L'attore Dario Leone: "Con tutti i personaggi che ho abitato ho creato un rapporto di sintonia, dispiacendomi un po' quando arrivava il momento di salutarli.." maggio 12, 2021 \\

Dario  ci racconti di Lei, chi è Dario Leone come persona?
Essenzialmente credo una persona molto curiosa, molto riflessiva -a volte pure troppo-, che ama ridere e giocare. Forse per questo sono finito a fare questo lavoro, che in inglese si dice “Play” e in francese “Jouer”.
Dario Leone Phone Number, Address, Public Records | Radaris
Descriva il suo giorno lavorativo perfetto…
In generale è quello in cui ti svegli la mattina felice di affrontare la giornata lavorativa che ti aspetta. Visto dal fondo della giornata invece quello in cui torni a casa stravolto per aver fatto cose belle. Una delle fasi lavorative che mi porta a queste due condizioni è quella delle prove.  E' il momento puramente creativo, il momento per sbagliare, per cercare strade, per veder crescere un'opera grazie al contributo creativo di tutti quelli che ci lavorano. Amo le prove, è uno dei momenti più belli di questo lavoro.
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Come nasce la sua passione per la  recitazione?
Non credo ci sia stato un momento solo, ma una serie di momenti che piano piano mi hanno portato alla consapevolezza. Sicuramente la mia curiosità ha avuto un ruolo importante, da bambino mi piaceva ascoltare storie.
Poi da ragazzino mi divertivo con gli amici a inventare e filmare scenette ridicole, ma non avevo mai pensato che potesse essere un lavoro, lo facevamo per ridere, spesso per una giornata intera fino alle lacrime.
Poi sono arrivati alcuni film e video di spettacoli che mi hanno stregato e che sono certamente stati corresponsabili, tre su tutti “Mediterraneo”, “i Cento Passi”, “A me gli occhi please”.
A quel punto era ormai la fine del liceo, e iniziai a pensarci seriamente.
Dopo il liceo mi iscrissi contemporaneamente all'università (scienze biologiche) e alla mia prima scuola di recitazione. E scoprii che recitare mi faceva sentire più vivo che mai.
Il giorno in cui mi sono laureato in biologia mi sono detto “Ok, adesso posso fare l'attore”.

Quali sono gli artisti dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Quanto all'influenza sicuramente sono tanti e in ogni campo, dalla musica, al cinema al teatro...
Le poesie di De Andrè, le ballate di Guccini, la tromba di Miles Davis, le spade e i cavalli di Dumas...potrebbe essere un elenco lunghissimo, e la cosa bella è che non smette mai di aggiornarsi.
Quanto all'ispirazione credo sia sempre un'arma a doppio taglio, credo che si debba cercare di essere sé stessi anche in questo, di non somigliare a nessuno.
Però se mi chiedi un nome, uno solo, non posso che rispondere col nome di un mito vero: Gigi Proietti. Quando da ragazzino scoprii in casa la videocassetta di “A me gli occhi please” ne rimasi folgorato, passavo i pomeriggi a guardarlo e riguardarlo.
Al mio primissimo concorso teatrale portai un monologo di quello spettacolo, e mi portò molto bene. Ho sempre sperato un giorno di conoscerlo, e ho avuto la fortuna di poter studiare con lui, una decina di anni fa. Un regalo bellissimo della vita.
Qualcosa da condividere - Cinematografo
Nel 2008 è in “Cirano di Bergerac”, con la regia di Corrado d'Elia, cosa ricorda di quel debutto...
Prima di allora avevo solo partecipato a spettacoli semi-professionali, più che altro lavori di fine anno della scuola di recitazione. “Cirano” di Corrado era uno degli spettacoli in cui mi sarebbe un giorno piaciuto lavorare, lo vedevo come un sogno.
Poi un giorno mi iscrissi a “Hystrio”, concorso nazionale per giovani attori, e in giuria c'era Corrado. Il concorso andò molto bene, anche se non vinsi, e qualche settimana dopo lui mi chiamò ricordandosi di me a Hystrio, mi chiese se volessi partecipare a un provino per il nuovo cast di Cirano... ovviamente ci andai di corsa, mi presero in compagnia, e da lì è iniziato tutto. Sono stato in quel cast per 8 anni, e ho guardato tutte le repliche dalle quinte, imparando tantissimo da persone che facevano questo lavoro già da 20/30 anni. E' uno spettacolo a cui sono molto affezionato.
Dario Leone arriva sulle piattaforme con il film “Le Guerre Horrende” di  Luca Immesi e Giulia Brazzale - Oltre le colonne
Come attore quali sono i personaggi che ha portato in scena ed ha sentito più vicino alla sua sensibilità.
Per fortuna i personaggi sono tanti e spero che saranno sempre di più, e ad ognuno di loro sono legato per qualche motivo. Con tutti i personaggi che ho abitato ho creato un rapporto di sintonia, dispiacendomi un po' quando arrivava il momento di salutarli. Anche quando il personaggio in questione è terribilmente lontano da me e fa o dice cose che a me come persona ripugnano, c'è sempre questa sinergia, questo patto di coabitazione, che mi diverte molto.
Quindi in definitiva non sono loro ad essere vicini alla mia sensibilità, ma io che dovendoli abitare per un po' mi avvicino alla loro. Per fortuna a fine giornata però torno me stesso.

 Lei ha debuttato anche come autore e regista dell’opera  “Bum ha i piedi bruciati”, spettacolo sulla vita di Giovanni Falcone, patrocinato dalla Fondazione Falcone di Palermo. Come nasce questo spettacolo.
Sì, ma tengo a precisare che lì sono solo il regista di me stesso: ne sono autore, regista e interprete. Non sono un regista toutcourt, o almeno per ora, non ho mai diretto altri attori se non in piccole cose.
Lo spettacolo è nato nel 2015, ma credo che quella sia solo la sua nascita “esteriore”. Credo che la nascita vera risalga proprio al 23 Maggio 1992, quando io, bambino di 10 anni non ancora compiuti, per la prima volta notai che il telegiornale non era solo una cosa “per i grandi” ma che in qualche modo parlava anche a me. Quel sabato pomeriggio lo ricordo come fosse ieri, e probabilmente mi sono portato appresso da quel giorno la necessità di raccontare questa storia.
E' uno spettacolo con cui stiamo girando Italia ed Europa da 5 anni, e a cui voglio molto bene.

Ci racconti del suo impegno nel 2016 come interprete,  unico attore del cast, il ruolo del Pascià Selim ne “Il Ratto del Serraglio” di Mozart, al Teatro alla Scala di Milano.
Un sogno. Immaginatevi di svegliarvi, appunto felici per la giornata lavorativa che vi aspetta, e andare a fare le prove in un teatro in cui attorno a voi un'orchestra suona dal vivo, tutto il giorno, brani di Mozart, sui quali dovete provare tempi e respiri delle vostre scene.
Ne ho un ricordo meraviglioso. Io ero l'unico attore ma non l'unico personaggio: gli altri personaggi erano cantanti e ballerine. E' stato un bellissimo gioco di contaminazione tra vari linguaggi: quello musicale strumentale dell'orchestra, quello musicale cantato dei cantanti, quello fisico delle ballerine, e quello attorale che portavo io.
Sommati ai linguaggi estetici di costumi e trucco che facevano da ciliegina sulla torta.
Poi andare in scena su quel palco, con 4mila occhi che ti fissano, 4 mila orecchie che ti ascoltano, e con tutta la Storia che ci è passata, è un'emozione unica

Da attore ad autore, d’autore a regista,  da regista a doppiatore, da doppiatore   a speaker, come avvengono questi passaggi…
E' sempre colpa o merito della curiosità, croce e delizia

Preferisce il cinema  o il  teatro?
E' come chiedere se voglio più bene alla mamma o al papà.
Entrambi, in modi simili ma diversi, sono ormai per me irrinunciabili, e per fortuna coesistono felicemente nella mia agenda.

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Che messaggio e che possibilità dà oggi il mondo dell’arte ai giovani artisti in  un settore particolare e in perenne cambiamento come il teatro, cinema e la televisione ormai assorbite dalla rete?  C’è spazio in Italia per giovani artisti talentuosi ?
Io credo che la rete abbatta diversi muri, aumenti le possibilità. Oggi si può entrare in contatto con realtà lontane e in alcuni casi partecipare a provini per progetti lontanissimi semplicemente inviando dei video o altro materiale.
Insomma dalla rete possono nascere tante nuove opportunità. Ma come da ogni cosa, anche dei limiti. L'uso smodato dei social e della ricerca dei “follower” rischia di diventare fine a se stesso e di dominare anche scelte artistiche.
Io credo che lo spazio per chi ha qualcosa da dire ci sia sempre, e che i giovani artisti siano più fortunati di quelli di decenni fa, perché la rete rende questo spazio più accessibile. A patto, però, che la ricerca sia ricerca della possibilità di esprimere la propria creatività e non una semplice ricerca della visibilità. Se è quella a guidare, allora ogni successo, magari più raggiungibile che in passato, sarà vuoto e insoddisfacente.

Il rapporto con la sua città Natale .
Ovviamente ho anagraficamente una città natale, ma non mi sento di avere radici in un posto solo. Sono nato a Milano, ma non ci ho mai vissuto prima di 5 anni fa. Oggi è una città straordinaria, aperta, dinamica e ricca di fermento culturale.
Sono cresciuto in provincia di Lodi, in mezzo alla campagna, tra cascine e fossi. Con quei posti ho un rapporto ritrovato: quando ci vivevo il mio sguardo andava fuori, ma adesso che non ci vivo da tanti anni, quando torno per qualche giorno a quei luoghi, a quei ritmi più calmi, a quei suoni, hanno su di me un effetto rilassante.
E poi, vengo da una famiglia meridionale, papà salentino e mamma calabrese, e il sud è parte preponderante delle mie radici.

Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo gli artisti  a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito  l’Italia e il mondo e come pensate di rientrare in campo viste le problematiche che sta affrontando il mondo della cultura in generale.
E' stata come per molti settori una bella botta. Non solo per chi sale su un palco ma per tutti i lavoratori che lavorano attorno: elettricisti, macchinisti, scenografi, stilisti, eccetera.
Prima di tutto mi auguro che non si rientri in campo tornando con le lancette in tutto e per tutto a Febbraio 2020, perché molte difficoltà sono esplose ovviamente per lo stop necessario ma sono il risultato di una realtà confusa, frastagliata e precaria dei lavoratori dello spettacolo. Una delle cose positive, che speriamo non vada persa con la ripartenza, è il ritrovato senso di comunità di questo mondo.  Da questo dramma sono nati dibattiti e proposte che speriamo vengano approfondite e poi realizzate.
E dall'altra parte spero che i cittadini si rendano maggiormente conto di quanto sia presente nella loro vita il frutto del nostro lavoro: se non siamo impazziti tutti durante il primo lockdown, è perché abbiamo passato le giornate a leggere, a sentire musica, a vedere film o serie. Provate a immaginarvi il lockdown della primavera 2020 senza queste cose: un incubo.

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I suoi prossimi progetti.
Tra qualche giorno sarò sul set del nuovo film di Silvio Soldini, poi qualche altro progetto cinematografico in estate, e poi finalmente si riparte con le prime nuove date di “Bum ha i piedi bruciati”. Non vedo l'ora.


 


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