Alice Zuliani, AUTRICE PREMIATA al XVI° Premio Letterario Internazionale NCC luglio 26, 2021 \\

Iniziativa "Una vetrina in più" riservata agli Autori e alle Opere premiate



Alice Zuliani - autrice dell'Opera "Soldato Gheri"
meritevole di  Menzione d'Onore per la Narrativa Inedita

SOLDATO GHERI
 
La stanza era umida, fredda e agghiacciante come le scene che si ripetevano quotidianamente in quel tugurio. Li si prendeva dalle loro celle verso le due o le tre di notte, dove il sonno era più profondo per destare maggiore disagio. Già provati dagli interrogatori spietati delle notti precedenti, si trascinavano a fatica sulla sedia posta al centro della stanza. In genere, reggevano a malapena al quarto o quinto interrogatorio, da quanto spietata era la tortura alla quale erano sottoposti.
Ma lei no. Lei era decisamente diversa, lo ha dato a vedere fin dai primi momenti dopo l’arresto.
Maria era diversa dalle altre che erano già state fatte prigioniere e lo si notava dal suo portamento, dalla luce dei suoi occhi. Orgogliosa, fiera, infinitamente devota ai suoi ideali. Rigida nella sua educazione cattolica, ed estremamente leale. Tanto da desiderare la morte pur di non tradire.
Io mi trovavo in fondo alla stanza delle torture, nella penombra, col solo compito di soldato semplice, di aprire o chiudere la porta del locale e portarvi avanti e indietro i condannati. Nient’altro che un mero e vergognoso spettatore di scene di un crimine assordante. Nulla era giusto in guerra.
Eravamo due fazioni convinte di combattere per l’ideale più importante, ognuno certo di essere nella ragione.
La cattura, però, non era piacevole né per loro, né per noi fascisti. Le bande partigiane quando catturavano uno di noi, un seguace del regime, seppur venisse concesso una qualche specie di processo, lo trattavano come nemico. I partigiani non tenevano prigionieri. Non avevano carceri, per qualunque capo di imputazione.
I fascisti, invece, quando catturavano qualche oppositore politico, qualche dissidente o qualcuno, anche solo sospettato di essere in qualche modo collegato alla lotta clandestina, veniva imprigionato e torturato. Torturato per informazioni, per nomi, per scovare quanti più partigiani possibili. Ma anche per alimentare il terrore e la paura nei nemici.
Maria fu arrestata un giorno di metà settembre del 1944 e portata nel piccolo carcere di Triso. Fermata al posto di blocco non troppo lontano dalla nostra caserma, con l’accusa di essere una staffetta. Era stata scoperta con un pacco di munizione e volantini di propaganda antifascista nel doppio fondo della cesta della sua bicicletta. Subì il primo interrogatorio la stessa sera dell’arresto. Fu immediatamente portata nella stanza della tortura. Senza processo. Era la prima volta che assistevo ad un interrogatorio di una donna. Lei, incatenata alla sedia, e tre tenenti pronti ad ogni cosa pur di estorcerle qualsiasi informazione. Il tenente più giovane cominciò subito col ricordarle che da lì non sarebbe uscita viva senza aprir bocca, e che quello che faceva lo poteva fare, perché lui e gli altri tenenti presenti erano la giustizia, e che avevano veto di vita o di morte sulla sua miserabile esistenza. Dopo la minacciosa dichiarazione, vedendo che Maria non era affatto impaurita, aprì le danze con delle violente cinghiate sulla schiena. Lei dolorante e impassibile lo guardò avvicinarsi e gli sputò addosso. Terribile gesto che fu condannato con un pugno in pieno viso che la costrinse a terra priva di sensi. I tenenti ridacchiando, seppur non soddisfatti per non aver avuto nemmeno un nome, uscirono dalla stanza, mentre io raccoglievo il corpo sfinito di Maria per portarlo nella cella.
La notte seguente si ripeté la scena. Mi fu ordinato di portarla nuovamente nella stanza della tortura. Il tenente le ordinò di spogliarsi e durante l’interrogatorio fu colpita più volte con un bastone. Le staffette appartenenti all’azione cattolica come lei, venivano torturate nude in segno di sottomissione, di totale disagio mentale e pesante inferiorità. La sua istruzione fortemente cattolica l’aveva cresciuta con la concezione che il suo corpo era qualcosa di puro, di intoccabile, da non mostrare, quasi qualcosa di cui vergognarsi. Le mostravano le fotografie dei partigiani per farsi dire i nomi. Ad ogni domanda non rispondeva, talvolta persino sorrideva. I tenenti, spietati e arroganti, passarono alla scossa elettrica. La applicarono ai suoi polsi e ai suoi piedi. Maria non parlava, non fiatava, non tradiva. Si contorceva su sé stessa urlando di dolore ad ogni scossa, ma non cedeva. Invocava la morte, ma non si arrendeva. I tenenti la insultavano, la deridevano, ma lei restava ferma sulla sua posizione. Abbracciava a pieno la sua santa causa e forse trovava rifugio in Dio, che spesso menzionava con suppliche e preghiere, il solo modo per trovare conforto per la sua anima. Il solo fatto di aver “cantato” le avrebbe procurato forse fin più vergogna, di vedere tutti quegli occhi e quei soprusi sul suo corpo nudo.
Ormai svenuta, penzolante dalla sedia, i tenenti mi ordinarono di portarla nuovamente in cella. Senza farmi vedere, invece di inondarla con la solita secchiata d’acqua ghiacciata per farla rivenire, le bagnai il viso col mio fazzoletto. Lei aprì debolmente gli occhi e riuscii a malapena a farla camminare. Prima di uscire dalla stanza diedi un calcio al secchio dell’acqua rovesciandolo a terra, per non destare sospetti. La accompagnai attraversando il cortile verso la sua cella, dove si buttò a terra completamente priva di forze. Tornai dopo poco, assicurandomi di non essere seguito, per medicarla come potevo. Le allungai anche un pezzo di pane e dopo qualche istante di diffidenza, lo prese e lo divorò in un baleno. Non sapevo bene perché mi comportavo così con lei, ma sentivo il bisogno di aiutarla, anche mettendomi in pericolo. Le dissi che doveva dormire fino a quando non sarei tornato, che avrei fatto in modo di evitare l’interrogatorio della notte successiva per farle prendere più forze possibili. Le allungai altri due tozzi di pane e le disse di nutrirsi e di rimettersi in forze quanto prima.
La notte seguente non tardò ad arrivare. Quando i tenenti, entrando nella stanza della tortura non trovarono la prigioniera, si voltarono verso di me chiedendo spiegazioni. Dissi loro che il medico le aveva riscontrato la scabbia e che aveva detto di non portarla all’interrogatorio per evitare di infettarli. Non so in nome di qual buon Dio, ma credettero alla mia versione e per quella notte Maria non provò la crudeltà di quegli uomini.
Quella stessa notte Maria compì un miracolo. Forse merito dei suoi occhi buoni o forse merito di quel Dio in cui si rifugiava. Andai a chiamarla e spingendola per un braccio, la trascinai verso l’uscita, all’ombra della caserma. Ci fermammo davanti al cancello, lo aprii e la spinsi leggermente verso fuori. Il suo sguardo era smarrito, mille domande incontrarono i miei occhi, ma non c’era tempo.  La richiamai a me con uno strattone e, guardandola fissa negli occhi, le dissi sottovoce: “Se vivrai, dovrai promettermi di andare a Resto e cercare la signora Anna Rocchi. È mia madre. Le dirai che alla fine ho fatto la scelta giusta. Ho scelto il bene, come mi ha sempre insegnato e raccomandato. Mi si lacera il cuore al pensiero che con la mia scelta di arruolarmi le ho provocato dolore e delusione, ma alla fine, come lei mi aveva detto prima di partire, ho capito dove volevo stare”.
Lei, dopo un istante di esitazione, mi fece un cenno con la testa a ringraziamento e a conferma che avrebbe recapitato il messaggio, e cominciò a correre. La seguii con lo sguardo finché non vidi la sua figura scomparire tra il buio dei campi limitrofi.
Non sarebbe passato molto tempo e avrebbero scoperto tutto. Avrebbero saputo che ho tradito. Non ero stato torturato come Maria e non avevo ricevuto minacce di morte, ma non mi riconoscevo più nei valori dei miei superiori, se mai ne avessero avuti. Non rinnegavo la mia fede politica, ma non condividevo le loro brutalità.
Sentii dei passi veloci correre verso di me. Era arrivato il momento, pensai. Sospirando profondamente, mi voltai verso il tenente, circondato da due soldati che mi puntavano il mitra addosso. Il tenente urlò con rabbia il mio nome: “Soldato Gheri!”
Non mi serviva un processo, non volevo giustificarmi, l’unica assoluzione che volevo era quella di mia madre. Il tenente estrasse la pistola e puntandola su di me, fece partire due colpi che mi fecero cadere a terra, privo di vita.
Come mi aveva insegnato mia madre, nulla era giusto in guerra.

Motivazione della Giuria
Per il coraggio di raccontare la compassione e la luce, là dove il buio e il male oscurano ogni parvenza di umanità. La solidarietà e la giustizia vestono di grazia i gesti di chi rinuncia alla propria vita in nome di una libertà superiore e pura.
Anthony Caruana.
Motivazione del Presidente di Giuria
Racconto ben scritto e circostanziato che dopo un incerto incipit si snoda fluido nella descrizione di circostanze e verità di una guerra brutale, così come in fondo, accade in tutte le guerre. A soccombere, innanzitutto, è la dignità dell’uomo che, spesso, dimentico di considerare i suoi simili tutti fratelli, ne viola i diritti più essenziali al di là di ogni immaginazione, con ogni tipo di efferatezza.
Giuseppe Laterza.


Breve BIOGRAFIA dell'Autrice

Alice Zuliani, classe 1984, laureata in Economia Aziendale, dipendente di un istituto di credito e mamma di due bambini, con la passione per la scrittura. Vive a Rivoli Veronese, dove cerca di far combaciare gli impegni lavorativi, scolastici e domestici con questa passione. Nata come un passatempo, per poi diventare una piacevole attività attraverso la quale esprimere la forte vena creativa tramite l’intreccio di parole ed emozioni.
 
Ha ricevuto nel 2004 il Diploma d’Onore al Concorso Letterario Internazionale “Amico Rom”.
 
Il 4 gennaio 2020 si è classificata al Secondo Posto per la sezione racconti inediti al Concorso Letterario Internazionale MittAffett allo Scrittore col racconto “Corri con Lui”.
 
A maggio 2020 ha partecipato al Concorso Letterario Nazionale Racconti Sportivi 2020 e il suo racconto “Quella con la maglia nr.1” è stato inserito nell’antologia Racconti Sportivi edita da Historica Edizioni in collaborazione con il Centro Sportivo Italiano.
 
A giugno 2020 partecipa al Premio Letterario Clepsamia col racconto “Ciao, ciao Lisa” che viene inserito nell’antologia “I racconti del Clepsamia 2020” edita da Vj Edizioni Milano.
 
Ad ottobre 2020 riceve una Menzione Speciale al Premio Internazionale di Poesia “I colori dell’anima” dell’Associazione Mondo Fluttuante.
 
Nello stesso mese viene selezionata come finalista al Premio Artistico e Letterario Nazionale “Giuseppe Melchionna” con il brano “Speranza è vita”.
 
A novembre 2020 Historica Edizioni pubblica nell’antologia Racconti dal Veneto la sua opera “Professione Mamma” e nell’antologia Racconti da Sogno “Il sospiro di Lisa”.
 
A dicembre si aggiudica il Secondo Posto al Concorso Letterario Orizzonti Etici col racconto “La mia prigione”.
 
A gennaio 2021 riceve Premio Speciale della Giuria al Premio Internazionale di Poesia Inedita “Besio 1860” con l’opera “Il tuo cammino”.
 
A febbraio 2021 la sua opera “Taxi” viene selezionata per la pubblicazione nell’antologia “Avventure al volante” edita da Rudis Edizioni.
 
Nello stesso mese la sua poesia “A mio padre” viene selezionata per l’antologia edita da Apollo Edizioni.
 
Agli inizi di marzo riceve Menzione d’Onore al Premio Scriptura Letterario Artistico Internazionale nella sezione narrativa adulti con l’opera “Nicu 114361”.
 
A giugno 2021 si è classificata al Primo Posto nella sezione racconti al Premio Letterario Città di Verona con l’opera “Anno 2075, il tempo donato”.
 
Alla fine dello stesso mese riceve Menzione Speciale al Concorso di Poesia, Narrativa e Fotografia “I sette vizi capitali” con la poesia “Il labirinto del piacere”.
 
Sempre a giugno 2021 riceve anche una Menzione Speciale col racconto “#IoStoConSofia” al Premio Artistico e Letterario Nazionale “Giuseppe Melchionna”.
 
Agli inizi di luglio 2021 viene premiata con Menzione d’Onore con l’opera “Soldato Gheri” al Premio Letterario Internazionale Napoli Cultural Classic XVIª Edizione.
 
A luglio 2021 riceve Menzione d’Encomio con Titolo di Eccellenza con la sua opera “E se io?” al Premio Letterario Internazionale di Narrativa e Poesia “Verba volant, scripta manent” 2021.
 
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