Il giovanissimo direttore d'orchestra Andrea Foti: "Dirigere richiede grande senso di responsabilità e una spiccata sensibilità nei confronti sia della musica che dei musicisti.." maggio 17, 2021 \\

Andrea ci racconti di Lei, chi è Andrea Foti come persona?
Raccontarsi è sempre qualcosa di estremamente delicato e complesso perché il rischio è sempre quello di risultare come degli elogiatori di se stessi. Se dovessi però fare uno sforzo nel descrivermi, parlerei dell’artista anziché della persona. Credo che l’aggettivo che meglio mi definirebbe sia “curioso”. In effetti ripensando a me da piccolo sino ad oggi, penso che il fil rouge che ha sempre attraversato la mia via sia stata proprio la curiosità.  Una curiosità che mi ha sempre spinto a voler conoscere tutto ciò che mi circonda in maniera profonda e vera. Inevitabilmente questo mio carattere ha influito in maniera determinante nella vita artistico - musicale, dove ogni partitura  da dirigere è per me motivo di immensa scoperta e arricchimento personale. Credo che a prescindere dalla strada che ognuno di noi decida di intraprende nella vita, la curiosità resti  il motore principale che ci porta sempre avanti. In quanto alla persona, preferisco che siano gli altri a dire cosa vedono in me.
Andrea Foti - Pianista, direttore d'orchestra - Cremona | Kleisma.com
Descriva il suo giorno lavorativo perfetto. . .
Per me fare musica non è mai stato un lavoro ma piuttosto un enorme privilegio del quale ogni giorno sono grato alla vita. Se dovessi però descrivere una mia giornata di musica ideale potrei solo dire che la vivrei sempre in modo molto viscerale dall’inizio alla fine, come d’altronde ho sempre vissuto l’arte: una continua ricerca di un’imperfetta perfezione.

Come nasce la sua passione per la musica classica?
Non saprei indicare il momento o il modo con il quale la musica è entrata nella mia vita. Posso però dire che alcuni brani hanno rivoluzionato in maniera decisiva la mia vita, spingendomi  sempre di più verso quel tipo di musica che non definisco “classica” in quanto ho sempre ritenuto questo termine la causa della repulsione che molti giovani hanno oggi verso questo stile musicale. Un brano che sicuramente ha segnato in maniera importante la mia vita è stato il concerto per pianoforte e orchestra in mi minore di F.Chopin. Lo scoprii da pianista e non da direttore ma ne rimasi letteralmente folgorato. I suoi equilibri orchestrali, le straordinarie frasi musicali del secondo movimento mi indussero a pensare che non potevo soltanto suonare quel brano ma che avrei dovuto anche dirigerlo un giorno. Altro brano che mi segnato è la Sinfonia nr.7 di A. Bruckner, un brano che ha stravolto i miei concetti di suono spingendomi maggiormente a una ricerca sempre più approfondita delle sonorità orchestrali. Per ultimo devo però citare due compositori fondamentali nella mia formazione musicale: da una parte J. Sibelius con la sua musica che a mio parere sfonda la parete dello spazio e del tempo portandoti in altri mondi tutti da scoprire, dall’atro lato G.Verdi che ha raccontato, a mio parere, meglio di chiunque altro la vita umana in tutte le sue sfaccettature attraverso le sue opere.
il giovane pianista Andrea Foti : "..con il pianoforte, ho sempre ricercato  un suono molto personale intimo che rispecchiasse alla perfezione la mia  idea musicale."
Quali sono i compositori dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Come già anticipato nella precedente domanda, due compositori hanno segnato i due campi in cui opero come direttore d’orchestra, ovvero G:Verdi per l’opera lirica e J.Sibelius per la musica sinfonica o comunque per una produzione prettamente orchestrale. Verdi mi ha accompagnato in tutto il percorso di studi sin da subito. Già dagli studi pianistici, amavo affrontare le opere verdiane al pianoforte e cercare di sviscerare il contenuto drammaturgico dei suoi drammi. Verdi mi ha dato conforto in molti momenti della mia vita e credo che resterà il mio autore prediletto per l’opera insieme a Mozart. Dall’altra parte Sibelius ha creato in me sempre un forte senso di “sturbamento”. Uso volontariamente questo termine perché credo si addica perfettamente a ciò che la sua musica provoca in me. Infine non posso non citare Mozart, compagno fedele per chiunque ami davvero la musica. Difficilmente accosto la parola “genio” a un compositore perché credo sia spesso abusata, ma per Mozart penso sia inevitabile utilizzarla.

Che cosa vuol dire per Lei dare vita ad una composizione musicale e cosa significa per Lei dirigere un’orchestra? In parole semplici, quale magia si nasconde dietro al mondo della composizione e della direzione?
Di questa domanda cercherò di rispondere solo alla prima parte. Dare vita a una composizione credo sia uno degl’atti di fiducia più grandi che un artista  possa compiere nella vita. Comporre, ma in senso più generico creare, necessita di un enorme coraggio da parte dell’artista in quanto egli deve mettere a nudo il proprio essere davanti al mondo. Quando mi è capitato di comporre ho sempre provato un senso di strano timore nel riascoltarmi perché sembrava che in quel momento la musica raccontasse lati di me che non volevo far conoscere a tutti. Alla fine però questo timore passa perché la bellezza fa superare qualsiasi paura. Dirigere, invece, credo sia un’esperienza grandiosa. Dirigere richiede grande senso di responsabilità e una spiccata sensibilità nei confronti sia della musica che dei musicisti. Il gesto, come diceva Toscanini, deve essere il un’estensione del proprio pensiero. In questa frase credo si nasconda il mistero della direzione d’orchestra. Su quale magia si nasconda dietro questi due mondi non so dare una risposta in quanto io stesso cerco ogni giorno di capire cosa si celi dietro le note.
MyPassion
Cambierebbe qualcosa nel mondo della lirica in cui si è formato?
Questa è davvero una domanda troppo complessa e che richiederebbe un’intervista a parte. Posso dire che tante sono le cose che si potrebbero fare per migliorare questo ambiente che a volte sembra non premiare il talento e la voglia di fare. Credo però che uno degli errori più gravi del mondo della musica cosiddetta classica, sia la poca attenzione verso gli artisti giovani. I direttori  in questo fanno molta difficoltà ad emergere da giovani in Italia perché spesso si è costretti a sentirsi dire: “non ha abbastanza esperienza”. Ma come può un artista fare esperienza se prima dei trent’anni viene raramente considerato nel nostro paese? Pensiamo ad altri paesi europei come la Germania, dove un ragazzo a 35 anni è già ritenuto vecchio per intraprendere la carriera di direttore. Questo dovrebbe farci riflettere molto.

C’è spazio in Italia per giovani musicisti talentuosi e se dovesse dare un consiglio appassionato a un aspirante musicista, cosa gli direbbe?
Ho in parte già risposto a questa domanda ma per quanto riguarda il consiglio che dare a un giovane talento credo gli direi soltanto una cosa: “insegui la tua passione andando contro tutto e tutti e senza aspettare che qualcuno ti porga la mano o arrivi in tuo aiuto. Vai avanti e trasforma ogni no in una nuova occasione per ricominciare più forte di prima”
Il rapporto con la sua città natale.
Io sono calabrese ma di origini siciliane da entrambe le parti. amo le mie origini e le rivendico sempre con grande spirito di appartenenza. Devo però ammettere con rammarico che in Calabria c’è davvero poco spazio per la cultura con la C maiuscola oggi. Viaggiando molto mi sono reso conto che in Calabria  mancano le idee vere e che creano la vera rivoluzione. Ho provato ben due volte a creare una identità orchestrale forte in Calabria ma ahimè sempre con mille ostacoli anche dovuti allo scarso interesse che lo Stato italiano ha mostrato negli’anni per la cultura al Sud. Confido in un cambiamento vero, fondato sulle idee e sulla cultura.

Il lavoro al tempo del “coronavirus”. Come stanno rispondendo gli artisti a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito il mondo e in particolare il settore artistico culturale…
Rispondere a questa emergenza è davvero difficile. Chiedere a un’orchestra di suonare per un pubblico che non c’è corrisponde a togliere una parte fondamentale di ogni spettacolo. Il pubblico è respiro, è emozione che viene trasmessa a tutti gli artisti e della quale gli artisti si nutrono. Confido in queste riaperture che stanno gradualmente riportando il pubblico nelle sale. Una sola cosa ha dimostrato questa emergenza ovvero la scarsissima attenzione che lo Stato italiano ha nei confronti della cultura ormai da troppo tempo. Dobbiamo fare qualcosa e subito.
Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Le rispondo con una affermazione di uno dei compositori più grandi della storia della musica: “Chi non sa ridere non è una persona seria” (F.Chopin). Lascio al lettore l’interpretazione di questa frase per me illuminante.

 I suoi prossimi impegni?
Durante questo periodo di stallo sono entrato in contatto con l’agenzia Arsvision Management Italia, gestita dal Founder & CEO Luca Nessi, e ho deciso di collaborare con loro. Grazie alla sua gestione, dalla ripartenza, sono diverse le cose di cui si sta trattando per il mio prossimo futuro. Per ora posso solo anticipare la mia partecipazione al Rossini Opera Festival nel 2023. Dirigerò la celebre opera “Il viaggio a Reims” di G. Rossini che prosegue e conclude ogni anno il seminario di perfezionamento in belcanto dell'Accademia Rossiniana "Alberto Zedda".

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