnatonel sociale. L’esperienza dello spettacolo “629 - uomini in gabbia” è stata veramente emozionante, una delle repliche è stata fatta eccezionalmente proprio sull’Open Arms, la quale era ferma nel portodi Napoli. Recitare guardando negli occhi le stesse persone che hanno salvato le vite che raccontiamo nella vastità del mare è stata un emozione unica, per noi e per loro. Io credo che il lavoro dell’attore è a prescindere un lavoro sociale, perchè ha a che fare con un pubblico, conemozioni esterne e reputo importante lavorare a stretto contatto anche con le realtà che si
rappresentano.

C’è spazio in Italia per giovani artisti talentuosi?
Rispondo a questa domanda molto sinceramente, credo che l‘Italia sia colma di talenti su ogni aspetto lavorativo, e soprattutto sul piano artistico, la strada non è purtroppo spianata per tutti, ma è soprattutto anche difficile riuscire a crearsene una, spesso non basta il talento e la passione. Ho tuttavia la speranza che però il nostro Paese possa darci le soddisfazioni che meritiamo, e che potremo un giorno portare la nostra grinta e la nostra competenza alla piena realizzazione, e perchè no portarla anche all’estero.Vincenzo Antonucci Attore

Il rapporto con la sua città Natale .
Ho un particolare legame con la mia terra di origine, anzi posso dire fieramente che amo la mia città accettandone tutte le sue sfaccettature. Ho la consapevolezza che il “marcio” ci sia in ogni luogo, ma non per questo non bisogna apprezzare invece quello che c’è invece di buono. Napoli è una città complessa e chissà forse un giorno dovrò allontanarmi per motivi lavorativi, ma ho la certezza che se dovesse succedere il ricordo della mia città sarà sempre indelebile. Noi meridionali sentiamo troppo il senso di appartenenza alla nostra terra e credo che questo sia anche positivo, perchè fa parte anch’esso di quei valori fondamentali che abbiamo bisogno nella vita. Napoli mi scorre nel sangue, si legge nei miei occhi, nelle mie parole. Un vero scugnizzo non dimentica mai la sua città.
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Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Io credo che le “cose” su cui non si possa scherzare su sono i legami, come quelli familiari, sono gli affetti che ci circondano, grazie ai quali non siamo mai soli e soprattutto riusciamo a superare ogni tipo di ostacolo, e altra cosa altamente seria credo sia il lavoro, senza il quale non si può vivere, perchè ci rende soddisfatti, “nobilita” appunto il nostro animo.

Di cosa parla lo spettacolo "La Vacca", di Elvira Bonocore diretto da Gennaro Maresca con cui ha vinto il premio "Dante Cappelletti" nei panni di "Mimmo.
La “Vacca” è uno degli spettacoli a cui tengo particolarmente. In questo spettacolo si intrecciano due storie. Da un lato la storia di due fratelli che portano avanti un attività, caratterizzati da uno strano ma in un certo senso “morboso” rapporto. Dall’altra la storia di questo uomo in cerca di qualcosa che ha perduto a cui tiene tanto. Mimmo sogna di diventare un grande giocatore di rugby, è un po’ burbero nei modi di fare, in effetti lui e sua sorella Donata sono cresciuti soli in campagna, ma non è cattivo, anzi fa di tutto per portare la sua attività avanti faticando duramente. La storia ha un bel colpo di scena che rende visibile anche un pó la morale che avvolge la trama.

Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo i giovani artisti a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito tutto il mondo e che in qualche modo sta emarginando dolorosamente il mondo della cultura...
Ritengo che i giovani in questo periodo storico stiano dando il massimo delle loro capacità e usando tutta la creatività possibile per resistere, per reagire alla condizione di vita che purtroppo il virus ci costringe ancora oggi a vivere. Credo che il mondo della cultura in generale debba trovare sempre più strategie per superare questo enorme ostacolo, trovare nuovi mezzi per riuscire ad arrivare allo spettatore, e soprattutto non deve arrendersi perchè siamo tutti in un lungo tunnel ma prima o poi ne vedremo la fine.

I suoi prossimi impegni?
Uno dei miei prossimi impegni è un film che dovrò girare ad aprile, “La santa piccola”. Questo è il nome del progetto che parteciperà al festival di Venezia 2021, firmato da Silvia Brunelli. Tengo tanto a questo progetto, avrò un ruolo molto importante nella storia e non vedo l’ora di immergermi in questo nuovo viaggio. Sono fiero e contento che la regista Silvia mi abbia scelto

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