il giovane regista Simone Ciancotti Petrucci : " Se hai qualcosa da dire ci sarà sempre la buona possibilità di trovare qualcuno che sia disposto ad ascoltarla. " maggio 11, 2021 \\

Simone  ci racconti di Lei, chi è  Simone Ciancotti Petrucci  come persona?
Raccontare sé stessi è una delle cose più difficili e più complesse che possano esistere, credo sia sempre meglio farlo fare agli altri. In generale sono una persona che ama molto le storie e che ha sempre avuto la passione per la scrittura. Ho una spiccata propensione per la solitudine, ma amo tantissimo anche ascoltare i racconti di vita di altri e conoscere gente che ha qualcosa da tramandare. Ho tantissimi difetti, alcuni estremamente limitanti: sono un pessimo lettore, ad esempio, ma sto rimediando (soprattutto grazie alla mia compagna che ha perso almeno dieci anni di vita per consigliarmi, a spronarmi ad approcciare nuove cose e molto altro).
SIMONE CIANCOTTI PETRUCCI, OUTSIDER DI ROMA NORD
Descriva il suo giorno lavorativo perfetto…
Il giorno lavorativo perfetto non esiste, soprattutto quando si parla di un lavoro artistico. Ci sono dei giorni in cui hai un “flusso” enorme, in cui ti ritrovi a scrivere una pagina dietro l’altra e ce ne sono altri in cui sbatti la testa per ore davanti al computer senza riuscire a mettere due parole in fila. Diciamo che, per quello che mi riguarda,  le cose migliori arrivano al calar del sole, la sera o nel cuore della notte. Con della buona musica. Il mio giorno lavorativo perfetto arriva quando riesco a portare a casa almeno la stesura di una nuova pagina su cui lavorare l’indomani.
Fermo restando che, comunque, questo non è il mio primo lavoro e che, nella vita di tutti i giorni, l’ufficio prende molto spazio.

Come nasce la sua passione per la regia ?
Diciamo che è arrivata tardi, quando ero già all’università. Inizialmente volevo misurarmi esclusivamente con la recitazione e la scrittura, facevo teatro e scrivevo dei racconti. Poi ho notato che faticavo molto a creare qualcosa insieme ad altri, amici o compagni di corso che fossero; non tutti erano disponibili a dedicare ai vari progetti lo stesso tempo e la stessa passione che mettevo io. Questo, inizialmente non era un problema, ognuno è fatto a suo modo e vive le cose come crede, solo che poi, quando si trattava di dover condividere le scelte con altri, su progetti comuni, mi trovavo a disagio. Credevo fosse molto ingiusto dover vedere il mio parere sullo stesso piano di quello di altri che avevano fatto il 50% del lavoro che avevo fatto io. Mi sentivo anche molto limitato a livello espressivo, volevo prendermi la responsabilità di raccontare quello che volevo e come lo volevo, senza dover per forza condividerlo con qualcun altro. Quindi mi sono deciso a realizzare un primo progetto in solitaria, l’ho chiamato “Opera Prima”; è stato meraviglioso rendersi conto quanto possa essere bello scrivere una storia, inventare dei personaggi e dargli vita. L’ho girato senza soldi e con l’aiuto di colleghi che, ancora oggi, collaborano con me. Con tutti i difetti e i limiti, voglio molto bene a quel cortometraggio.
Al via "Tutta colpa di Kubrick", web serie di Simone Ciancotti Petrucci -  VignaClaraBlog.it
Quali sono gli artisti dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Amo alla follia gli artisti che provano a non fare due volte la stessa cosa e quelli che riescono a durare decenni con il loro lavoro. Quando mi chiedono quali siano i miei registi preferiti faccio sempre gli stessi nomi, Stanley Kubrick, Gillo Pontecorvo, Matteo Garrone, Paul Thomas Anderson ed Alejandro Gonzalez Inarritu. Perché, nonostante siano autori molto diversi tra loro e nonostante alcuni temi siano sempre presenti in tutti i loro film, si sono sempre messi in discussione. Kubrick ha affrontato quasi tutti i generi, Pontecorvo ha raccontato storie molto distanti dalla sua vita e dalla nostra cultura, tutte con passione e maestria (lo schiavismo, i lager nazisti, il terrorismo basco, la ribellione maghrebina contro i coloni francesi ecc...), Garrone rischia sempre qualcosa di nuovo e, esattamente come Paul Thomas Anderson, mette molto del suo vissuto in quello che fa. Sono due autori estremamente riconoscibili: raccontano cose che sembrano sempre essergli molto vicine, Garrone ha iniziato con dei prodotti di fiction dallo stile documentaristico, girati a Roma e nei dintorni, Anderson, invece, nella sua San Fernando Valley.
Da questo sono arrivati a raccontare anche altre realtà diverse e profonde, con la stessa maestria e la stessa passione, senza che importasse quale fosse il fulcro del racconto: la criminalità organizzata, la straordinarietà della maggior parte della popolazione del sud Italia oppure la storia di un sarto inglese del Novecento.
L’hanno raccontato divinamente.
Amo i registi che fanno pochi film e riescono a renderli tutti, o quasi, memorabili.
Amo anche Alejandro Gonzalez Inarritu che, pur essendo stato più ripetitivo degli altri, soprattutto nei primi tre film che ha fatto (capolavori), è capace di emanare una spiritualità ed una poesia nelle sue opere che, difficilmente, trovano pari nel lavoro dei contemporanei.
Detto questo, vedo e rivedo film di tantissimi registi italiani e stranieri, artisti che non metterei sul podio nell’immediato, ma che hanno fatto cose eccezionali: Gabriele Salvatores, Paolo Sorrentino, Vittorio De Sica, Luchino Visconti, Sergio Leone, Robert Zemeckis, Damien Chazelle, Billy Wilder, Milos Forman, Michael Mann, Denis Villeneuve, Quentin Tarantino ecc... Anche se non li amo in toto e sono meno legato a loro (in alcuni casi, semplicemente, per la mancanza di una conoscenza profonda), sono rimasto comunque affascinato dal lavoro dei grandi maestri come Woody Allen, Martin Scorsese, Francis Ford Coppola, Steven Spielberg e tanti altri.
Per come la vedo io, il lavoro di chiunque può influenzare un giovane aspirante artista. Anche dell’ultimo regista in circolazione. Non ho mai realizzato un lungometraggio quindi, chiunque abbia realizzato un film, anche il più brutto sulla faccia della Terra, ha qualcosa da insegnarmi. Sia nel bene che nel male.
NEMESI | Simone Ciancotti Petrucci - Foggia Film Festival 2017
Preferisce la  scrittura o  la regia?
Non c’è scelta tra queste due cose per quello che mi riguarda, le vedo come due aspetti consequenziali, due facce della stessa medaglia. La mia visione registica esiste se esiste anche qualcosa che ho scritto io e decido di scrivere qualcosa solo se mi sento davvero interessato a visualizzarlo o a dargli una forma. Tolto il desiderio di scrivere libri (sempre presente e su cui voglio lavorare maggiormente) che, ovviamente, nasceranno esclusivamente per la voglia di raccontare qualcosa.

Lei ha diretto  cortometraggi di spessore umano, tecnico ed intellettuale a quale è più legato…
Ho diretto cinque cortometraggi “Opera Prima”, “Tutta colpa di Kubrick”, “Nemesi”, “Ci sarà tempo” e “Storia di Nina”. Ognuno di questi è meglio del precedente in qualcosa, ha un’aggiunta, un aspetto narrativo o tecnico che è stato migliorato. Penso di poter dire di non essere mai tornato indietro fino a questo momento, di aver provato sempre ad avanzare, e ne sono molto felice.
Detto questo, sono legatissimo a “Nemesi” e “Ci sarà tempo”.
Perché sono due lavori che hanno costituito delle sfide produttive importanti per diversi motivi: per il lavoro con gli attori, per la scrittura e per la regia, per il lato organizzativo ecc...
Sono due lavori che mi hanno fatto crescere incredibilmente e gli sarò sempre grato.
Ma sono arrivati perché sono esistiti “Opera Prima” e “Tutta colpa di Kubrick” ed hanno fatto in modo che decidessi di realizzare “Storia di Nina”, scrivendo per la prima volta insieme a qualcun altro, Simonetta Sola.
Sviluppando una sua idea e non una mia, sempre per la prima volta, confrontandomi anche con il montaggio.
Tutto è legato e consequenziale, per quello che mi riguarda.

Cambierebbe qualcosa nel mondo del cinema in cui si è formato?
Sì. Farei in modo che i set, per fare esperienza, siano accessibili a tutti e non solo per chi esce da una scuola di cinema o ha le conoscenze giuste.
Se fosse stato sempre così, se le cose avessero sempre funzionato come capita oggi, il cinema italiano non sarebbe mai esistito.

 Che messaggio dà oggi il mondo dell’arte?
Difficile dirlo, non ne colgo nessuno in particolare. Sicuramente per un limite mio.

 C’è spazio in Italia per giovani artisti talentuosi e se dovesse dare un consiglio appassionato a un aspirante  regista, cosa gli direbbe?
A volte credo proprio di no, ma poi trovo delle persone interessate a quello che faccio, come voi, ad esempio, come i festival che ospitano i miei lavori o come le testate che scrivono di me o delle mie storie, quindi penso di poter dire di sì. Se hai qualcosa da dire ci sarà sempre la buona possibilità di trovare qualcuno che sia disposto ad ascoltarla. Ad un aspirante regista come me direi di seguire la propria passione e di fare di tutto per farla diventare un lavoro, ma di investire anche nella formazione di una professionalità che possa garantire una sicurezza economica per fare quello che si sente di voler fare.
Una lezione che ho imparato troppo tardi.
CI SARÀ TEMPO | Simone Ciancotti Petrucci - Foggia Film Festival 2019
Il rapporto con la sua città Natale.
Amo Roma, ma è molto difficile viverla davvero, soprattutto se non abiti in centro ed io, purtroppo, non ho questa fortuna.
È una città molto dispersiva, una città che accoglie dieci città al suo interno, con una grandezza doppia rispetto a tantissime capitali europee che vengono viste come un modello: Parigi, Berlino o tantissime altre.
Avrebbe bisogno di ritrovare quella poesia perduta e quelle persone che, decenni fa, hanno fatto in modo che tutto il mondo si innamorasse di lei. Il problema non è se muore un Gigi Proietti, un Nino Manfredi, un Sergio Leone, un Alberto Sordi, un’Anna Magnani o tanti altri, questo, purtroppo, fa parte del ciclo della vita, il problema è che non c’è stato un ricambio generazionale e quei miti resteranno inarrivabili. Per colpa delle generazioni successive, anche della mia, e dei ragazzi che sono arrivati dopo, io per primo. Probabilmente siamo tutti troppo concentrati su quello che vogliamo fare, nel nostro egocentrismo, per essere sinceramente interessati a conoscere nel dettaglio quello che è stato ed imparare realmente. Roma è una città straordinaria che, moltissime, troppe volte, è associata all’inefficienza, al degrado, ai quartieri difficili, alla politica e alla religione, ma è anche molto altro. È un set cinematografico a cielo aperto, ad ogni angolo ha una chiesa con dei capolavori artistici preziosissimi, ha ancora delle piccole botteghe artigiane con delle storie incredibili (sempre meno, purtroppo), ha una tradizione culinaria unica al mondo, ha natura, storia e modernità, limiti e stimoli, una città sospesa tra sacro e profano. Tra il Papa e uno dei derby calcistici più sentiti al mondo.
Come fai a non amarla?
Simone Ciancotti Petrucci - IMDb
 “ Tutta colpa di Kubrick ” è una serie web, di cosa parla.
Racconta la storia di un’amicizia che deve finire, la storia di Simone che non riesce a liberarsi di Antoniomaria e che, per questo, fa del male alle persone che lo circondano, alle persone che dice di amare.
Parla di rapporti umani e della difficoltà che, tantissime volte, si trova per coltivarli, per mandarli avanti, ma anche per chiuderli.
Nasce dal soggetto del cortometraggio che ho realizzato nel 2016, ma ha visto un’evoluzione totalmente differente; molti si concentrano sul personaggio di Antoniomaria, un complottista convinto che Kubrick abbia girato un finto sbarco sulla Luna, che l’uomo non ci sia mai stato realmente, e che questo abbia permesso agli americani di ottenere il controllo del Mondo, ma non riguarda solo questo.
Riguarda l’attitudine che tantissimi hanno, quella di dare la colpa ad altri delle scelte che hanno fatto o che non hanno avuto il coraggio di fare.
La serie parla di tante persone e sono convinto che molti avranno la possibilità di riconoscersi nella storia e nei personaggi.
Opera Prima (2015) - IMDb
Se potessi svegliarsi domani con una nuova dote, quale sceglierebbe?
Quella di una disciplina ferrea.

I suoi prossimi impegni?
Come disse Paolo Sorrentino “quando hai tante idee, sostanzialmente, non ne hai nessuna” e, al momento, ne ho davvero troppe. Ho bisogno di pensare ad altro per un po’, poi si vedrà.

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