I corti della formica, stasera ultimo appuntamento..... ieri in scena la vitalità del buon teatro giovane...da non perdere giugno 18, 2021 \\

I corti che stanno  partecipando alla XV edizione del festival  I Corti della Formica, rassegna di corti teatrali curata da Gianmarco Cesario, stanno conquistando il pubblico e la critica.   Questa edizione 2020+1, ha  mostrato la sua forza artistica ed intelletuale senza perdere nulla per strada, tanto da programmare  la XVI edizione per il prossimo autunno. La manifestazione merita tutta l'attenzione del pubblico e soprattutto degli addetti ai lavori  per i mini straordinari spettacoli messi in scena, che danno la possibilità a giovani autori e attori di esprimersi   con tutta la passione che accompagna il mondo degli artisti.
La locandina del festival  che mostra l’illustrazione dell’artista Clelia Le Bouf ed ha  sintetizzato perfettamente il senso del festival  con la formichina che attraversa in equilibrio un arcobaleno che  porta tutti verso il successo e la  rinascita delle attività artistiche che sono state penalizzate con il COVID.
I corti della Formica, XII edizione al Tram - SULPEZZO.it
Alla presentazione di ieri sera Ginamarco Cesario ha emozionato ricordando   il Maestro Gerardo D’Andrea, che era un fervente sostenitore del festival tanto da collegarlo al suo festival  Positano Teatro Festival, di cui era ideatore con una serata speciale, dal titolo “Il Teatro che verrà”, in cui ospitava i tre corti ritenuti di alto spessore artistico.
Ieri sera personalmente ho assistito alla presentazione di tre corti che mi hanno lasciato riflettere molto e quando uno spettacolo ti lascia un senso di riflessione vuol dire che ha centrato l'obbiettivo.
foto di Federica Pone
Il primo testo in scena era -18°  diretto dalla stessa autrice Milena Pugliese e recitato dal marito e attore Marco Fandelli che ha vestito i panni della vittime e dei carnefici
Lo spettacolo, un monologo a “tre voci”, racconta l’omicidio avvenuto nel 1991 ai danni di un padre-padrone perpetrato dalla moglie, dalla figlia e da un’amica di quest’ultima. Una prova difficile, coraggiosa e intensa quella di portare  in scena tre personaggi investiti da una tragedia capovolta ed annunciata. La regista mette in scena il  femminicidio in cerca delle motivazioni che hanno determinato  il delitto per ottenere quella   libertà tanto sognata che si trasforma in punizione carceraria. Da vittima a carnefice e da carnefice a vittima.
Il secondo testo messo in scena è stato LA VIOLENZA È FEMMINA di Esmeraldo Napodano adattamento Domenico Orsini con la doppia regia di Domenico Orsini e  Esmeraldo Napodano che diventa anche un meritevole interprete e raccontava durante l'intervista concessa a Gianmarco è un testo in continua evoluzione con il suo personaggio trasformista.
In scena due  personaggi fragili, vittime delle loro paure, debolezze e  problematiche esistenziali di cui il più forte ne approfitta. I progagonisti  invasi dal dolore e  feriti dalla stessa violenza in tempi e in modi diversi sono facce della stessa  medaglia.
Due identità, due vite, due storie, che si sfiorano e si intrecciano in una narrazione galoppante che accompagna la  drammaticità del testo dove si intravede  una leggera ironia, quasi comica che a tratti  concede   sollievo al pubblico.

Il terzo testo messo in scena  dal titolo PAUPAULÒ scritto e diretto egregiamente da  Pasquale Palma di cui è anche interprete insieme allo straordinario Vincenzo Salzano, mi ha rapito il cuore e mi ha portato  in una dimensione spazio temporale interessante di cui non riuscivo a capirne l'essenza, tutto all'incontrario di tutto, potevo trovarmi in una dimensione  passata,  futura, oppure immaginaria. I personaggi  potevano essere amici, fratelli, nemici,  amanti, rivali, bambini  e tutto quel che vi viene in mente. Il testo scritto in un linguaggio menomato ma interesante espressione della nuova gioventù è stato interpretato superbamente dai due attori che  in scena hanno dato vigore a quei  personaggi del teatro napoletano in versione contemporanea.  Da rivedere assolutamente.


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