Adelina Mauro, AUTRICE PREMIATA al XVI° Premio Letterario Internazionale NCC luglio 25, 2021 \\

Iniziativa "Una vetrina in più" riservata agli Autori e alle Opere premiate



Adelina Mauro - autrice dell'Opera "Il cassetto"
vincitrice del 3° Premio ex aequo per la Narrativa Inedita

IL CASSETTO
 
Mia cugina aveva deciso che si dovesse arieggiare quella che una volta era stata l’abitazione della mamma e mi aveva chiesto di accompagnarla. Appena giunte alla casa a piano rialzato che sul retro affacciava su un ampio giardino, Caterina aprì finestre e balconi e scappò subito laggiù nel verde tanto amato.
Io ero rimasta in casa e passavo da una stanza all’altra a togliere i teli dal mobilio, intatto e lucente sotto una leggera patina di polvere. Quell’odore di stantio che mi faceva starnutire, mi ricordava quando l’anziana zia mi diceva di lasciare la finestra aperta. Rintonavano in mente le parole del detto Addò trase ‘o sole nun trase ‘o miereco.
Quella stanza non era più stata aperta da anni. Le suppellettili, che erano quelle rimaste nella memoria di quando frequentavo la casa, mi rapivano gli occhi, suscitando emozioni e trasportandomi ad episodi trascorsi. Il rosario, appeso alla spalliera del letto grande, mi ricordava quando zia Filuccia - seduta sulla sedia impagliata sul ballatoio che accedeva al cucinino, - sull’imbrunire, sgranava i chicchi del rosario alle Ave Marie che canzonava insieme alle comari del cortile.
Aprii il cassetto del vecchio comodino, anni ’50, di radica di noce. Era zeppo di fogli, cartoline e lettere con timbri neri sulle buste ingiallite dal tempo. La mano destra che aveva afferrato la maniglietta a conchiglia di ottone brunito mi tremava, il cuore saltava a fare il gioco della corda e ad ogni balzo il respiro si fermava in gola. Sentivo un malessere che mi attraversava gli arti. Chiusi di botto il cassetto che restò leggermente fuori posto, dato che non era stato più aperto e il legno faceva fatica a scivolare nel binario. Tirai via il telo dalla poltroncina che  mi aveva accolta tante volte e mi lasciai cadere.
Quella casa col giardino mi riportava a quando ero ragazza, alla metà di giugno, al tempo dei fichi e delle pesche, delle prugne e delle ciliegie, che si trasformavano in profumate marmellate per essere consumate sulle crostate per la colazione e la merenda di tutti i parenti. I rami del ciliegio si piegavano sotto il peso dei frutti, e dalla finestra di quella stanza bastava allungare una mano per raccoglierli. Insieme, lì, in quel giardino, noi cugine ce ne facevano di abbuffate di frutta succosa! I ricordi scorrevano nitidi uno ad uno.
Di nuovo, lo sguardo si posò sui comodini dai piedi contorti, catturato da quel cassetto sporgente. Cosa aveva conservato zia Filuccia per tanti anni? Quali segreti poteva contenere? 
Zia Filuccia era stata una bella donna, dalla pelle rosea, di velluto, come la pesca. Sentivo spesso le paesane dirmi che crescevo come mia zia, che ne aveva incarnato, roseo e delicato, il sorriso aperto, proprio come lei nel fiore della gioventù. Anche mia mamma me lo rammentava.
– Ada non t’impiastricciare il viso con la crema colorata, non ne hai bisogno, hai la pelle vellutata come quella di tua zia. -
Ricordavo zia Filuccia negli ultimi anni di vita, i capelli brizzolati da fili bianchi, mossi ad onde, raccolti a crocchia sulla nuca, che mettevano in risalto l’ovale del viso, con lineamenti delicati che nascondevano le poche rughe, nonostante l’età. Quante volte ero stata in quella stanza a farle compagnia nell’ultimo periodo di vita, mentre sfebbrava, tenendole le pezzuole di acqua fredda sulla fronte!
Ero impietrita su quella poltroncina. Con gli occhi al comodino, pensavo a mia zia, a tutte le volte che l’avevo intravista mettere le mani in quel cassetto, poggiare le palme aperte, come a lasciare una carezza, e rinchiuderlo, accompagnandolo con lo sguardo devoto, come una reliquia nel tabernacolo.
Una forza misteriosa mi spingeva ad aprirlo. Infilai le quattro dita della mano nella maniglia, lasciando il pollice fuori e tirai con vigore il cassetto mentre di nuovo il cuore saltava. Vi tuffai ambo le mani che frugarono foglio per foglio in quel tiretto largo e profondo. Le dita si fermarono su un pacchetto avvolto da uno spago. Lo tirai fuori. Sciolsi velocemente la cordicella legata a fiocco e con la mano sinistra afferrai una busta il cui margine sporgeva dal mezzo del fagottino. Ne trassi il foglio. Incominciai a leggere con frenesia quelle righe sillabate ad inchiostro nero dalla scrittura nitida, accurata ed elegante.
Caterina si avvicinò incuriosita ed insieme, ad alta voce, continuammo la lettura. Ci fermammo entrambe per ricordare quello zio che scriveva alla sorella Filuccia, Nicola, primogenito di cinque fratelli, era andato in marina ventenne. Gli imbarchi erano lunghi, c’era la guerra e restava nel sommergibile anche per mesi, riuscendo ad inviare di rado sue notizie dai porti dove si fermavano per i rifornimenti.
Quanto era bello nella sua divisa bianca! La marina militare era la sua famiglia e tornava al paese natio di rado. Durante i mesi di navigazione, la solitudine lo prendeva, come si intuiva dalle righe di quello scritto, dove parlava della sua sofferenza per l’amata lasciata al paese, la sua Bianca, che per un motivo a lui sconosciuto, non rispondeva più alle sue lettere.
Di lei chiedeva notizie alla sorella Filuccia, che non aveva mai il coraggio di dirgli che Bianca, forse stanca di aspettare, lo aveva ‘sostituito’ con un altro fidanzato.
Con il tempo lo capì, dalle risposte evasive di Filuccia.
Bianca non aveva saputo aspettarlo. Era assennata nella conduzione della casa. Aiutava la mamma e accudiva le sorelle. Sapeva ricamare su sete preziose ed era apprezzata dalle signore. Veniva gente dal circondario ad ordinarle ricami per abiti da sposa. Lei aveva già iniziato i ricami al suo abito, quando s’erano fidanzati per il sogno da realizzare insieme. Gli anni sarebbero passati presto e si sarebbero sposati. Ma era così bella e tanti giovani le facevano la corte. Se li trovava di fianco a tutte le ore della giornata. Non poteva uscire per la spesa che già era pronto il vicino di casa che l’accompagnava e le teneva il peso della merce. Anche la domenica, all’uscita della messa, c’era sempre qualche innamorato pronto ad invitarla a fare un giro in vespa. E nelle sere d’estate, tra i giovanotti che si riunivano sul muretto di fronte casa sua, qualcuno con la chitarra le dedicava dolci melodie.
Scorrevamo lettera dopo lettera e ci emozionavamo ai ricordi. 
Caterina, dai racconti di sua madre, sapeva di questo zio in carriera, bello e fascinoso, generoso e sognatore, che aveva conosciuto fin da piccola. Ma, come me, quante cose non sapeva di lui. La mamma non le aveva mai parlato di Bianca.
– Mamma era orgogliosa del fratello imbarcato. Le scriveva delle sue lacrime di solitudine, della lontananza da tutto e tutti. Le parlava della gioia di quando sbarcava e arrivava per riabbracciare la sua amata e la figlioletta. Lacrime di orgoglio per aver fatto carriera e poter dare un futuro alla famiglia. Quante volte, ritornando al paese, arrivava carico di doni per riabbracciare la mamma, perdersi nel silenzio dei suoi occhi e ricevere comprensione, la sorella Filuccia, unica di quattro fratelli, e i nipoti. 
La zia aveva visto partire lontano, in marina, quel fratello che adorava, privato del papà troppo presto. La madre aveva dovuto sobbarcarsi il peso di cinque bocche da sfamare. La terra da coltivare permetteva di avere il necessario per mangiare e zia, che restava a casa, si occupava della loro crescita. Il distacco le fu duro, ma le lettere che riceveva la mamma le davano un po’ di consolazione. Aveva imparato anche la preghiera del marinaio, quella che il figlio  fin dai primi anni implorava che lei recitasse nel pensarlo. Per lui che era in mare anche quando il tempo era sfavorevole, era un sollievo sapere che qualcuno pregava per la sua incolumità, mentre si batteva insieme agli altri per riuscire ad arrivare sani e salvi in porto per poi ripartire.
In una di quelle lettere c’era tutta, in bella grafia, la preghiera del marinaio.
 
A Te.
 
O grande eterno Iddio,
Signore del cielo e dell'abisso,
cui obbediscono i venti e le onde,
noi, uomini di mare e di guerra, Ufficiali e Marinai d'Italia,
da  questa sacra nave armata della Patria leviamo i cuori.
Salva ed esalta, nella Tua fede, o gran Dio, la nostra Nazione.
Dà giusta gloria e potenza alla  nostra bandiera,
comanda che la tempesta ed i flutti servano a lei;
poni sul nemico il terrore di lei;
fa’ che per sempre la cingano in difesa petti di ferro,
più forti del ferro che cinge questa nave,
a lei per sempre dona vittoria.
Benedici , o Signore, le nostre case lontane, le care genti.
Benedici nella cadente notte il riposo del popolo,
benedici noi che, per esso, vegliamo in armi sul mare.
Benedici!
 
Il tempo era passato, zio Nicola si era legato ad un’altra donna e aveva creato la sua famiglia, aveva avuto anche lui dei figli, che portava con orgoglio al paese, quando tornava per le feste di famiglia. La femminuccia aveva quasi la nostra stessa età, le nipotine a cui non dimenticava mai di portare doni.
Ce n’erano ancora buste da aprire e fogli da leggere, segreti da svelare.
Cara mamma,
io ti scrivo, ma tu non mi rispondi. Non sai quale gioia provo nel vedere la tua scrittura, sono le carezze che non ho avuto, perché tornavi stanca dalla campagna. Le tue parole sono le gioie che ho perso troppo presto, perché andato via giovanissimo. Sono la dolcezza che mi hai dato per il dolore provato per aver perso Bianca. Non ha saputo aspettarmi ed io non ho saputo restare. E tu hai saputo guarirmi.  Mamma, ma io l’amavo, l’amo ancora adesso che è nella gloria del Signore. Com’è potuto succedere che non si salvasse dalla malattia? Era forte.  Sì, lo so, me l’hai detto quando sono venuto. Il tifo non perdona. Non devo pensarci, ho Rosa che mi ama e Franca che è adorabile, la mia bambina. Com’è la bimba di Bianca, le somiglia?   Mamma non tenermi in pensiero. Hai forse bisogno di soldi? I miei fratelli ti fanno dispiacere? Ada è così bella e Caterina sa farti tanta compagnia. Sono due bimbe amabili. Desidero tanto venire al paese, stare un po’ con te, respirare l’aria di campagna. A volte non ne posso del mare. E so che pesa a Rosa e a Franca la mia lontananza. Ti prometto che verremo presto. In marina mi vogliono bene, ho fatto carriera mamma. Scrivimi, scrivimi mamma, come facevi sempre. Adesso che sono ufficiale, con più responsabilità, ho ancora più bisogno delle tue parole.
Non potei più continuare a leggere. Lacrime di dolore mi scendevano a rivoli. Come era possibile che alla nonna non giungessero le lettere dello zio? Rosa, sua moglie, non gliele consegnava? E la nonna, mai aveva detto a quel figlio adorato, quando tornava al paese, che gli scriveva?
Avevo tanto amato la nonna e quello zio che ci coccolava, che aveva tanto riguardo per me perché portavo il nome della sua mamma. E ora venivo a conoscenza di una verità a lungo taciuta: la moglie dello zio, gelosa del suo passato, aveva per anni nascosto le lettere al marito, per paura che gli potesse comunicare qualcosa di quel vecchio amore non vissuto. E la nonna, probabilmente, non ne aveva mai parlato, per non creare dissidi tra i coniugi. Quante persone avevano sofferto per quella storia d’amore di gioventù.
Una profonda tristezza mi invase. 
Quelle lettere custodite con uno spago grezzo, zia Filuccia le aveva conservate come se fossero respiro. Grazie a lei, non erano andate perse sia quelle della nonna che quelle della zia e ora mia cugina Caterina ne diventava custode.
Come per incanto, tanti pezzi di un puzzle s’erano messi a posto. Ci sentivamo quasi in colpa per averle lette.
Riponemmo le lettere. Chiudemmo il cassetto, stavolta con un tocco dolce e nostalgico. Ora sapevamo tutto ciò che, da quel momento, avremmo custodito per sempre nel cuore, a testimonianza di una vita che sa regalare ricordi belli, ma anche frammenti di infelicità.

Motivazione della Giuria
Una delicata e composta descrizione delle emozioni che si sono alternate nella rilettura del passato, nel riportare in vita gli avvenimenti legati a persone care. Con fare discreto, l’autrice solleva il velo di polvere e si appresta, pienamente consapevole della responsabilità della memoria, a far entrare aria e sole nelle stanze dell’anima. Nel cassetto, riposte in attesa che il tempo faccia il suo corso, l’autrice ritrova lettere intrise di sentimenti: un lascito spirituale che avrà valore di testimone, e che vedrà rafforzati i ponti tra passato e futuro. Il tutto con una scrittura sincera, piena di luce che non lascia ombre.
Assunta Spedicato.
Motivazione del Presidente di Giuria
Il racconto è ben scritto e descrive la meraviglia del ricordo, gli sbalzi del cuore, allorché ci si trova imprevedibilmente davanti a immagini, suoni, profumi, ambienti che fanno parte del proprio passato e recano il segno del tempo e di quanto accaduto a disegnare le vite di ciascuno.
Temi abbastanza ricorrenti, pur nelle modalità di narrazione lasciate alla abilità e alla sensibilità di chi scrive.
Interessante è anche la eventualità inattesa nella meraviglia dei ricordi che riaffiorano, lo scoprire altre sorprese, dolci o amare che siano, ma che ripongono al loro posto i tasselli di un mosaico lasciato incompleto da tempi lontani, la cui definizione pone fine a tante incognite mai acclarate.
Il Testo pare molto utile a sollecitare una sensibilità nei giovani lettori, spesso incuranti del valore del passato e del contatto con gli anziani e con la tradizione, da cui poter acquisire consapevolezza della propria identità.
Giuseppe Laterza.


Breve BIOGRAFIA dell'Autrice

Adelina Mauro, classe ’52, di Palma Campania, è un insegnante in pensione. Dopo aver conseguito la laurea in Pedagogia, ha dedicato l’intera vita professionale alla scuola.
Questo le ha permesso di fare tante esperienze e di ottenere grandi soddisfazioni dal suo lavoro di docente.
Oggi, con più tempo a disposizione, alimenta le sue passioni. La scrittura le dà gioia e i sogni non restano nel cassetto. È appassionata di fotografia, le piacciono i colori, anche se ha un debole per le immagini in bianco e nero. L’arte l’affascina e la cultura la inebria.
Da sempre ama scrivere e leggere. Adora gli autori classici e contemporanei ed è particolarmente interessata ai giovani scrittori emergenti.
È vincitrice di diversi premi letterari ed i suoi scritti sono stati pubblicati nelle più svariate raccolte. Tra i riconoscimenti, si ricordano: il premio ricevuto al concorso ‘Voci dall’isolamento’ indetto da Book Storie, con il racconto Un mondo di silenzi, pubblicato nell’opuscolo da BooK Storie; il premio ottenuto al concorso ‘Torniamo a sognare’, con il racconto La costellazione, selezionato per l’antologia ‘Torniamo a sognare’, Ego Valeo Edizioni; il premio conquistato alla Serata di Scrittura e Teatro d’Autore del Premio Internazionale Napoli Cultural Classic 2021, con il racconto Il cassetto, conseguendo il terzo posto nella sezione ‘Narrativa Inedita Adulti’.  
È stata componente di giuria in occasione di importanti concorsi nazionali ed internazionali, tra cui ‘Lettere al Tempo della Pandemia’ e ‘Concorso San Gennaro 2021’.
È giornalista pubblicista dal 2020, dopo aver collaborato con diverse testate del suo territorio, in particolar modo il portale ScicianoNotizie.it; è altresì impegnata nel sociale e componente dell’Associazione Culturale Naturae di Palma Campania, di cui è anche vice-presidente, e con la quale si prodiga nel volontariato e nell’assistenza ai giovani di una Casa Famiglia.



TORNA ALLA CLASSIFICA DEFINITIVA del XVI° Premio Letterario Internazionale Napoli Cultural Classic

Facebook
Disclaimer.

Le foto presenti su www.culturalclassic.it sono state in larga parte prese da Internet,e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione - indirizzo e-mail info@culturalclassic.it, che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.

Photo Stream.
Chi Siamo

Siamo una Associazione nata nel 2000, apartitica e interconfessionale, denominata “Napoli Cultural Classic” (Associazione Culturale volta alla diffusione dell’arte e della cultura, diretta alla promozione di artisti e di studiosi in fase di  affermazione nel campo del cinema, teatro, televisione, musica, danza, arte figurativa, moda, scrittura, scienze giuridiche e tecnologiche e di tutte le altre forme di scibile che i soci ordinari riterranno opportuno inserire.).

Privacy Policy