l'attore e regista Al Fenderico: "Da quando è iniziata la pandemia la situazione dell’arte e cultura non è stata ben vista come un “diritto al lavoro” da nessun ente istituzionale,.." aprile 6, 2021 \\

Al ci racconti di Lei, chi è Al Fenderico come persona?
Sono un ragazzo quasi trentenne di Napoli, con una forte passione per l’arte come cinema e teatro. All’infuori della mia carriera artistica come attore, regista e sceneggiatore, mi piace molto sperimentare nuovi hobby, e coltivare quelli che già ho come sport e viaggiare per conoscere nuove culture e sperimentarmi per migliorarmi.
AL FENDERICO ..ho voglia di conoscermi e sperimentarmi, conoscere i miei  limiti e poterli superare ..
Come nasce la sua passione per la recitazione  e per la regia ?
La passione della recitazione prima è iniziata grazie allo spettacolo “Natale in casa Cupiello” di Eduardo De Filippo, che feci nel 2011 con una compagnia teatrale a Napoli e siccome il teatro non era il mio primo amore all’inizio gli diedi una possibilità giusto per provare, poi nel momento in cui feci la mia prima esperienza sulle tegole di legno con i miei colleghi, li è nata quella forte passione che tutt’ora mi guida a sperimentare anche altre arti come la regia. La regia e sceneggiatura stessa è nata nel 2016 quando ero a Londra quando stavo sperimentando la scrittura, e da li feci il mio primo corto “Hey Tu!”che ora è in piattaforma streaming su Prime Video UK, USA, Germania e su Think Shorts. Nel conoscere questi due ho trovato una forte connessione tra la creazione e la libertà che esse ti permettono di sperimentare, principalmente con la sceneggiatura poiché li metti nero su bianco per la prima volta e può spaziare ovunque tu voglia.

Quali sono gli artisti dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Sono molto influenzato da quando ero piccolo da Robin Williams che sfortunatamente è scomparso nel 2014 e giusto in quel periodo ero a Montreal ed avevo appena finito un corso con Tom Todoroff, un Hollywood acting coach di NY. Inoltre mi hanno influenzato molto Matthew McConaughey sempre come attore, poi Bradley Cooper, Denzel Washington, Will Smith, invece come regista Stephen Spielberg, e come anche Woody Allen, Ron Howard, Bradley Cooper. Di italiani apprezzo moltissimo come attore Pierfrancesco Favino, Alessandro Preziosi, Giannini, come regista Fellini e tanti altri.
AL FENDERICO ..ho voglia di conoscermi e sperimentarmi, conoscere i miei  limiti e poterli superare ..
Che cosa vuol dire per Lei “produrre” dando vita, tra l'altro attraverso la sua scrittura , la sua recitazione e alla sua regia,  ad un corto meritevole come “Hey Tu?”….
Per me produrre significa conoscere aspetti economici e creativi del progetto stesso, analizzare al meglio il progetto ed il suo potenziale anche per il target di audience che si cerca. Ad esempio, “Hey tu!” mi ha insegnato molto quando lo scrissi, in quel momento non avevo ben chiaro il target ma poi dopo un po' lavorandoci su, il tutto diventava più chiaro e principalmente il corto essendo un low budget ma con un target di audience abbastanza ampio per ragazzi e vicino anche agli adulti per certi versi ha contribuito a dare una visione ancor più descrittiva su ciò che si cercava, e poter dare un messaggio di speranza ed aiuto a chi ne ha bisogno.

Che messaggio e che possibilità dà oggi il mondo dell’arte a un giovane produttore, attore e regista di un settore particolare e in perenne cambiamento come il cinema e la televisione ormai assorbite dalla rete?
Devo dire che con oggi la rete ha un forte potere sull’arte, da 10-20 anni a questa parte la cosa sta prendendo molto il sopravvento sulle piattaforme digitali, tipo Youtube e basta semplicemente quello per crearsi un audience. Però ho sempre creduto che non è tanto la piattaforma che si utilizza, ma il modo in cui la si utilizza, al momento c’e un boom di youtubers e si dà un po' più importanza a quello invece a chi studia recitazione da anni, regia e sceneggiatura e ciò è un po' controproducente visto il potenziale reale che si vede in giro quotidianamente di artisti con alta formazione e talento. La fortuna che si ha con l’arte è che si può essere intraprendenti e creativi e con la tecnologia di oggi questo è possibile.

Il rapporto con la sua città Natale .
Io con Napoli ho un amore profondo per l’azzurro che ci circonda, ha un potenziale enorme che ha solo bisogno di aiuti concreti finanziari e di crederci come una stessa comunità, in particolare per la cultura che noi stessi abbiamo. Io mi sono formato non solo a Napoli ma anche all’estero con l’obiettivo di poter esprimere anche cosa Napoli ha da offrire ma soprattutto anche l’Italia che adoro.

Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo gli artisti a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito il mondo ed in particolare il settore artistico culturale…
Da quando è iniziata la pandemia la situazione dell’arte e cultura non è stata ben vista come un “diritto al lavoro” da nessun ente istituzionale, per certi versi è comprensibile per via dell’espansione del virus e che cosa potrebbe causare il teatro o un cinema con l’aggregarsi di persone in un luogo al chiuso, però è pur vero che per aiutare il settore non è stato fatto molto se non niente. Ciò dispiace a prescindere perché tutti gli artisti chiedono aiuto allo Stato e la possibilità di poter fare qualcosa per la cultura che è stata tanto coccolata prima della pandemia adesso sembra non avere nessun diritto.
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Lei è il protagonista del cortometraggio “Alfabeto Italiano” diretto da Maria Milusha, ispirato ad eventi reali di un ragazzo Islandese Irvin, il quale aveva una malattia terminale e decise di vivere la sua vita girando l’Europa finchè a Roma decide di rimanere ed imparare l’italiano. Come si è preparato a questo ruolo?
Quando feci quel ruolo fui molto fortunato devo dire, ero tra le prime due esperienze cinematografiche che feci da protagonista, recitare un personaggio realmente esistito e vedere le sue sfaccettature non dico che era una cosa da poco, e soprattutto farlo in inglese dove già ne ero fluente e per la prima volta con un accento diverso da quello italiano e tutt’ora ci sto lavorando al mio accento in inglese per renderlo sempre più neutro. Il percorso che feci per allacciarmi al personaggio fù quello di capire come pensano in Islanda e come parlano nello stesso qual tempo ripetere sempre più volte il loro accento questo perché seguo molto il metodo Strasberg e Stanislaskij, ascoltarli e ripetere per poi cercare di farlo mio, ma la parte un po' che è rimasta in me è il fatto del viaggio e della forza e voglia di vivere che Irvin aveva, onestamente adesso non so quale è stato l’esito della sua vita al momento, ma spero che abbia avuto l’opportunità di fare ciò che desiderava. Ho chiesto ad amici miei attori in Canada siccome ho studiato anche li, e chiesi consigli anche a loro per poter arrivare all’obiettivo che la regista mi ha dato. La stessa regista mi ha aiutato e supportato con idee precise e da lì il prodotto ha dato i suoi frutti credo. Al momento il corto è disponibile in piattaforma Streaming su Reveel Movies e su Think Shorts.

 Preferisce più la regia o la recitazione?
È una domanda che mi viene fatta molto spesso da qualche anno e devo dire che per quanto ami la recitazione e sarà per sempre il mio primo amore, la regia e la sceneggiatura mi stanno dando anche sensazioni mai provate prima e continuo a sperimentare e studiare avendo anche un po' più di libertà con esse.

 
I suoi prossimi impegni?
Al momento sto sviluppando da regista, sceneggiatore ed attore un corto in inglese sulla LGBTQ da fare a Londra, e sto scrivendo una serie Tv in collaborazione con la LonRom Productions di Londra. Infine sto in sviluppo del mio primo lungometraggio “Belong” con il quale abbiamo già una regia importante internazionale ma non si può rivelare ancora molto, oltre che essere in trattative con produzioni internazionali.




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