Sergio Savastano: "..Da qualche anno, per venire incontro alle mie “esigenze” registiche, ho cominciato a frequentare molti teatri off in Italia, gli unici che ti permettono di mettere in scena ciò che “ti piace fare”. aprile 14, 2021 \\

Sergio  ci racconti di Lei, chi è Sergio Savastano come persona?
Mi piace definirmi con un’ espressione forse un po’ antica ma che rende l’idea: diciamo che Sergio Savastano è, nel suo campo, “un onesto artigiano che cerca di fare al meglio il suo mestiere”. Detto questo, sono  anche un “nerd” di quelli tosti (sono “guardiamarina” della Flotta Astrale dello Star Trek Italian Club), leggo fumetti, divoro serie tv, sono appassionato di storia dell’astronautica e b-movie fantasy anni 50/60. Mi piace andare in bici e fare lunghe passeggiate. Ah, dimenticavo, sono anche marito e papà…

Come nasce la sua passione per la recitazione  e per la regia?
Come tante cose, è nata per caso. All’inizio degli anni ’80 ci riunivamo in casa, tra amici, e tra una festa e l’altra nascevano storie, sketches e veri e propri spettacoli. Poi nel 1986 iniziai l’avventura all’ Università Popolare dello Spettacolo a Napoli, allora diretta da Paolo Stoppa e frequentata da artisti del calibro di Giorgio Albertazzi, Ernesto Calindri, Enrico Maria Salerno coadiuvati da professionisti come il poeta Alberto M. Moriconi, il regista Alfonso Guadagni ed altri. E il gioco si fece serio…Una delle mie grandi soddisfazioni è stata poter insegnare anni dopo proprio in questa struttura.

Quali sono gli artisti dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Non c’è un artista in particolare, ma in questi 30 e più anni, ho cercato di prendere il meglio da ognuno di loro. In particolare ho ammirato e cercato di assorbire il rigore di Ernesto Calindri e Luisa Conte, in teatro. Per quanto riguarda l’audiovisivo ho avuto modo di imparare tanto da Giuseppe Tornatore, Giorgio Capitani, Arnaldo Delehaye ed ultimo, Alessandro D’Alatri, folle, geniale ed entusiasta.
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 Da anni presenta e interpreta reading di raccolte  di autori diversi su un argomento specifico. tra cui Jeffery Deaver, Maurizio De Giovanni, Federico Moccia, Anna Pavignano, Lorenzo Marone, Marco Ciriello, Francesco Palmieri, Viola Ardone, Gabriella Giglio, Federica Flocco ed altri da dove nasce questa esigenza...
Diciamo subito che io sono un divoratore di libri. Non solo li leggo, ma li rileggo o…trileggo (e anche di più). Proprio ora sto rileggendo, per l’ennesima volta, dal 1986, l’intero ciclo della Fondazione di Isaac Asimov. Questa dei reading è una bellissima esperienza che va avanti da alcuni anni anche in collaborazione con la Libreria Iocisto di Napoli.
Mi piace ricordare l’emozione nel mettere in scena un atto unico tratto da Jeffery Deaver proprio in presenza di… Jeffery Deaver in occasione della presentazione del suo libro a Napoli. Un’esperienza incredibile!

Nel 1996 ha scritto, diretto e interpretato “DUE’LLI”,  un cortometraggio vincitore del MED FILM FEST di Pisticci e finalista a Sulmona FilmFest e Valladolid in Spagna, ci racconti come ha dato vita a questo progetto.
Si, diciamo che questo è successo in un’altra vita. A metà degli anni 90 sono stato tra i primi  videomaker (giravamo con una Philips SuperVHS) e con alcuni fidati amici mettemmo su la “Miracle Film”. Girammo molti corti e partecipammo con successo a tante rassegne, alcune vincendole e in molte altre raggiungendo le finali, Penso a Sulmona e Valladolid. A volte mi capita di rileggere le locandine dei vari Festival di allora (parliamo di circa 25 anni fa…) e mi ritrovo nomi come Paolo Sorrentino, Ivan Cotroneo, Roberta Torre, Ciprì e Maresco. Insomma, una bella compagnia…

Che messaggio e che possibilità dà oggi il mondo dell’arte ai giovani artisti in un settore particolare e in perenne cambiamento come il teatro, il cinema e la televisione ormai assorbite dalla rete?
Dunque, qui il discorso è ampio. I canali classici dello spettacolo, come ben osservavi, stanno radicalmente cambiando. Oggi chiunque, in possesso di un cellulare o una videocamera può fare arte. Però c’è da dire che proprio la facilità con cui ci si può esprimere, appiattisce la qualità della proposta. Fermo restando che alcune realtà riescono comunque a venir fuori. Quindi, è si più facile “mostrarsi” ma il difficile è mantenere un livello alto e apprezzabile.

Il rapporto con la sua città Natale .
Sono del segno del toro. Quindi stanziale e poco incline al cambiamento e come dice il poeta: “Se gira ‘o munno sane, se va a cercà furtuna,,,ma quanno sponta ‘a luna, luntano ‘a Napule nun se po’ sta”!

 Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo gli artisti a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito il mondo ed in particolare il settore artistico culturale…
Il mio settore è stato duramente colpito (come tanti, del resto) dalla pandemia. Temo lo sarà ancora per un bel po’, almeno per quanto riguarda il teatro. Il cinema e la tv, operando in spazi ed in tempi diversi, fortunatamente riescono a lavorare, pur se a ritmi rallentati. Quello che maggiormente preoccupa è la precarietà. Pensa che eravamo pronti ad andare in scena lo scorso ottobre per una lunga serie di repliche alla Reggia di Portici. Ebbene, cinque giorni prima del debutto abbiamo avuto lo stop. Mesi di prove gettati al vento e …arrivederci e grazie. Inoltre, per quanto riguarda il teatro, c’è bisogno di una programmazione lunga nel tempo. Per cui in questo momento, ciò che più “deprime” e preoccupa è proprio la mancanza di progettualità e referenti cui potersi proporre

Che ricordo ha del teatro della grande Luisa Conte...
Bello, bello, bello. Ho avuto la fortuna di lavorare in una Compagnia che definisco “sospesa nel tempo”, in quanto c’erano attori che provenivano da esperienze di lavoro e di vita incredibili. Veri e propri “animali da palcoscenico”. Professionisti che calcavano le scene da decenni. Mixati con noi giovani alle prime armi, entusiasti e pronti a mettersi in gioco. Potrei raccontarti per ore aneddoti e storie sentiti in quegli anni nei camerini del Teatro Sannazaro. Un mix fantastico. E poi, Luisa Conte. Che dire? Un carisma assoluto, il Teatro allo stato puro. Tra i tanti, ho un ricordo che mi ha segnato per sempre. Un giorno la Signora Conte mi convocò per comunicarmi che in alcune repliche dello spettacolo in corso avrei sostituito uno degli attori principali. Panico! Le dissi che avrei seguito le prove dalla sala per capire al meglio l’attore che avrei dovuto sostituire. Mi disse semplicemente: ”Non  in sala. Vai al primo piano del palcoscenico e guarda lo spettacolo dall’alto. E nota le cose sbagliate, non quelle che ti sembrano fatte bene”

I suoi prossimi impegni?
Nell’immediato spero che la situazione Covid finisca del tutto o, almeno, migliori, per poter portare finalmente in scena alla Reggia di Portici lo spettacolo sulla storia del Palazzo Reale.
Da qualche anno, per venire incontro alle mie “esigenze” registiche, ho cominciato a frequentare molti teatri off in Italia, gli unici che ti permettono di mettere in scena ciò che “ti piace fare”.
Per cui un altro appuntamento a cui tengo tantissimo per la prossima stagione è la ripresa, per il quarto anno, di “Game Over” lo spettacolo scritto e interpretato con Federico Torre.



Redatto
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