Il regista e attore Loris Di Pasquale: " Ad un certo punto mi ha chiesto cosa volevo fare nella vita ed io senza pensarci ho risposto l’attore.." aprile 8, 2021 \\

Loris  ci racconti di Lei, chi è Loris Di Pasquale come persona?
Sono una persona estremamente riservata che non ama molto parlare di sé e di conseguenza usa il cinema per comunicare quello che ha dentro.

Come nasce la sua passione per la recitazione  e per la regia ?
In realtà è nata tardi e per puro caso. Ero su un autobus nella periferia di Londra, in un momento della mia vita in cui stavo concludento poco o niente ed una persona preoccupata per il mio futuro mi stava facendo la ramanzina. Ad un certo punto mi ha chiesto cosa volevo fare nella vita ed io senza pensarci ho risposto l’attore. Non so perché diedi quella risposta, forse per infastidire quella persona, comunque eccomi qua.
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Quali sono gli artisti dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Come attore adoro Gian Maria Volontè, il suo non scendere a compromessi lo rende assolutamente puro nell’anima e questo si riflette nelle sue interpretazioni. Per quanto riguarda i registi vedo qualsiasi film di qualsiasi genere. Anche se amo particolarmente tutto il cinema neorealista italiano, la novelle vougue francese, il dogma 95 danese, la novelle vougue greca.

Nel 2011 ha iniziato la sua carriera di regista realizzando il documentario “Storie di ordinaria resistenza italiana”, sempre lo stesso anno realizza i cortometraggi “I benpensanti” e “Diritto di morte”, finalista in festival internazionali. Corti sempre con tematiche sociali molto forti, come mai questa scelta.
Fin dall’inizio ho  sempre pensato che il cinema debba avere una funzione sociale, come una sorta di libro di storia che funziona ad immagini e cerco sempre di restare fedele a quell’idea.

Nel 2012 passa alla regia di  spot è firma  “Ormai lo fan tutti” vincitore del concorso Avis “Spot of the red” e nello stesso anno dirige un lo spot per la prevenzione dell’AIDS “Testerman”, finalista al Festival Florence Queer. Una bella responsabilità?
Si, affrontare certi argomenti è una bella responsabilità quindi prima di andare sul set si deve pensare e ripensare bene se si sta mandando il messaggio giusto. Pensi h24 alla sceneggiatura, in modo ossessivo, io anche sul set continua a perfezionarla fino all’ultimo ciak.

Che messaggio e che possibilità dà oggi il mondo dell’arte ai giovani artisti in  un settore particolare e in perenne cambiamento come il cinema e la televisione ormai assorbite dalla rete?
La rete si è imposta ormai da qualche anno e sta trasformando il mondo dell’audiovisivo. Dove si arriverà ancora non si può dire, sicuramente in questo momento c’è un’alta richiesta di contenuti che potrebbe permettere a tanti giovani talenti di emergere ma è ancora presto per fare previsioni.

Il rapporto con la sua città Natale .
Il mio con Roma è un rapporto di odio e amore. La amo perché è la mia città e la odio perché ti fa perdere moltissimo tempo. E’ una città paralizzata piena di intrallazzoni chiamati da noi volgarmente (i sola). Per questo motivo spesso i miei progetti li realizzo in altre regioni.

Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo gli artisti  a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito il mondo ed in particolare il settore artistico culturale…
Il coronavirus purtroppo ha messo in evidenza le falle del governo rispetto al nostro settore che non era già in buona salute. Ancora oggi purtroppo non sappiamo quale sarà il nostro futuro. In ogni paese i lavoratori dello spettacolo sono riconosciuti come una categoria e possono avere agevolazioni di diversi tipi, qui c’è ancora molta confusione.

Nel 2018 con il cortometraggio “Aleksia” è finalista in oltre 57 festival in 27 paesi nel Mondo conquistando 21 premi tra cui miglior cortometraggio al RIFF Award e al Social World. Cosa si prova.
Essere selezionati o vincere un festival naturalmente fa piacere perché vuol dire che si è fatto bene il proprio lavoro, ma in un certo senso è una cosa che non ti appartiene, perché ti è stata data da qualcun altro. Il tuo merito finisce quando hai montato l’ultimo frame del film, il resto te lo riconoscono gli altri.

 Preferisce più la regia o la recitazione?
 Entrambi, sono due piaceri estremamente diversi. Quando interpreti cerchi di metterti a disposizione del regista affinche possa costruire su di te la sua idea di personaggio. Quando dirigi un film ti trovi esattamente dall’altra parte, e cerchi di realizzare insieme a tutti i tuoi collaboratori l’idea che hai in testa, costruendola pian piano, d'altronde il nostro è un lavoro di artigianato.

Nel 2017 fonda insieme all’attrice Alessia Bellotto la BeDi Produzioni. Come avviene la scelta di diventare produttore
La BeDi Produzioni è nata perché con Alessia sentivamo la necessità di un certo tipo di cinema, volevamo darci la possibilità di realizzare dei film come si faceva una volta, lavorando sullo stesso anche anni se è necessario, perché la costruzione di un film ha bisogno di tempo e troppo spesso è proprio quello che ti tolgono. Ti faccio un esempio, per realizzare Aleksia abbiamo impiegato circa due anni, di cui uno solamente per la costruzione dei personaggi con gli attori.

 I suoi prossimi impegni?
 Sto lavorando da più di due anni sulla mia opera prima, covid permettendo inizio 2022 inizieremo le riprese. Inoltre con la BeDi siamo in pre-produzione di un cortometraggio di un giovane talento che farà il suo esordio alla regia.

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