lo scrittore Raffaele Notaro: "Ho scelto di raccontare questi eventi con gli occhi di un adolescente e di sua madre, di fronte all’insensatezza della vita, mentre tutto intorno crolla e si può contare solo su legami che offrano un riparo senza giudizi." luglio 4, 2021 \\

Raffaele ci racconti di Lei, chi è Raffaele Notaro come persona?
All’età di 37 anni mi sento un eterno ragazzo. E spero di continuare così. Sono curioso, attento, facile agli entusiasmi. Sono rigoroso sul lavoro, meticoloso e preciso. Mi piace la compagnia di persone diverse da me. Odio i discorsi vuoti ma mi piace ridere delle cose semplici. Ho la fortuna di fare un lavoro che mi piace: scrivo e leggo per la maggior parte del tempo.
 Descriva il suo giorno lavorativo perfetto….
Imparare cose nuove, definire nuovi progetti, relazionarsi in modo costruttivo e sinergico. Il lavoro creativo è spesso visto come solitario, a me invece piace mettere in connessione le idee, creare una rete di interscambio. Alla fine della giornata vorrei un buon libro e la soddisfazione di pagine ben scritte (possibilmente le mie).

Come nasce la sua passione per la scrittura?
Nasce prima di tutto come una passione per la lettura. Non ho ricordi di me prima dei libri, ho cominciato molto presto, e prima ancora di poterlo fare da solo era mia madre a leggere per me. Ricordo ancora in modo vivido le storie che mi leggeva sotto l’ombrellone o prima di andare a dormire. Il passo successivo è stato usare l’Olivetti Lettera 22 che avevamo in casa per scrivere le storie che inventavo. Più o meno il processo creativo è rimasto lo stesso, solo che si è trasformato in lavoro. 

 Quali sono gli autori dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
Tra i maestri che mi hanno emozionato e verso cui riconosco una certa tensione nella mia scrittura ci sono Omero, Jonathan Franzen, Elizabeth Strout, Haruki Murakami, Stephen King e Marion Zimmer Bradley, giusto per citare i più rappresentativi. Ma traggo ispirazione dalle persone: come sbagliano, come si sentono inadeguati, come superano o non superano le difficoltà, come arrancano nello stare al mondo. Sono queste le cose che mi interessano. 

 “Densità” è la sua prima pubblicazione targata Mondadori, un titolo impegnativo per una storia toccante, ci racconti l’emozione provata all’uscita.
La pubblicazione è il riconoscimento di un lavoro solitario e privo di garanzie. È impossibile descrivere l’emozione che si prova quando si realizza il sogno di una vita. Quando è arrivato il contratto mi è sembrato che tutti gli anni di sacrifici avessero finalmente trovato una ragion d’essere. “Densità” è un nuovo inizio. Anche la storia che racconto è un passaggio, l’attraversamento di un’età sia per i giovani che per gli adulti.


Il suo romanzo parla di un suicidio inspiegabile di una giovane promessa del nuoto e del suo migliore amico che forse ha visto qualcosa.  La famiglia ne paga le conseguenze. Come nasce questa storia.
Volevo raccontare le difficoltà di crescere senza qualcuno che riconosca la nostra voce, lo strappo che si crea ogni volta che prendiamo la parola e testimoniamo al mondo la nostra individualità. Ho scelto di raccontare questi eventi con gli occhi di un adolescente e di sua madre, di fronte all’insensatezza della vita, mentre tutto intorno crolla e si può contare solo su legami che offrano un riparo senza giudizi.

Cambierebbe qualcosa nel mondo della scrittura in cui si è formato?
Non mi sono formato nel mondo della scrittura, non so neanche se esista un mondo della scrittura in cui ci si possa formare. Ho studiato filosofia all’università, leggo 2/3 libri a settimana, leggo fumetti giapponesi, faccio lunghe passeggiate nel verde. Sono in ascolto. Se possiamo indicare tutte queste cose come il mondo in cui mi sono formato, allora non cambierei niente.
Raffaele Notaro - Video Virgilio

C’è spazio in Italia per giovani autori talentuosi e se dovesse dare un consiglio appassionato a un aspirante scrittore, cosa gli direbbe?
Leggere, leggere tantissimo, soprattutto italiani contemporanei, per capire quale romanzo collettivo stiamo tutti scrivendo. Essere curiosi rispetto a tutto il panorama editoriale: le case editrici indipendenti, le riviste letterarie, gli inserti culturali dei quotidiani. Leggere anche per affinare il proprio gusto e riuscire a valutarsi; in alternativa, trovare qualcuno che con spietatezza ci dica se la nostra opera sia degna oppure no. Cercare la propria voce e la propria storia. Evitare assolutamente le case editrici a pagamento, perché inquinano il mercato e pubblicano senza alcun criterio di qualità.


 Il rapporto con la sua città natale.
Sono andato via quasi vent’anni fa. Lavoro, casa e affetti appartengono a un altro panorama. Più passa il tempo, però, più sento un richiamo rispetto al paese da cui provengo – Cicciano – e da cui ho tratto ispirazione per i luoghi del romanzo. Sento una connessione più profonda con il territorio. Succede anche con le piante: diventano più forti quando mettono in sicurezza le proprie radici nel terreno.

Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo gli intellettuali a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito l’Italia e il mondo e come pensate di rientrare in campo viste le problematiche che sta affrontando il mondo della cultura in generale.
Il mondo della cultura ha bisogno di investimenti, non di proclami. E questo anche prima della pandemia. Quello a cui ci siamo abituati in questi anni è considerare la cultura come qualcosa di accessorio. Deve invece essere un fatto sociale, un’attività permanente e pervasiva. Lo abbiamo visto nella risposta dei cittadini alla decisione di lasciare aperte le librerie in zona rossa. Non basta ma è stato un primo segnale. La cultura non è un terreno di evasione, piuttosto il campo di battaglia contro i barbari, contro la cecità del sovranismo, contro le risposte semplificate ai problemi fondamentali del nostro quotidiano.

Che cosa è troppo serio per scherzarci su?
Niente, a patto che si irridano le narrazioni tossiche, il potere, le consuetudini. Troppo spesso invece la scusa dell’ironia è usata da chi è forte di un privilegio per sminuire categorie che chiedono una riconoscibilità. Su queste tematiche non ci trovo niente da ridere. Alzi, va alzata la posta in gioco: rispondere con decisione e serietà.

I suoi prossimi impegni?
Portare “Densità” più lontano possibile, tra le lettrici e i lettori. Cominciare le ricerche per il prossimo libro. Registrare un nuovo podcast. Studiare. Leggere. Insomma, spero di avere poco tempo libero.

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