l'attore Gianni Nardone: "Preferisco sempre “allontanare” il personaggio dall’attore, cercando di essere io al servizio di esso e non il contrario." ottobre 11, 2021 \\

Gianni ci racconti di Lei, chi è Gianni Nardone come persona?
- La mia caratteristica principale è la personalità travolgente. Talvolta è una peculiarità positiva, poiché cerco di trasmettere energia positiva a tutte le persone che mi sono intorno, ma ammetto che alcune volte mi ci vorrebbe un freno a mano per fermarmi. Ho tanti difetti, come tutte le persone del mondo, ma credo di essere sempre genuino e sincero nei rapporti, cosa che ritengo fondamentale.

 Descriva il suo giorno lavorativo perfetto…
- Ovviamente pieno di impegni! Riprese su un set, progetti da portare avanti, prove a teatro e chi più ne ha più ne metta, purché non si stia “fermi ai box”. Adoro essere impegnato e fare tante cose diverse. Per me le giornate lavorative non devono mai essere l’una uguale all’altra.

Come nasce la sua passione per la  recitazione?
- La passione è nata alle scuole elementari, con un bellissimo progetto extrascolastico sul mito, portato avanti dal regista Lino Nocerino, tragicamente scomparso qualche anno dopo. Da lì in poi è stato tutto in discesa, con prima il teatro e poi il cinema che hanno preso sempre più spazio nella mia vita, fino a quando ho capito che non era solo una passione.
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Quali sono gli artisti dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?
- Gli artisti a cui mi ispiro principalmente sono i miei amici di infanzia. Ho la fortuna di essere cresciuto con un gruppo di amici che alla fine si è ritrovato in toto a far parte di questo mondo lavorativo. Eravamo una compagnia amatoriale flegrea (Archè), oggi siamo tutti professionisti, che si formano giorno dopo giorno insieme e si aiutano a vicenda. Ci sentiamo un po’ il “nuovo che avanza” e quindi sentiamo di essere fonte di ispirazione reciproca.

Dopo anni  di formazione nella compagnia Archè, al tempo amatoriale, oggi una realtà flegrea di rilievo, fa un primo  approccio al mondo del professionismo grazie a Mimmo Borrelli e Michele Schino di Cola. Con il loro sostegno debutta al  “Mirabilis festival” nel 2012. Come nasce questo incontro artistico e di formazione?
- Il 2012 è stato l’anno della consapevolezza. Fino ad allora per me la recitazione era solo una passione, ma l’esperienza del Mirabilis la trasformò in un punto di riferimento professionale.
L’incontro è nato in realtà in maniera molto semplice, poiché Michele e Mimmo cercavano ragazzi flegrei di talento, che potessero aprire il festival con una sorta di Open Class post laboratoriale.
Fui scelto e mi ritrovai catapultato nel mondo del professionismo.
Fino al giorno prima facevo le prove tra amici, magari mangiando una pizza. Il giorno dopo mi ritrovai allo stesso festival in cui si esibivano Borrelli, Servillo, Mazzamauro e Moscato.
Follia pura per un ragazzo di 17 anni.
In quei giorni scrissi sul banco di scuola “Ho deciso: da grande farò l’attore”.

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Come attore quali sono i personaggi che ha portato in scena ed ha sentito più vicino alla sua sensibilità?
- Preferisco sempre “allontanare” il personaggio dall’attore, cercando di essere io al servizio di esso e non il contrario. Se parliamo di affinità, però, posso dire che ci sono alcuni personaggi con cui ho sentito complicità in partenza. Mi viene in mente Puck di “Sogno di una notte di mezza estate” o  Aston de “Il guardiano”.

Nel 2016 vince, in coppia con Stefano Carannante, un talent di stand-up comedy al Teatro Ariston di Sanremo: la prima edizione dell’Ariston Comic Selfie. Di cosa si trattava?
- Si trattava di un concorsi per giovani artisti comici, che univa il mono del web a quello del teatro.
Si partecipava alle prime selezioni con dei video comici fruibili e votabili sul web, mentre la finale si svolgeva dal vivo al teatro Ariston di Sanremo. Abbiamo vinto ed è stata un’emozione che non si può descrivere. E’ stata un’esperienza che ci ha formati molto, portando alla luce il nostro lato da stand-up comedian.

 Preferisce il cinema  o il  teatro?
- Sono due mondi totalmente differenti, che però amo allo stesso modo. Il cinema è chiaramente quel gradino verso il successo, di cui pochi farebbero meno, che al contempo mi diverte, mi stimola e mi permette di mettere in atto quanto imparato dal mio percorso artistico, senza troppa paura di sbagliare.
Il teatro invece è emozione pura, contatto col pubblico e continua voglia di mettersi in discussione.
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Che messaggio e che possibilità dà oggi il mondo dell’arte ai giovani artisti in un settore particolare e in perenne cambiamento come il teatro, cinema e la televisione ormai assorbite dalla rete?  C’è spazio in Italia per giovani artisti talentuosi ?
- Lo spazio c’è, ma bisogna saperselo ritagliare. Oggi, ancor più che negli anni precedenti, il panorama teatrale è costellato da bandi per ragazzi under 35, o perfino under 25, che permettono a molte giovani compagnie e artisti di mettersi in gioco. Anzi, ho spesso sentito attori più anziani lamentarsi delle troppe opportunità date a queste fasce d’età.
Nel cinema e nella televisione è diverso.
 Lì lo spazio c’è, ma spesso è la fortuna a fare da padrona sul talento. L’aspetto fisico e la reale personalità di chi viene provinato per un film hanno spesso più importanza del percorso artistico e delle qualità tecniche di quest’ultimo.

 Il rapporto con la sua città natale .
- Io sono per metà flegreo e per metà irpino. La famiglia di mio padre è tutta nell’avellinese e io sono un’amante di quella terra, oltre ad avere fede calcistica biancoverde. A Bacoli devo invece tutta la mia crescita come persona e come attore. La zone flegrea in generale è una fucina di artisti, forse perché è una terra che ribolle, che arde, che stimola la fiamma interiore che ogni artista dovrebbe avere.

Il lavoro al tempo del “coronavirus” come stanno rispondendo gli artisti  a questa emergenza virale ed umanitaria che ha colpito  l’Italia e il mondo e come pensate di rientrare in campo viste le problematiche che sta affrontando il mondo della cultura in generale?
- Il mondo della cultura ha delle problematiche che risalgono a ben prima del Covid e che la pandemia ha solo fatto emergere ulteriormente. Quest’ultima, però, è stata anche uno stimolo a far scendere in piazza gli artisti e a far muovere i sindacati di riferimento. In un certo senso il Covid ha anche aiutato la categoria a “fare gruppo”, a farsi sentire e rendere chiare le difficoltà che ci affliggono da decenni. Chiaramente dal punto di vista lavorativo, invece, il settore è stato fortemente penalizzato, ma  sono speranzoso. Oggi si parla di riaperture di teatri e cinema al 100% della capienza e credo che con la forza di volontà, il desiderio di espressione e lo spirito di rivalsa, riusciremo a vincere la crisi.
La storia ci ha insegnato che ai periodi di grande magra, sono sempre susseguiti periodi di grande ricchezza.

I suoi prossimi progetti.
- Ne ho tre ben precisi per quel che riguarda il teatro.
In primis portare avanti “P.S.” testo di Salvatore Scotto d’Apollonia, che abbiamo già messo in scena al festival “Il teatro non si rassegna” di Monte di Procida, con la compagnia Archè.
Poi vorrei portare avanti il progetto “Terzo Piano”, una compagnia under 35 che ho messo in piedi con alcuni miei compagni e amici del Teatro di Napoli, e in cui mi sto proponendo anche come regista.
Con Terzo Piano abbiamo due progetti da proporre alle piazze.
Il primo è “Play”, testo di Daniela Montella, già vincitore di “Nuove sensibilità 2.0” e finalista al Premio Leo De Berardinis.
Il secondo è “Deep”, un testo sconvolgente, che abbiamo presentato al “Premio Scenario” e che ha riscosso molto interesse da parte degli addetti i lavori. Deep presenta una forma di spettacolo, ambientata appunto nel deep web, totalmente innovativa, con il pubblico che, attraverso un QR code, decide il susseguirsi della messa in scena. Non vi spoilero altro, perché siamo davvero speranzosi di vederlo presto in cartellone.






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