Il pittore albanese Armand Xhomo : "La mia arte nasce come un'esigenza di reagire, di confrontarsi, di dire la propria per quello che mi circonda." aprile 24, 2021 \\

Armando ci racconti di lei, chi è Armand Xhomo come persona.

Armand Xhomo, 56 anni, nato in Albania, alto 1 metro e 73, di corporatura robusta proprio come avevo convinto mio figlio da piccolo che fossi. Questi d’altronde sono dati fisici e della materia, prima o poi si trasformano in nulla. Ad ogni modo devo raccontare di me stesso, dei frammenti dei ricordi, delle nostalgie, delle gioie e dei i dolori, alla fine questo è il necessario per raccontarsie rivivere quei momenti che ci rendono unici ed eterni. Incomincio. L’infanzia è volata veloce tra scuola, partite di calcio e l’estate passata al mare nel campo dei pionieri e raccogliendo spighe di grano, come tutti alla fine. Poi venne la prima adolescenza dove ci furono le prime grandi scoperte letterarie, qualcosa di folgorante, i primi viaggi insostituibili li ho fatti con Esenin, tra le steppe di Čechov, nella Parigi di Balzac e Hugo, nella desolazione di Buzzati. Nella mia città dove il sole infuocato si cala nella strada principale, dove le colline si trasformano in un paesaggio scivoloso che evoca sentimenti contrastanti: calore, melanconia, sogno. Arrivò il liceo dove leggevo nascosto tra i banchi il “Monaco nero” di Čechov ed “Il Genio” di Dreiser, allora cercavodi comprendere la sottigliezza tra i sogni realizzabili e le delusioni dell’inarrivabile. Nell’Accademia delle belle arti tutto incominciò a diventare più concreto, persino l’irreale prendeva la forma di un realismo che alla fin fine era tutto un programma politico, il realismo socialista. Infine come nei migliori sogni o nei peggiori incubi questi momenti vengono rivissuti da capo come se fossi in dormiveglia. Questo sono, diverso e somigliante rispetto a tanti giovani di ogni epoca, oscillando tra sogni rivoluzionari che vogliono cambiare il mondo, sogni che man mano diventano reazionari, che vorrebbero conservare quel poco che è stato raggiunto.

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 Descriva il suo giorno lavorativo perfetto.
Un giorno lavorativo perfetto è il “meno perfetto”, senza inizio e senza fine, senza confini. Un
giorno è perfetto quando non c’è un segnale al cervello che mi indichi che è giunta l’ora lavorativa oppure l’ora familiare. Il giorno perfetto nasce in qualsiasi momento, di notte, la mattina, durante il pomeriggio. È quel momento in cui nasce un pensiero creativo, un’emozione, questo momento può sorgere durante una camminata, davanti un bicchiere di vino oppure di fronte a un quadro, un libro, di notte tra il susseguirsi di sogni ed incubi, in seguito ad un pensiero melanconico oppure gioioso. Il resto è una routine, uno schema meccanico imperfetto che consiste nella risoluzione dei problemi di composizione o di gradazione del colore, al servizio di una sensazione che evochi il “perfetto”.
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Come nasce la sua passione per la pittura.
Mi ricordo perfettamente il quando ed il perché, a da lì il come. Probabilmente la passione è nata 52 anni fa, in un mattino dove la pioggia non smetteva di battere e le finestre si appannavano. Fuori era freddo, dentro era caldo. Fissando la finestra incominciai a crearmi delle nuove realtà disegnando sul vetro opaco con le mani, a dire il vero ciò che stavo creando non era “reale” però per me aveva la stessa valenza di una cosa che lo fosse. Questo era il primo momento dove si è manifestato il bisogno di fare qualcosa di diverso, un dialogo tra il conscio e l’inconscio. Questo evento mi ricorda molto una citazione di Picasso: "In ogni bambino c'è un artista. Il problema è capire come rimanere artisti diventando grandi.", comunque questa è un’altra storia.
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Quali sono gli artisti dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione
Nel mio percorso ho avuto interesse per diversi artisti che dal punto di vista concettuale hanno
avuto somiglianze (anche se diversi per epoca e correnti artistiche). Durante i primi anni di liceo mi sono affascinato di Gauguin: per i miei contemporanei nel resto d’Europa era un post
impressionista che aveva fatto il suo percorso, nell’Albania di quel tempo la sua arte era al limite dell’accettabile. Tuttavia in lui individuavo i segni di un rifiuto netto dei canoni estetici precedenti, i segni di una volontà di scappare dai freni imposti da un insegnamento accademico rigido, piegava la realtà al suo desiderio, sentiva e non vedeva. Al lungo andare ho reso mio il pensiero di Aurier nei confronti di Gauguin: “L'opera d'arte dovrà essere ideista, poiché il suo unico ideale sarà l'espressione dell’Idea.”. Un altro artista che ha significato molto per me è stato Willem de Kooning il quale è partito da una base di matrice realista è andato incontro ad un espressionismo astratto. Anche lui come Gauguin sentiva il processo creativo come una lotta incessante con i colori, tessuti, ma soprattutto una lotta contro se stesso. Nel lungo andare ho trovato interesse per diversi artisti appartenenti a diverse correnti: dalla transavanguardia, a Beuys, Marina Abramović, Bill Viola e ultimamente per Adrian Ghenie, che come tanti di noi che veniamo dall’accademia dell’est viaggia tra la figurazione e l’astrazione.
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Ci parli del suo rapporto artistico con l’Italia.
È da 30 anni che lavoro e creo in Italia. Ho incominciato a Certaldo con l’ottenimento del “Premio Italia” organizzato da “Eco d’arte moderna” presso il Palazzo Pretorio, poi è venuta a seguirsi una lunga rassegna di mostre collettive a partire dal Palagio di Parte Guelfa a Firenze, Palazzo Medici Riccardi, Palazzo Ducale a Gravedona, Museo Leonardiano a Vinci, Museo Civico a Siena, Manna d’Oro presso la Piazza Duomo di Spoleto, Museo Ugo Guidi. Tra i premi ottenuti vi sono il Premio “Arturo Puliti” in collaborazione con Arteforte ed il Museo Ugo Guidi ed il Premio “Miglior artista dell’anno 2016” organizzato da Artemusei Roma. Questi nomi sono solo una piccola parte delle mostre, poi ci sono molteplici collaborazioni con artisti italiani con un continuo flusso positivo. Il rapporto artistico è continuo nella vita, quotidiana nelle strade di città, carico con elementi che possono reggere il confronto ai migliori musei. Gli affreschi, le sculture, il barocco, questi sono gli elementi che ti educano quotidianamente attraverso dei sentimenti estetici fini, un rispetto profondo verso un'arte che rimane punto fisso nella storia mondiale. Un sentimento sano verso l'arte si rafforza sia tramite il dialogo con le persone semplici, sia tramite un rispetto verso i capolavori del passato; ciò costituisce qualcosa di magico che ci proietta nel futuro sulla base di un passato unico nel mondodell’arte.                                                                                                                                                                                   


Come pittore quali sono le opere a cui ha dato vita ed ha sentito più vicino alla sua sensibilità?
Tutte le opere senza distinzione. Ognuna ha con se l'angoscia di creazione, i propri dubbi, l’insicurezza, il piacere della realizzazione che si prova proprio quando qualcosa di importante è
rimasta incisa sulla tela. I quadri sono le nostre sensazioni più profonde, quelle registrate con forza nell'anima. Quando queste sensazioni emergono dal subconscio cercano di materializzarsi in tela: Un legame invisibile nato interiormente si materializzerà fisicamente. Ritornando alla domanda è proprio per questo che mi sento vicino in maniera uguale a tutte le opere che ho prodotto.

L'arte vera nasce dalla riflessione, dello studio, della sofferenza, dalla passione, dal talento,
tutte espressioni adatte alla sua arte figurativa in quella si rispecchia maggiormente.

La mia arte nasce come un'esigenza di reagire, di confrontarsi, di dire la propria per quello che mi circonda. Questa può essere una necessità sia spirituale che sociale che artistica. Nella prima fase tutto emerge istintivamente e poi man mano va ad intrecciarsi con la propria ragione, da questa riflessione prende inizio un’opera. Dopodiché studio con attenzione tutti gli elementi che permettono di trovare l’equilibrio di un pensiero che viaggia tra la coscienza, incoscienza e la materia, oscillando tra questi elementi nasce un'opera. Alla fine l'esecuzione di un lavoro è legata con la sofferenza esecutiva, dove il successo banalmente è legato anche con un pizzico di
talento. Ecco, la riflessione, lo studio dei colori, la frattura dei pennelli, la composizione, la sofferenza nel trovare un equilibrio tra i vari elementi, tutto ciò è al servizio del pensiero,l’elemento in cui mi rispecchio maggiormente.

Lei è stato anche un grande scenografo in Albania.
Sarebbe più appropriato dire che ero un giovane con grandi sogni per la scenografia. Per me la scenografia era un punto d'incontro tra la letteratura, l'architettura e la pittura, elementi che nella
prima fase del percorso erano posti allo stesso livello d’importanza. Due anni dopo la conclusione dell'Accademia di Belle Arti ho messo in scena più di 20 scenografie, anche in veri e propri templi dell'arte albanese come il Teatro dell'opera e del balletto di Tirana e la Televisione Nazionale, oltre a ciò ho lavorato in numerosi altri contesti. Per me la scenografia è stata un vero amore: odore di scena, le luci, le quinte, i costumi, tutto ciò era come un perdersi in un'altra dimensione che poi ha costituito la mia pittura. Le varie simbologie, gli elementi surrealisti, l'atmosfera che circonda le mie figure, sono quasi teatrali: questi elementi sono arricchiti con degli aspetti espressionisti, in breve l'apparire per raggiungere l'essere (la base per il teatro). Subito dopo sono partito per l'Italia e ciò ha costituito un cambiamento nel mio percorso artistico.

Che messaggio e che possibilità dà oggi il mondo dell'arte ai giovani artisti in un settore in perenne cambiamento culturale e ormai assorbito dalla rete. C'è spazio in Italia per giovani artisti talentuosi?
Credo che esistiamo in un momento di cambiamento epocale. Le possibilità sono infinite e più
veloci da cogliere rispetto a prima. Sta nascendo una cultura più democratica dove tutti possono
dire facilmente la propria e dove esiste il rischio di sentirsi toccati dal giudizio di un pubblico spesso non professionale. Per questo credo fermamente che nel mondo del professionismo bisogna dare più spazi aiutando per prima le gallerie ed i critici d’arte, anche tramite una tutela fiscale concreta, e loro aiutare gli autentici giovani artisti. Lo Stato deve diventare un mecenate dando la possibilità a questi giovani nella ricerca artistica. Non a caso proprio quando l'arte era sovvenzionata, in quel periodo in Italia sono fioriti capolavori d'arte mondiale. Questo obiettivo può essere perseguito anche tramite dei concorsi aperti per i giovani artisti che possono riempire i musei e gli spazi pubblici con la nuova linfa. Quindi lo spazio c'è per i giovani artisti, basta attuare delle misure.


 Il rapporto con la sua città natale.
La mia piccola città per me assomiglia ad un piccolo porto, però invece del mare c'è un'infinità di campi di grano. Un inverno dai colori caldi e freddi come la terra, la primavera è di un verde
freddo e brillante, in estate il giallo d'oro dei campi di grano ondeggianti è onnipresente. Alle spalle della città c'è sempre un verde caldo e maturo degli ulivi. Le persone sono calme e riflessive, pacifiche e dignitose, accoglienti e positive come la natura che circonda loro. Gente che lavora sodo ma il pomeriggio tardi vestiva meglio per un giro in città, per uno scambio di saluti ed uno scambio di parole. Tutto ciò, il colore dei campi, le colline dolci ed accoglienti, le persone positive come in una famiglia, hanno aiutato a creare una parte importante di quello che sono. Durante l'infanzia avevo un rapporto quasi materno con la città. Purtroppo piano piano la città incominciò a prendere la forma di un miraggio. Il desiderio, la nostalgia ed i ricordi mi portano sempre vicino, però la vita quotidiana, gli impegni, le scadenze fanno di ciò un miraggio desiderato e che tuttavia sempre si allontana.

 Il lavoro al tempo del coronavirus, come stanno rispondendo gli artisti a questa emergenza
virale ed umanitaria che ha colpito l'Italia e del mondo, come pensate di entrare in campo viste le problematiche che sta affrontando il mondo della cultura in generale.

Questo periodo in cui è impossibile frequentare musei, gallerie, sale da concerto, la via prediletta è quella da remoto. È un momento delicato che potrebbe avere tuttavia dei risvolti positivi: c'è più tempo per meditare e quindi ragionare per intraprendere strade nuove. Tuttavia, se da un lato c'è stato più tempo per meditare, le possibilità per confrontarsi con il mondo dell'arte e degli artisti si sono ridotte a veramente poche: le mostre online, le dirette streaming, tutto ciò non può riempire un vuoto che si crea dal contatto diretto, il flusso di energia comincia a calare nell'ambiente artistico. Tuttavia nulla è definitivamente perduto: se queste mancanze hanno prodotto l'acquisizione di una serie di abilità informatiche, allora da questa situazione è possibile uscire più forti di prima, far vivere la vecchia tradizione artistica con nuove modalità di diffusione dirette, veloci e di grande espansione.

Armando Xhomo - EJAlbum

 I suoi prossimi progetti
Il prossimo progetto è Aeternium, una mostra progettata e curata da me stesso presso la Casa di
Dante a Firenze dove vi esporranno sei artisti da diversi continenti e culture. In seguito si terrà unaltro evento, “Trasparenze”. Questo evento si terrà presso la mia galleria dove parteciperanno 40artisti. Verso la fine di quest'anno esporrò all'Expo di Dubai in una selezione di artisti italiani.
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Siamo una Associazione nata nel 2000, apartitica e interconfessionale, denominata “Napoli Cultural Classic” (Associazione Culturale volta alla diffusione dell’arte e della cultura, diretta alla promozione di artisti e di studiosi in fase di  affermazione nel campo del cinema, teatro, televisione, musica, danza, arte figurativa, moda, scrittura, scienze giuridiche e tecnologiche e di tutte le altre forme di scibile che i soci ordinari riterranno opportuno inserire.).

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