L'attore Mauro Collina: "Sono fiducioso che i teatri presto torneranno a riempirsi perché il Teatro fa bene all’anima e allo spirito, sia che tu voglia piangere, ridere o semplicemente staccare la spina. " luglio 2, 2021 \\

Mauro ci racconti di Lei, chi è Mauro Collina come persona?
Chi è Mauro Collina? In 33 anni di vita ancora non l’ho capito. Quello che posso dire con certezza è che sono uno sbadato e disordinato cronico in casa, ma estremamente preciso e puntuale sul lavoro. Timido e introverso nella vita, ma energico e senza paura sul palcoscenico. Sono estremamente sensibile e questa sensibilità è un valore aggiunto per il mio lavoro e per gli altri, ma che a volte diventa estremamente difficile da gestire per me. Sono un contenitore di contrasti, risultato di una vita un po’ particolare fatta di momenti molto bui che però hanno preparato il terreno ad altri momenti di soddisfazioni e gioie.

Descriva il suo giorno lavorativo perfetto…
Logicamente a teatro. Dove coltivo i miei tanti rituali prima di ogni spettacolo. Quando salgo sul palco mi piace sentire lo scricchiolio del legno, l’odore di vernice, misto a polvere e sudore. Mi piace vivere l’attesa delle prove, la continua ricerca di qualcosa di unico da donare al mio personaggio, fino all’attimo prima dell’apertura del sipario, quando i dubbi e le incertezze volano via per dare spazio alla Storia.
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Come nasce la sua passione per la recitazione?
All’età di 15 anni, per puro caso e non per mia volontà. Sono stato costretto dalla lungimirante professoressa di latino, che dopo un bel 4 alla versione mi costrinse a partecipare al saggio di fine anno con il Maestro Pasquale De Cristofaro. Mi propose di trasferire la mia energia e “pazzaria” dal banco di scuola a dietro ad una maschera. La maschera di Pulcinella, il mio primo personaggio! Questo aneddoto è la risposta alle tante critiche verso la scuola, per cui si dice che non vengano proposte o offerte possibilità o che i ragazzi non riescano ad intravedere il proprio futuro. Io sono stato fortunato e da quel momento non sono mai più sceso dal palcoscenico.

Quali sono gli artisti dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Sono tanti. A livello cinematografico mi incanto a guardare e sentire Pierfrancesco Favino. La sua naturalezza e credibilità mi fanno dimenticare realmente che lui sia un attore. È capace di accorciare la distanza tra realtà e finzione in maniera unica. Dal punto di vista teatrale invece sono molto legato alla mia terra e non posso non citare Eduardo de filippo, su cui c’è poco da dire. E lo straordinario Massimo Troisi che ha sempre messo se stesso con le sue debolezze e particolarità nella costruzione dei suoi personaggi. Io nel mio piccolo cerco di fare lo stesso, trasferendo ed integrando un po’ di ME al SÉ dei personaggi senza paura di mettermi a nudo.
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  Come attore quali sono i personaggi che ha portato in scena ed ha sentito più vicino alla sua sensibilità.
Quando affronto un personaggio mi piace sentire quella sorta di rispetto che porto per lui e che piano piano, nel corso delle prove, svanisce per dare spazio alla complicità.
I personaggi più vicini sono tanti e corrispondono a diverse fasi della mia crescita di attore e di uomo. Il primo personaggio a cui mi sono sentito vicino è Vanni di “Nati 80, Amori e non” regia Antonello Ronga con la Compagnia Stabile del Teatro delle Arti di Salerno. L’ho interpretato 6 anni fa e rappresenta lo specchio di un momento della mia vita un po’ bizzarro e particolare, fatto di incertezze ed instabilità sotto tutti i punti di vista. Vanni mi ha aiutato a comprendere e a guardare da fuori alcune situazioni che mi circondavano nella vita reale e quindi a distaccarmene.
Altro personaggio è Jolanda, il femminiello di “Alluccamm” Regia di Luca Pizzurro con la Compagnia EllegipìTEATRO20 di Roma. È stata la più grande sfida perché, anche se per molti aspetti lontana da me, la sua profonda sensibilità e attenzione verso ciò che la circonda e verso il prossimo strizza l’occhio a molte sfaccettature del mio carattere.


Lei dal 2012 è diventato uno dei soci fondatori della Compagnia dell’Arte che da anni è un punto di riferimento per i family show in Campania, di cosa si tratta nello specifico?
La Compagnia dell’Arte nasce dalla fusione e dalla passione di più persone tra cui il mio amico/fratello Antonello Ronga e la mia amica/sorella Valentina Tortora e tanti altri del panorama artistico salernitano. La Compagnia ha la missione di avvicinare i più piccoli, e con loro i più grandi, al magico mondo del teatro e non si limita alla sola fruizione passiva degli spettacoli, ma si allarga anche alla formazione teatrale. Il “family show” è una sorta di commedia musicale, è un format teatrale che si struttura sulla presenza in scena di attori, ballerini e cantanti ed è arricchito da importanti scenografie e costumi. Credo che la fusione di musica e parole riesca a stuzzicare le emozioni di chi ci guarda e ad alzare gli occhi ormai troppo abituati a guardare uno schermo di un cellulare. La Compagnia quest’anno soffia le 10 candeline con la sua rassegna “C’era una volta” ed è in attesa di tornare presto a girare l’Italia.

Lei da anni è anche l’interprete ufficiale di Charlie Chaplin al Premio Charlot di cui è           anche parte dello staff organizzativo.
8 anni fa il direttore artistico del “Premio Charlot”, Claudio Tortora, mi chiese di vestire i panni di Charlie Chaplin per l'apertura del “Festival Nazionale della comicità Premio Charlot” e ne fui onoratissimo perché avevo la possibilità di interpretare un mostro sacro del cinema e del teatro mondiale. Da quel momento in poi insieme all’aspetto artistico mi sono occupato anche dell’organizzazione, curando gli aspetti burocratici della manifestazione. Il premio Charlot, adesso arrivato alla XXXIII edizione, è stato sempre fucina di grandi talenti e l’apice di questa avventura per me è stato fare una foto con il figlio di Charlie Chaplin, Eugène Chaplin, dove mi piace pensare che si siano rotti gli schemi dello spazio-tempo.
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 Ci parli del suo ultimo lavoro teatrale in coppia con l’attore Andrea Fiorillo e diretti da Luca Pizzurro.
Spettacolo intenso che alterna momenti di grande ilarità a momenti molto intimi e profondi. “Alluccamm” di Luca Pizzurro racconta la storia di due femminielli durante le Quattro Giornate di Napoli, trattando con molta sensibilità temi delicati ed attuali, come la dolorosa ricerca della propria identità sessuale, l’esigenza di maternità e la violenza; il tutto enfatizzato ed incorniciato dalla povertà, dalla fame e dalla guerra.
Jolanda e Dolores sono due personaggi molto diversi caratterialmente, ma legati da una forte amicizia e magicamente, durante le innumerevoli prove, si è creato lo stesso profondo legame di amicizia anche con il mio compagno di scena Andre Fiorillo.
Devo ringraziare il regista, nonché scrittore dello spettacolo Luca Pizzurro, per avermi aiutato a trovare il giusto equilibrio tra me e il personaggio già di suo molto travagliato, che ha avuto difficoltà a farsi accettare anche dalle persone che avrebbero dovuto volergli bene. Sempre alla ricerca vana di sé, ma condannato a scontrarsi continuamente contro una bruta realtà. “Gira e vota ce sta sempe coccheruno ca ce vo’ cagnà. Simmo sempe d’’a parte sbagliata.”. “Alluccaamm” è un urlo disperato e liberatorio di chi, alla fine, ha trovato il suo posto nel mondo.

 C’è spazio in Italia per giovani artisti talentuosi?
Non vorrei fare polemica, ma purtroppo no, non c’è spazio per i giovani talentuosi. Come accade in molti settori lavorativi italiani, anche nel teatro spesso bisogna fare i conti con un sistema clientelare che non lascia alcuno spazio alla meritocrazia. Ad aggravare la situazione molte realtà teatrali si chiudono in loro stesse, curano solo il proprio orticello e non guardano oltre la staccionata. Non concedono il dialogo ed il confronto creando spesso futili guerre tra poveri. Conosco tanti giovani attori e artisti talentuosi che hanno voglia di comunicare e raccontarsi, ma è difficile essere ascoltati da un sistema che ci tappa la bocca.
Per fortuna durante la mia carriera ho avuto modo di lavorare con persone che mi hanno fatto intravedere uno spiraglio di luce: che forse, in futuro, qualcosa riuscirà a cambiare.

  Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo gli artisti a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito l’Italia e il mondo e come pensate di rientrare in campo viste le problematiche che sta affrontando il mondo della cultura in generale.
Con il covid è venuta fuori la precarietà del lavoro dell’attore. Si è toccato con mano come questa categoria non sia riconosciuta, che non abbia garanzie e spesso non venga considerata un vero lavoro. Con tanta tristezza ho visto molti colleghi abbandonare il magico mondo del teatro e questa cosa mi spaventa tanto.
L’unico modo per riorganizzarsi è ripartire da dove ci siamo lasciati, recuperando tutto ciò che era rimasto in sospeso. Sono fiducioso che i teatri presto torneranno a riempirsi perché il Teatro fa bene all’anima e allo spirito, sia che tu voglia piangere, ridere o semplicemente staccare la spina. E adesso più che mai ce ne è un gran bisogno.

   I suoi prossimi progetti.
Per fortuna i progetti non mancano: sono al lavoro per la XXXIII edizione del “Festival Nazionale della comicità Premio Charlot” che debutterà a luglio, inoltre è già tutto pronto per ottobre per la rassegna “C’era una volta 10” con la Compagnia dell’Arte e sono già previste altre repliche dello spettacolo “Alluccamm” di Luca Pizzurro a Roma, Napoli e Salerno. E, per non farmi mancare nulla, spero presto di laurearmi in Discipline delle Arti Visive della Musica e dello spettacolo dell’università di Salerno!
Al momento questi sono i progetti al nastro di partenza lavorativo, ma visto che non riesco a stare fermo e sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli, spero di poter aggiungere tante altre esperienze al mio percorso.

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