silloge edita "La memoria del mondo" 2003 settembre 27, 2010 \\

                                   POETI DEL TERZO MILLENNIO

                                             PREMIO CAMPANIA

                                           QUADERNI DI POESIA

                                            

 

                                      LA MEMORIA DEL MONDO

                                               Silloge di poesie
                                                          di

                                               ANNA BRUNO

 

 

 

 

                                                             2003
                                         IL TECNOLOGO EDITORE
                                         SAN CIPRIANO D’AVERSA
                                                             (CE)


                                      
                                                                              PREFAZIONE
La poetessa ANNA BRUNO nasce a Marigliano (NA) ,ma risiede a Somma Vesuviana (NA) dove insegna al 2°Circolo Didattico.Madre di quattro figli,ha dedicato il suo tempo solo alla famiglia ed alla scuola.Da cinque anni a questa parte ha sentito un gran bisogno di scrivere,cioè fermare sulla carta le sue poesie e i suoi racconti.
E’ associata a diversi Cenacoli Accademici di respiro Nazionale ed Internazionale ed ha conseguito sia in versi che in prosa ragguardevoli traguardi in accreditati premi letterari Nazionali ed Internazionali.
La silloge “LA MEMORIA DEL MONDO” ,partecipante all’XI edizione del “PREMIO CAMPANIA”,si è imposta all’attenzione risultando altamente meritevole di pubblicazione.
Quando la storia si sposa con la poesia ne esce fuori un connubio d’eccezione,sia per la narrazione delle vicende accadute,sia per la forza intrinseca che viene ad assumere il linguaggio poetico.
Quella forma classico-moderna che permette alla poesia di volare alta,quel linguaggio attento e calibrato in tutte le sue sfaccettature danno,alla poetessa di Somma Vesuviana,il cartello di va libera per entrare a pieni titoli tra  “ le grandi voci “ del terzo millennio.
Un’analisi profonda delle vicende storiche che mette il dito nella piaga,ossia ancorata a problematiche irrisolte che questa distratta umanità,a volte anche vacua,si trascina dietro da tempo.Una silloge che va letta con molta attenzione per acquisirne in pieno tutti i suoi vari risvolti.
                                                                                    PROF.ANTONIO MASTROMINICO

 

                                                           Da Berlino…a Betlemme

1989- Crolla alfine il Gigante stanco della veglia sulla città ferita.
      Croda altera scalata,conquistata e demolita,
      sul greto dell’odio prosciugato s’accascia
      e lascia che a sgretolare infierisca il piccone
      e avanzi la ruspa con rabbia a ridur fino in sabbia la pietra.
2003- Di nuovo l’odio ha partorito una muraglia
      e contro il cielo di Betlemme si staglia
      a ingarbugliare parole di pace che il vento trascina,
      nuova soglia di un antico dolore che risale la china.
1989- Non tumula più l’orizzonte la lapide iniqua
      e svela quartieri dianzi acquattati a spiare nell’ombra,
      sudditi impauriti,il tiranno che l’aria ingombra.
2003- Già lo strisciante serpente avvelena orizzonti
      e tra le spire stritola destini,villaggi ingoia,
      riposo finge mentre da boia il capestro cinge.
1989- La città rimuove con le pietre il suo calvario
      e dell’intriso sudario si spoglia,
      ma il vento ancora lamenta supplizio di preghiere
      rimasto impigliato tra il divelto filo spinato.
2003- L’Intifada colpisce la coppa stracolma di fiele
      che porge Israele, con fitta gragnola che non conosce parola
      se non di vendetta,cruenta risposta che non conosce sosta.
1989- Sul muro in frantumi Berlino esulta
      e canti e balli esuma nella notte che fuma di polvere amica.
2003- Anche questa muraglia cadrà al mutar degli eventi,
      ma verità si scontreranno ancora come pietre di opposte fazioni
      e non v’è pietra più dura
      d’una verità che partorisce alte mura!


                                                            LA MEMORIA DEL MONDO

“Dal frutto si riconosce l’albero” nel mio orto
e vi rifuggo verità imbrigliate nel mito,
che più non è tempo,
e utopie tramortite nel mortaio della scienza.
Vano è il coprir con orpello il gene tranciato
che la memoria smarrisce…
In quest’era mendace che tace
il palpito del grembo ch’avvolge la vita
e i sospiri ignora della zolla ubertosa
e i sussurri della generosa polla,
ricerco la certezza del seme fecondo
ch’è memoria del mondo
e l’affido qual endice al nido
perché a lui torni ogni volta la Vita
per una storia infinita…


                                       DESERTO IN VIAGGIO
                
La sera s’è schierata con i pensieri a intorbidire l’anima.
Magione dell’Idra  la clessidra che finge trasparenze
celando quotidiano tedio e assedio d’incombenze
sul solitario palco,e di parole trite,mani inquiete,
violenze e fole scandite in luoghi scontati
da vati che vendono chimere
nelle sere di stanco abbandono.
S’adagia la sabbia sul fondo a sedare tormenti,
ma è rabbia che cresce silente la collina del tempo
che degrada leggiadra.
Pone il deserto in viaggio la tempesta
che dune trascina e rimuove
mutando il paesaggio sommerso
dimentica di quanto si è perso,di quanto ha smarrito
nel calderone infinito.
Ingrato il tempo  pone grate alle finestre
che han sorseggiato appena il sole
e alcun sapore hanno della luna
se non di morsi affondati per fame.
Non d’oro ma di ferro battuto
il tempo percosso e perduto.

                                                    MA QUANDO IL MASSO SARA’ RIMOSSO

Rotola su guanciali di rovi,tra rovine di nenie dilaniate,
la vita di un bimbo violato
e non lava l’algida guazza del mattino l’illuvie rappresa,
squallida intesa tra un mondo che tace ed un tempo senza pace.
In questa giungla che giura giustizia,
la lamia i traveste d’amica,con infamia brandisce minacce
e con giochi minati blandisce,afferra
e serra nell’abbraccio malsano come laccio dal nodo gordiano.
Non c’è volo per l’ala recisa,solo una sosta confusa
lungo il crinale che corre tra il bene ed il male.
Imbriglia i pensieri l’attorcigliato cercine
e la mano minuta un immane fardello sostiene,
ma il bimbo il pianto trattiene chè tanto nessuno sente
un pianto disperato e innocente.
Vita scandita dalle note stonate di un carillon inceppato
tra strage di sogni e strazio di pensieri
e,al mattino,tra le pieghe di un grembiulino sgualcito,
silenzi assordanti e immotivati pianti.
Cela,la paura,l’invisibile creatura che l’occhio distratto non scorge
ma null’altro a segnale ella porge,che un giocattolo rotto.
E perché ogni cosa abbia un nome,
attende che deflagri il delirio nel labirinto senza traccia,
questo tempo che schiaccia innocenza e sorriso
e,tracotante,l’inferno spaccia per paradiso.
Ma quando il masso sarà rimosso
e la luce sbroglierà il groviglio delle serpi,
saranno ormai pesanti i passi suoi
e non saprà più camminare a piedi nudi!


                                                                                   San Giuliano Di Puglia: classe 1996

                       VOLO D’ANGELI

 A scrutare il cielo in questo giorno d’autunno,
non  di rondini ma di angeli un volo
puoi scorger, malinconico e incerto;
s’espande come  scialle di seta
e tra gl’intagli un pallido lume s’insinua curioso 
e s’offre giocoso a quei bianchi ventagli di piume.
E’ anzitempo suonata la campana d’uscita
e nello spazio infinito senza mamme in attesa
esita lo stormo spaurito,
lembo di cielo ancor palpitante di grembo.
Da madre imprudente, la Terra sativa
l’abbraccio in un tremito ha sciolto
e  un intero raccolto ha smarrito       
tra mura in ginocchio.
Cantilene di sillabe dondola ora la notte
come note dolenti su future memorie dissolte
e nenie antiche di dolore la roccia trasuda,  
cristalli di sale per germogli di sangue sulla terra nuda.                        
                    

                                                                         DA CUORE A CUORE
Inattesa,la panchina,
dopo appena quattro calci al pallone
e…quel pallore,che soverchia ogni speranza!
Un pugno di sogni rimane
chè tanto è il cuore di un bimbo
da rimettere in gioco.
Gli s’è impigliato tra le ciglia
brioso sfarfallio di meraviglia
e la falena già alla notte induce
quel barlume di luce che ancora sospira.
L’ultimo battito è da batter sul tempo
che di ore fa scempio e col serico filo si trastulla
importandogli nulla di una vita sospesa.
Crudele  l’attesa  di un dono che altri ha da smarrire
nello scalpitante divenire che illude,
 infierisce e lacera di pianto incurante.
Sonno d’incanto con risveglio da fiaba
per il sogno tradito che strappa il lutto alla morte
 riprendendo il cammino,da cuore a cuore,
nel petto di un altro bambino.


                                                            IGNORAVI, FLORIKA…

Va smorzando l’alba gli ultimi guizzi
e schiaffeggia violenta la bruma assopita
quand’ecco, trottola impazzita,nel delirio del buio trascorso
si trafigge sul nascere il giorno
ed irrorando i cirri  di stille incandescenti,
su fatiscenti roghi  la catarsi del fuoco insegue randagio.
Ignoravi  Florika che di stelle nel cielo
non si contano più mille e mille?
A confonder son  solo le mere scintille di biechi falò.
Anche tu eri un sogno sospinto a folate
scompigliato da raffiche di vento  ad angoli di strade,
spogliato da turbini,ferito a sferzate,falciato.
Son tanti i sogni schiacciati da corpi smaniosi,rovistati,
comprati e rivenduti,sogni riversi su sedili ribaltati,
malmenati,derisi,sfatati,fatti a pezzi in chiese sconsacrate.
Ho ragione di temere altro orrore
chè n’era piena l’otre rovesciata sulla spiaggia del tempo
e ne colgo l’acre odore nel denso fumo di gomma bruciata
che ha battuto terra e consumato asfalto
come i passi calzati di coturni
sulla scena di un antico dramma che nasce sogno
e finisce in fiamma.


               ERA QUI CHE INCALZAVA IL DOMANI…

Tra stoppie avvampate e voraci crepitii
smorzato ha gli ultimi balenii randagi
l’insidiosa pioggia
e la roggia ha invaso,tumultuosa,
tra aneliti  d’arsura e rivoli di polvere.
Mette a fuoco i ricordi l’aria
 che odore d’erba bruciata
ancora serba
e passeggiate mi vengono incontro
sfrondate d’ogni acerba emozione.
Era qui che la certezza tenace
incalzava il domani
stendendo tappeti di brace
tra spighe di sguardi mature,
sicure di messi dorate.
Accorate visioni la mente rifugge, sagace,
e tace trascorse illusioni
e prudente schiva speranze
tra attonite stanze che la vogliono viva.

 

                ED ESPLODE GIA’ IL PRIMO FIORE…
                
Incerto è l’andar per pace
lungo fiumi di barbarie e su per monti martoriati
dove ognuno ha una morte nel cuore che gli segna il cammino
e sulle ombrose fronti solcate da sogni sfatati
stormiscono umbratili fronde.
Di  paci tradite son fatte le guerre,di ponti saltati,di terre infangate
e cuscuta è l’odio che al cuore s’avvinghia e ringhia rabbioso
e del perdono sovrasta la voce.
Non tornano i morti a stornare rancori
nè da monconi  nascono nuove braccia ,
ma nuove polle spaccano la roccia sulla cuspide del mondo ,
dove lo sciamano tende al cielo,
a levigar pietre e a dissetar deserti:
i figli della paura e della fuga,
delle notti bianche e dei giorni neri,
i figli delle croci  schiodate da nuovi pensieri.
Ed esplode già il primo fiore
sul superstite ramo del melo schiantato,
prepotente,ostinato respiro di Dio che non teme l’offesa.

 

                                                  FOLLIA

Travaglio in mezzo al grano ancora da falciare
e parto frettoloso per fianchi già stanchi,
sgravio di dolore che diventa amore
tra braccia forti di rinunce e torti.
Follia ,oggi, nel travaglio che travolge
e sconvolge
pensieri già stropicciati e logori,
tra sferze di tela consunta mai tagliate
e scelte sbagliate.
Figlia dell’indifferenza,la follia che uccide,                 
in notti insonni
per pianti non sedati,
aborto di soliloqui disperati
di deboli madri per tempi troppo forti
di pensieri contorti e vacui desideri.
Non han più rughe gli occhi
a tradir fughe di trame irrisolte
e in culle senza nenia spillano tenerezze
e inchiodano carezze .
Vite da mietere
in campi senza grano da falciare.


                                 IN UN’ALBA LIVIDA…      
                   
Il vento spazza gl’incroci,
spazi ingombri di gomitoli da dipanare ancora
ingarbugliati ormai tra note assordanti di schianti
e   lamiere contorte e spirali distorte di fumo .
Sento che il vento insidia la campana,
gola d’agnello spaurito,
anche in questo tempo d’aprile che silenzio impone;
e ne flagella i rintocchi,
nunzi di speranza erranti lungo arterie recise
traboccanti sangue
in un’alba livida che l’aurora stempera di rosa.
Il cammino breve d’insensati passi
lascerà traccia alla luna,
come argentea scia di lumaca ignara,
solo in ricordi segnati di reiterato pianto.

                                         
                                   ERAVAMO NOI I FIORI

Un giardino è quello che t’inventi
con pietruzze che importunano i piedi
e macchie d’erba a segnar le vesti.
Nel grande spiazzale assolato,
eravamo noi i fiori,colorati girasoli
che rincorrevano i raggi fino a sera.
Nugolo d’insetti voraci di libertà
in fuga d’angusti balconi
che ad ogni richiamo facevano eco.
E lo sguardo delle madri,
distratto,allora,tra il rimbalzar di parole
e rassegnate attese che passi il tempo
della vecchia cisterna espugnata
su cui sventola una sbrindellata camiciola.
Passato è il tempo,certo,
ma la cisterna ha fauci  buie,ora,
e  balconi orbi e muti
s’affacciano alla sera
sul parco contrito che mente
al sole invadente e dice d’esser felice
lì,all’ombra che adombra ricordi
di girasoli ormai cresciuti
e perduti.


                                  
                      DOVE HA DA CRESCER LA PACE
               
Dondola mesto i ricordi  
il Vecchio dagli occhi appannati,
di rosari di fame sgranati da spighe non sue,
di otri d’arsura colmate in vigne d’autunno.
Piante avare d’ombra e prati senza riposo
per poche monete in un fazzoletto consunto.
Giorni di miseria per compagni buoni
in giorni senza pace, atroci, di follie non sue,
quando posò sugli occhi spenti dell’amico
la trepida carezza di saluto al figlio.
E  affondò la lama della mensa
a tradire il pane della vita.
Con il sonno ripone i ricordi
e ruba un sorriso alla speranza
il Vecchio dagli occhi appannati
marciando  di ronda con militi ignoti
intorno ad un filo d’erba tenace
tra funghi di fuoco e rocce d’acciaio
laddove ha da crescer la pace.


                                                                A  VAGAR IMMEMORE…

Può rinverdir divise,
sfilacciar bandiere
e stravolgere ideali
il tempo di pace
a vagar immemore dei trascorsi orrori
lungo acque divenute silenziose
al passaggio degli eventi.
Tace il rifugio del cecchino
ch’ora tra la gente si confonde


                                                                    UNO SQUARCIO NEL CIELO 

C’è uno squarcio nel cielo,stamani,
laddove  il mio sguardo si posa incontrando il mattino:
ha lacerato l’aria cadendo il ciliegio
e giace,nuvola bianca sgualcita,
con i rami naufragati sulle viti
ed increduli artigli a mendicar umida terra.
Un tuono avrà celato   il rovinoso crollo
e nella pioggia si sarà sciolto l’acerbo pianto
se null’ho udito dell’impari lotta e  dell’immane schianto.
Respiro la terra smossa e il cavernoso tanfo,
l’erba disfatta e gl’indefiniti umori della paura
tra ronzii d’api e strepito di passeri allo sbando.
Ricerco l’estreme foglie del ramo più alto,
le più baciate dal sole,
le più maltrattate dal vento,
già pensierose come d’autunno
nelle sere brulicanti ricordi.

 

 

 

 Giudizi critici Silloge edita : “La memoria del mondo”  (pubblicazione premio).  
                                                                   
…I versi si susseguono lunghi e incalzanti,abili nell’uso disinvolto di rime, assonanze, allitterazioni e giochi di parole, molti davvero dotati di originale forza inventiva…(Stefano Valentini su Tribuna Letteraria).
…Versi vibranti,che uniscono il forte senso della natura, del tempo e delle stagioni…Non vi sono parole superflue o artefici…poche pagine, ma dense.(Domenico Volpi su Pagine Giovani)
…nel tensore tra espressione e comunicazione,la Poetessa lascia emergere la sua voce nell’articolazione di un tipo di espressione capace di rivestire congenialmente il senso particolare dell’esistenza…(Luigi Pumpo su Presenza)
…una poetica matura e colta che pone una riflessione sulla storia e la memoria ed è un riferimento per una rivalutazione dei valori umani, di un’educazione pedagogica nuova, posta in termini creativi con sentimenti sinceri che arricchiscono la filosofia, la letteratura e la poesia contemporanea.(Vincenzo Moscarella su Omero).
…Poesie importanti, dense di immagini struggenti,a volte crude e drammatiche. Da leggere con attenzione…(M.Antonietta Mòsele su Pomezia –Notizie).
…Poesia di forti contenuti espressi in un linguaggio colto, ricco di figure retoriche, ma sicuro ed equilibrato, modulato da una sapiente versificazione, dove sentimenti e stati d’animo sono resi da immagini nitide e suggestive e scanditi da ritmi e pause di fluida musicalità.(Olga Mazzei su Poeti nella società).
…una forma classico-moderna che permette alla poesia di volare alta(Antonio Matronimico su Il Tecnologo).
…si desume un bagaglio cognitivo non comune e soprattutto una perfetta conoscenza del vissuto.…Una poetica densa di emozioni profondamente sentita, di parole ponderate, di concetti assimilati…(Pacifico Topa)


 

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