Vendola, Saviano, Benigni, Fazio e....... novembre 11, 2010 \\

FROCIO NON È BELLO, è BELLISSIMO: NICHI FOR PRESIDENT! - IL CUORE DELLA PUNTATA DI “VIENI VIA CON ME”? IL GAIO ENDORSEMENT DI FAZIO-SAVIANO (E QUINDI A CASCATA DI TUTTA LA SINISTRA TV) A VENDOLA - LA TRASMISSIONE TRA RISATE E AMMICCAMENTI, CON UNA SOSTANZIALE LATITANZA DI DONNE, HA PRODOTTO UN MACIGNO PER IL PD DI D’ALEMA, BERSANI E VELTRONI (UN Dì PADRONE DI RAI3) - IL PESO ELETTORALE DELL’OPERAZIONE VENDOLA-FAZIO LO SCOPRIREMO SOLO VIVENDO, E VOTANDO… Luca Mastrantonio per "Il Riformista"


Fazio e Saviano Quanto vale l'endorsement di Fazio-Saviano per Vendola? L'abbraccio di "Repubblica" che con Serra e Saviano firma la trasmissione? Quante legioni ha questo papa straniero con l'orecchino, gay e cattolico? Il peso reale, elettorale, lo scopriremo solo vivendo, e votando. Ne sa qualcosa in più Fiorenzo Tagliabue, area Cl, che con la sua Sec lavora per Formigoni, organizza le primarie di Pisapia e ha portato Vendola a Milano.

Il peso mediatico dell'endorsement di "Vieni via con me" è da record. 7.623.000 spettatori, 25,48% di share. Certo, la contro-programmazione era loffia, per la gioia di Saviano e la delusione di Masi. E il compiacimento di Berlusconi che, per antitesi, con la battuta sui gay, ha ispirato mezza trasmissione.


NIKI VENDOLA Con Vendola guest star della trasmissione, protagonista politico, antropologico e sessuale assoluto, anche il centrosinistra, o la sinistra che guarda al centro, si mostra disposta a entrare con tutti e due i piedi - sul palcoscenico - nell'era della politica dell'avanspettacolo. Sembrano lontani, per dire, i tempi in cui Piero Fassino o Massimo D'Alema provavano a farsi metabolizzare da Gianni Morandi e Maria De Filippi nei grandi contenitori televisivi. Vendola, oltre che politico reale, che si è guadagnato una conferma come governatore, si candida a diventare un attore della società dello spettacolo.


Piero Fassino Per molti giovani intellettuali a lui vicini, scrittori pugliesi, a Vendola mancava spesso l'efficacia in tv: forse nel talk show non rende, ma in uno show tout court sì. Più veltroniano che bertinottiano, dunque. E più berlusconiano che antiberlusconiano: se il Cavaliere si considerava - come ricorda Marco Belpoliti in "Il corpo del capo" - «una bella figa», Vendola trasuda narcisismo, si considera un «bell'omo».

Le prima pagine dei giornali di ieri analizzavano la trasmissione mettendo in primo piano Roberto Saviano, Fabio Fazio e Roberto Benigni. A turno. Sul Giornale - dove Alessandro Sallusti prova a minimizzare la portata popolare del successo della trasmissione ("Rivoluzionari snob e senza popolo") - ci sono tutti e tre.


MASSIMO DALEMA Su "Repubblica" Benigni e Saviano (con la faccia concentrata e ammutolita, sembra un uomo della scorta di Benigni), sul "Fatto quotidiano" c'è Benigni, mentre su "Libero" (dove in prima campeggia una pubblicità dei libri di Saviano come sul "Corriere della sera", che però tiene l'articolo agrodolce di Aldo Grasso senza richiami, e sul "Giornale", dove gli encomi di Vargas Llosa suonano come una pernacchia al giornale di Feltri) una caricatura di Saviano, con articolo scritto da Francesco Borgonovo "Saviano sparge fango e noia".

E non ha detto gioia, sbagliando, perché il vero messaggio di lunedì sera è: «Gay è bello». Tutta la trasmissione è ruotata intorno al tema dell'omosessualità.


ROBERTO SAVIANOLa "macchina del fango" che ha investito Boffo e altre vittime, raccontata da Saviano, riguardava soprattutto l'omosessualità. Linguisticamente, tra le liste di parole lette dai protagonisti - che dava ritmo, assieme agli stacchi musicali, a una trasmissione per il resto piuttosto lenta - spiccava quella di Vendola che inanellava con effetto pantagruelico, i sinonimi - con Benigni con Raffaella Carrà sul sesso delle donne, anche se il ritmo ricordava una scena celebre di "Mery per sempre" dove si elencavano i sinonimi dell'organo sessuale maschile - per dire che un uomo è omosessuale. Bissata dalle punizioni inferte agli omosessuali. Gli faceva eco la lista di Saviano con i gusti e gli atteggiamenti per cui, nell'«entroterra campano», vieni scambiato per omosessuale.

Tra questi, anche la crema da sole, l'ombrellone e le scarpe per gli scogli. Ma come, dice Fazio senza pensarci, nell'entroterra c'è il mare? Sono le licenze prosaiche di Saviano. Tripudio gaio quando Benigni, dopo la sua esibizione - banale il contro-canto fatto alla cronaca erotico-politica, più divertente la canzone sulle proprietà di Berlusconi -, si produce in effluvi omo-simpetici con Saviano. «E mo' he diranno a Scampia!» gli dice dopo averlo abbracciato, baciato, corteggiato con una canzone.


Fazio Benigni e Saviano a Vieni via con me Tra risate e ammiccamenti, con una sostanziale latitanza di donne, la trasmissione sulla macchina del fango ha prodotto panna montata, ricotta, per i gay. Una buona notizia, per carità. Quella cattiva è che il fango, purtroppo - metafora infausta con il Veneto che ne è realmente sommerso - ha mostrato di avere colore.

Il fango dei berlusconiani è peggiore del fango degli antiberlusconiani? Sarebbe stupido chiedere la par condicio in questo caso. Ma la faziosità, per esempio, sul caso Falcone pesa. Non tanto per uno Sciascia trattato con troppa superficialità - come ricorda Macaluso - ma, per esempio, per la dimenticanza degli attacchi di Leoluca Orlando a Falcone. Sciascia è morto e non può difendersi, Orlando è vivo e lotta insieme ai giustizialisti di oggi. It's (not) wonderful...

 
1- VIDEO: FAZIO E SAVIANO SCOPIAZZANO FICARRA E PICONE
http://video.corriere.it/fazio-saviano-come-ficarra-picone-/147abb16-ec18-11df-8ec2-00144f02aabc

2- SE PURE BENIGNI SI FA SCRIVERE LE BATTUTE DAGLI ALTRI, DOVE ANDREMO A FINIRE?
Felice Manti per "il Giornale"


Fazio Benigni e Saviano a Vieni via con me Dalla fabbrica del fango al ciclostile delle battute. Non pare vero, ma anche Roberto Benigni, che ieri sera a Vieni via con me si è esibito gratis, è in­cappato nel vizietto di saccheggiare altri comici, come è già successo a Daniele Luttazzi. La musa ispiratrice del comico toscano è il sito di satira Spinoza.it , il cui successo è certificato dalle migliaia di contatti giornalieri e dal gradimento del pubblico per il libro «serissimo » edito nei mesi scorsi da Aliberti.

I due principali autori del sito collettivo (ma chiunque può pubblicare una freddura) sono stati «assoldati» per dare una mano al Robertone nazionale, che se n'è anche uscito con una battuta al volo («Ringrazio i ragazzi di Spinoza »), forse per mettersi tecnicamente al riparo da qualche maligna accusa. Ma il fatto resta: Benigni ha perso la verve e ha fatto ricorso a un aiutino per fare bella figura. Tanto la sua presenza era a titolo gratuito e la sua «fonte» ne era al corrente. Gli italiani meno, ma tant'è.


Daniele Luttazzi Rai per una Notte Ansa I curatori del sito, contattati dal Giornale , sono ben contenti di essersi guadagnati la ribalta nazionale: «Eravamo tra il pubblico,da un po' lavoriamo per lui - racconta Stefano Andreoli -. Anzi, alcune battute sono state scritte "apposta". Non era obbligato a citarci, non c'era nessun accordo. E quindi lo voglio ringraziare, visto che in passato Luca Barbareschi citò una battuta su Haiti e Tiger Woods senza dire nulla ».

Ma qualche lettore del sito non l'ha presa benissimo: «Se anche Benigni inizia a rubacchiare... », scrive regulus . «Mi sarei aspettato qualcosa in più da Benigni, saccheggia Spinoza a mani basse »,replica maxthewax , con swt che ricorda pericolosi precedenti: «Non è la prima volta, comunque mezzo repertorio è roba vostra, cavolo!». «Benigni sta rubando battute su battute! », insiste Barnabo , mentre danny azzarda: «Essere "saccheggiati" da Benigni è una consacra­zione? », e via indignando. Sul forum va anche peggio: «Il ringraziamento vale per tutte le battute o solo per la prima?», si chiede Barbauss .

Dov'è il plagio che ha fatto infuriare gli spinoziani? Le battute sono almeno una decina, alcune già pubblicate sul libro. Ne citiamo quattro, tre sul caso Ruby e una su Mills, solo per restare alla prima parte del monologo.

La prima è «il premier coinvolto in vicende torbide con una minorenne. Per motivi di privacy non sarà reso noto il nome del premier », che nella narrazione di Benigni è diventata«per ragioni di età non è stata data l'identità del presidente del Consiglio ».

Poi c'è la battuta sulla mafia del Cavaliere («Vogliono colpirmi con le escort») che Spinoza commenta «com'è noto, anche a Falcone riempirono la casa di mignotte » e che Benigni ha manipolato così: «La mafia ha cambiato stile. (...) Una volta ammazzavano, adesso ti mandano due diciottenni a letto».


spinoza
E ancora la dichiarazione di Ruby in un'intervista: «Il mio sogno è fare il carabiniere», seguita dalla battuta «il modo migliore per incontrare di nuovo Berlusconi ». Nella versione di Vieni via con me il comico toscano commenta: «Questa Ruby peraltro da grande ha detto che vuole fare il carabiniere. Si vede proprio che ci tiene a rivedere Berlusconi...».

E infine c'è la frase sull'avvocato David Mills, che Benigni ripete in modo identico: «Fu corrotto da un dipendente di Berlusconi, con i soldi di Berlusconi, per testimoniare il falso in un processo contro Berlusconi. Ma non si capisce chi è il mandante». Anche la canzone finale è una specie di autoplagio.

La prima versione è del 1995 ed è stata «adattata» ai nuovi protagonisti della politica e ai nuovi tormentoni. La frase «Io sono il leader, il Salvatore» è diventata «Io sono il Cesare, leader mondiale» per fare rima con «Io sono il papi, l'utilizzator finale», da Funari, Scognamiglio e Mastella si è passati a Santanchè, Verdini e Ghedini. Per qualche rima e una scopiazzatura, in effetti, non c'era bisogno di pagare Benigni.

 

 
FAZIO, BENIGNI E SAVIANO SALVANO LA NAVE IN AVARIA DI RUFFINI (VEDI IL DISASTRO BUSI: condurre un talk non è la stessa cosa di condurre un tiggì con il gobbo) - SONO GUAI DI DOMENICA SE MINZO RESTA SENZA “EREDITÀ” - DITE A SADO-MASI CHE A VIA TEULADA MANCA PURE LA CARTA IGIENICA (I DIPENDENTI SE LA PORTANO DA CASA) - CON AVETRANA VOLA IL “QUARTO GRADO” DI SOTTILE… Marco Castoro per Italia Oggi


Paolo Ruffini 1 - BENIGNI FA LA SCIALUPPA DI SALVATAGGIO DELLA NAVE IN AVARIA DI RUFFINI - Altro che boccata di ossigeno. Il direttore di Raitre, Paolo Ruffini, deve fare un monumento a Fabio Fazio. Non soltanto perché da anni tiene alta la bandiera della rete con Che tempo che fa, ma anche per il fatto che sia riuscito a convincere Roberto Saviano e Roberto Benigni a partecipare a Vieni via con me.

Il programma del lunedì sera è partito col piede giusto, per quanto riguarda gli ascolti, stabilendo il primato di Raitre con 7.623.000 telespettatori e il 25,48% di share (picco più alto con Benigni alle 22,42 con 9.321.000 telespettatori e il 32,02%), anche se la controprogrammazione della Rai lasciava alquanto a desiderare.


Fazio Benigni e Saviano a Vieni via con me Su Canale 5 c'era il Grande Fratello, ma sempre di Endemol si tratta. Vieni via con me, seppure sia stato descritto da una parte della critica come un programma innovatore, non sembra destinato a lasciare il segno. Saviano non è Celentano. E i monologhi prima o poi stancano. Soprattutto se sono retorici. Enzo Biagi e Sergio Zavoli se la sarebbero sbrigata in meno di dieci minuti. Avrebbero guardato negli occhi i telespettatori e non il pubblico in sala. Un monologo senza guardare in faccia chi ti ascolta ti fa sembrare un alieno.

La trasmissione ha fatto grande audience ma in molti si sono annoiati. Per fortuna che ci ha pensato Benigni a risollevare il morale con le sue bischerate. Alla lunga questo format potrebbe anche non funzionare. Per il momento però il direttore Ruffini si gode il risultato. Anche se deve recitare il mea culpa per aver dedicato molto della sua direzione, arroccato, a difendere spazi e programmi in bilico, trascurando di conseguenza la sperimentazione dei nuovi format che avevano fatto grande lui e Raitre.


BUSI MARIA LUISA 2 - IL FALLIMENTO DELLA BUSI - Ma di questi tempi a Raitre c'è poco da gioire. Il programma di Serena Dandini sta accusando battute di arresto, la fascia del mattino non decolla. Meno male che resistono le roccaforti di Ballarò e di Report. Maria Luisa Busi, invece, ha già chiuso i battenti. E con largo anticipo.

Il suo Articolotre non è riuscito a fare breccia negli ascolti. Tre puntate da 4% di share e un milione di spettatori, più l'ultima da 1.313.000 spettatori share 5,03%, non giustificano una prima serata su Raitre. Una clamorosa sconfitta per la conduttrice che, dopo aver mollato il Tg1 di Augusto Minzolini, si era riproposta come alfiere della sinistra e conduttrice di talk.


AUGUSTO MINZOLINI Ma condurre un talk non è la stessa cosa di condurre un tiggì con il gobbo. Sono due lavori diversi. Come la tv e la carta stampata. Per di più la Busi, molto ambiziosa e sicura di sé, ha optato per una conduzione in piedi. Dando ragione a chi - come Pippo Baudo - ha da sempre sostenuto che uno studio televisivo è fatto per gente grande. Lilli Gruber, ad esempio, non è mai caduta nel tranello di condurre in piedi: meglio seduti se l'altezza non ti aiuta. Parole sagge.

A questo punto si dovrà ricollocare la squadra della Busi, a cominciare dagli autori, che dovranno essere dirottati su qualche altra trasmissione, almeno fino alla scadenza del contratto. Altre spese che restano sul groppone di viale Mazzini, anche se va detto, trattandosi di una produzione interna, che le cifre non sono da capogiro. Oltre allo stipendio che riceve dal Tg1 la conduttrice è costata tra i 20 e i 30 mila euro.


Salvatore Sottile
3 - MINZOLINI NEI GUAI SENZA EREDITÀ - Domenica scorsa il Tg5 è partito in testa nella sfida col Tg1 delle 20 e alla fine ha vinto. Minzolini ha accusato l'assenza di Carlo Conti e dell'Eredità, il programma che tutti i giorni fa da traino all'edizione delle 20 che parte in netto vantaggio sui rivali del Biscione.

4 - QUARTO GRADO, MEGLIO PRIMO GRADO - Il programma di Salvo Sottile ha svoltato negli ascolti da quando si occupa dell'attualità, in primis dell'omicidio di Avetrana. E pensare che doveva occuparsi dai casi freddi, quelli chiusi e dimenticati. Ecco perché è stato scelto il titolo di Quarto grado. Ma alla gente di riaprire i casi dimenticati non frega un bel niente. Quindi meglio il caso del giorno.


Cavallo di Viale Mazzini
5 - LA RAI NON VA PIÙ A ROTOLI - A via Teulada hanno già cominciato a portarsi la carta igienica da casa. L'azienda infatti, per risparmiare sui costi, effettua il rifornimento non più tutti i giorni ma due volte alla settimana. Quindi portarsi il rotolo da casa è diventato un vero... bisogno.


 

 
[10-11-2010]


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1- QUESTA VOLTA SAVIANO HA FATTO LA PIPì FUORI DAL VASINO. AD ATTACCARLO è LA VECCHIA GUARDIA COMUNISTA CHE NON CI STA A PASSARE PER "FABBRICATORI DI FANGO" - 2- EMANUELE MACALUSO NON LA MANDA A DIRE: "IO NON CE L’HO CON LUI. HA PERÒ SBAGLIATO MIRA SU SCIASCIA, DIMENTICANDO IL VERGOGNOSO ATTACCO DI QUEL "COMITATO ANTIMAFIA" CHE LO DEFINÌ UN "QUAQUARAQUÀ". NON SI PUÒ CERTO SOSTENERE CHE SCIASCIA RIVOLSE LA MACCHINA DEL FANGO CONTRO PAOLO BORSELLINO" - 3- L’EX PCI E EX CSM ALFREDO GALASSO RINCARA LA BORDATA: "CHIAMO ANTONIO INGROIA E MI DICE: "SAI COM’È SAVIANO: UN PO’ DI QUA UN PO’ DI LÀ, UN PO’ DESTRA UN PO’ SINISTRA" - 4- A PROPOSITO DI "MACCHINA DEL FANGO": COME MAI NESSUNO SI RICORDA QUALE FU IL PRIMO MODELLO? QUELLA CAMPAGNA DELLA CAMILLA CEDERNA SU "L’ESPRESSO" CHE COSTRINSE LEONE A DIMETTERSI DALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA (ALTRO CHE BOFFO) -
1- «SU FALCONE E SCIASCIA SAVIANO È STATO SUPERFICIALE» PROFESSIONISTI DELL'ANTIMAFIA, UNA FERITA CHE NON SI CHIUDE...
Felice Cavallaro per il "Corriere della Sera"


sciascia
È una scossa che riapre il caso Sciascia l'ondata di Roberto Saviano contro i cosiddetti «fabbricatori di fango». E riaccende la polemica non solo sui «professionisti dell'antimafia», stando al (discusso) titolo dell'articolo pubblicato nel 1987 sul «Corriere», ma anche su quanti non condivisero lo spostamento di Giovanni Falcone al ministero della Giustizia, ai tempi del governo Andreotti.

Sono antiche cicatrici della politica e della società civile rilette «in modo superficiale» secondo un grande vecchio come Emanuele Macaluso, autore del libro appena uscito sullo scrittore siciliano e i comunisti, amareggiato dopo aver difeso tante volte Saviano per le minacce subite: «Io non ce l'ho con lui. Ha però sbagliato mira su Sciascia, dimenticando il vergognoso attacco di quel "comitato antimafia" che lo definì un "quaquaraquà". L'articolo poteva prestarsi ad equivoci, ma non si può certo sostenere che Sciascia rivolse la macchina del fango contro Paolo Borsellino...».


Fazio e Saviano Il nodo della vicenda sta nel richiamo alle regole, secondo Sciascia violate dal Csm nella nomina a procuratore di Marsala. E fu il riferimento all'uso dell'antimafia per costruire carriere a scatenare durissime reazioni come quelle del «Coordinamento». Anche a difesa dell'allora sindaco di Palermo Leoluca Orlando, additato come «professionista».


giovanni falcone paolo borsellino lap
La sferzata di Saviano non è piaciuta a tanti come Macaluso: «Sciascia diceva solo che non si possono cambiare le regole in corsa, nemmeno a fin di bene. Perché se le cambi così, poi ognuno si fa la legge, o la nomina, a propria misura...».


Giovanni Falcone
A rafforzare la posizione di Macaluso è anche Michele Costa, avvocato, figlio di un altro magistrato ucciso dalla mafia, Gaetano Costa, procuratore a Palermo: «Saviano sbaglia perché Sciascia aveva ragione su tutto il fronte. La nomina di Borsellino fu un atto di forza di una corrente minoritaria, elemento devastante per gli equilibri della magistratura. Saltarono allora una serie di regole che avrebbero portato alle lottizzazioni del Csm, diventato un parlamentino anche perché, a quel punto, le regole si potevano violare. Si cominciava per un giudice al di sopra di ogni sospetto e si continuava per altri. Hanno ridotto così le nomine del Csm a una fiera: uno a me, uno a te, uno all'altro... Perché senza regole si confondono meriti e notorietà».


falcone giovanni
No, per Nando Dalla Chiesa, altro orfano eccellente per mano mafiosa, il sociologo che allora criticò Sciascia, le cose non stanno proprio così: «Non dimentichiamo le parole di Borsellino: "Falcone cominciò a morire con quell'articolo"». È il tema del suo ultimo testo, «La convergenza», in arrivo in libreria, sulle «complicità innocenti». Categoria che si adatterebbe a Sciascia: «Se è vero che quel giorno Falcone cominciò a morire, e questo non era nei desideri di Sciascia, significa che comunque scrisse un articolo con effetti devastanti...».


Andreotti
La sorpresa arriva da un ex senatore che con Dalla Chiesa e Orlando fondò la «Rete», Carmine Mancuso, anche lui orfano di mafia, figlio del caposcorta del giudice Terranova, gran regista del «Coordinamento» citato da Macaluso, oggi pentito: «Che cantonata fu la nostra! La provocazione di Sciascia, antesignano della lotta alla mafia da un punto di vista culturale, si rivelò una profezia. Saviano avrebbe dovuto ricordare il contesto, le cose che si dicevano allora e quel che uno pensa anni dopo. Io parlai con Borsellino e mi disse che non ce l'aveva affatto con Sciascia. A Marsala si parlarono, davanti a Mauro Rostagno. Borsellino un eroe, Sciascia un genio».


EMANUELE MACALUSO
Evita repliche Leoluca Orlando che oggi sa delle nuove posizioni degli ex amici di «Rete» e «Coordinamento». E si tiene lontano dalle polemiche «anche perché non ho visto la trasmissione di Saviano»: «Sciascia espresse una esigenza corretta, davanti al rischio che qualcuno approfittasse dell'antimafia, ma non posso dire lo stesso degli sciasciani di borgata che non conoscono la lingua italiana...».


LEOLUCA ORLANDO Allora accanto a Orlando c'era pure Alfredo Galasso, cattedratico, ex pci, ex csm, storico difensore di parti civili sin dal maxi processo, avvocato antiracket nella «rivolta» di Confindustria, adesso incollerito con Saviano: «Non ci sto a passare per "fabbricatore di fango"». Era lui che nello spezzone mandato in onda polemizzava con Falcone per la scelta di andare al ministero: «Ma discutevo a fronte alta con Giovanni, mentre Saviano mi appaia ai mestatori che scrivevano lettere anonime, come il "Corvo"».


borsellino
Incavolato nero, Galasso s'attacca al telefono: «Chiamo Antonio Ingroia e mi dice: "Sai com'è Saviano: un po' di qua un po' di là, un po' destra un po' sinistra". Ma a me non basta. Sì, avevo dubbi su Falcone alla Procura nazionale antimafia. E lo stesso Borsellino era contrario. Ma Saviano, che stimo, non lo dice. Da giovane showman deve cominciare con il passo giusto. Senza omissioni. E se ripropone quel pezzo, non può tagliare la coda con Maurizio Costanzo che, rivolto a Falcone, gli dice: "Quella di Galasso è una dichiarazione d'amore"».


0eu16 nando dalla chiesa
Dibattito aperto soprattutto nella «palude» dove si scrivevano lettere ai giornali contro le auto blindate. Ma anche in questo caso la ricostruzione sarebbe «lacunosa», stando all'autore di tanti libri su Palermo, in sintonia con Costa e Mancuso, Lino Buscemi: «La città del 1985 non è quella di oggi. Saviano sembra persona non informata dei fatti».


Antonio Ingroia
2 - PER ASSOLVERE LA SINISTRA SAVIANO RISCRIVE FALCONE
Filippo Facci per "Libero"

Caro Roberto Saviano, il tuo racconto sulla macchina del fango che non risparmiò Giovanni Falcone, lunedì sera, era infarcito di omissioni: nel senso, proprio, di nomi che non hai fatto o hai preferito non fare. Per farli hai avuto a disposizione una clamorosa mezz'ora televisiva, quindi è stata una scelta deliberata.

E a me spiace, sia perché sono uno dei pochi che ti difende - da queste parti - sia perché in questo modo si accredita chi dice che il tuo punto debole sia un certo paraculismo: non una tendenza vera e propria all'intruppamento nella sinistra politically correct - quella no - ma quantomeno una propensione a non fartela nemica. Dalle parti di certi sancta sanctorum, diciamo così, il passo ogni tanto ti si fa felpato.


FILIPPO FACCI
Tu hai parlato subito dell'Addaura, cioè un primo e sottovalutato attentato a Falcone: era il 20 luglio 1989 e il magistrato si trovava nella sua casa al mare, presa in affitto, in compagnia dei colleghi svizzeri Carla Del Ponte e Claudio Lehman, impegnati in un'inchiesta sul narcotraffico che tu hai definito «riciclaggio». Hai detto che «tutti, a destra e sinistra » fecero capire che Falcone quella bomba poteva essersela messa da solo. Ma non è preciso.


montanelli1
Gerardo Chiaromonte, comunista, defunto presidente dell'Antimafia, persona perbene e tu sai perché, scrisse che «i seguaci di Leoluca Orlando sostennero che era stato lo stesso Falcone a organizzare il tutto per farsi pubblicità». In prima fila c'era quella sinistra lì, oltre a il Giornale di Montanelli (dove ai tempi scriveva l'incolpevole Marco Travaglio) e altri personaggi menzionati da una sentenza della Cassazione: tra questi i giudici Domenico Sica, il defunto magistrato Francesco Misiani e il colonnello dei carabinieri Mario Mori, futuro capo del Sisde: chi più e chi meno, misero tutti in dubbio un attentato che in troppi cercarono di derubricare a semplice avvertimento.


Toto Riina
Già, perché un processo per i fatti dell'Addaura, appunto, c'è già stato, anche se nessuno lo nomina mai: il 19 ottobre 2004 la Cassazione ha confermato condanne a 26 anni per Totò Riina, Salvatore Biondino e Antonino Madonia; 9 anni e 4 mesi per Francesco Onorato e 2 anni e mezzo per Giovanni Battista Ferrante.

La Suprema Corte, in 89 pagine, ha pure detto che i servizi segreti non c'entrano niente perché la responsabilità fu di Cosa Nostra, e, come era accaduto in primo e secondo grado, la sentenza ha ricostruito l'attentato nei particolari: lo chiamano «l'infame linciaggio», però adesso quella sentenza andrebbe dimenticata dopo l'annuncio di una nuova e fumosissima inchiesta della Procura di Caltanissetta, subito cavalcata da Repubblica e da Annozero. «Perché », è giunta a chiedersi Repubblica, «le indagini sull'attentato al giudice sono partite con vent'anni di ritardo?». In realtà partirono puntualissime.


MARCO TRAVAGLIO LE LETTERE DEL CORVO - Ma dicevamo della macchina del fango: tu, poi, hai parlato del «corvo» che scriveva lettere anonime per danneggiare Falcone, una dinamica che con la macchina del fango in effetti ebbe molto a che fare. Ma la stessa macchina, e tu non l'hai detto, colpì anche più gravemente il magistrato Alberto Di Pisa che fu accusato ingiustamente di essere il corvo: e proprio Giuseppe D'Avanzo, un altro che parla sempre di fango e dintorni, scrisse che «Di Pisa è soltanto un uomo frollato dalla lunga attesa di un pubblico riconoscimento, di popolarità e potere, un piccolo uomo sbriciolato dall'invidia e dalla gelosia, precipitato nel gorgo di un risentito rancore ».

Perché non ricordarlo? Alberto Di Pisa è stato assolto da ogni accusa: ma la macchina del fango, per lui, non si è fermata mai. Marco Travaglio, ancora nel marzo 2009, definiva Di Pisa nemico acerrimo di Falcone» e tutto perché aveva soffiato il posto di procuratore capo a Marsala - su decisione del Csm - battendo Alfredo Morvillo, amico di Giancarlo Caselli e dello stesso Travaglio. La macchina del fango, già: hai ricordato quando Falcone accettò l'invito del Guardasigilli Claudio Martelli a dirigere gli Affari penali, quando cioè la gragnuola delle accuse si fece ancora più infame.


Ilda Boccassini
Il pool di Falcone e Borsellino era stato praticamente cancellato e le istruttorie antimafia erano tornate all'età della pietra. Hai fatto vedere un filmato di una serata di Samarcanda (in abbinata col Maurizio Costanzo Show) ma non hai citato o mostrato la puntata di Samarcanda del 24 maggio 1990, quella in cui Leoluca Orlando disse che Falcone aveva una serie di documenti sui delitti eccellenti ma li teneva chiusi nei cassetti, anzi, in otto scatole chiuse in un armadio.

L'accusa verrà ripetuta a ritornello anche da molti uomini del movimento di Orlando, tra i quali l'avvocato Alfredo Galasso. Personaggio che tu hai fatto vedere nel filmato, come no, senza neppure spiegare chi era: lo hai soltanto definito «perbene ». Ma allora lo erano tutti, perbene.


Alberto Di Pisa
FIDUCIA AL PENTITO - La sinistra in sostanza accusava Falcone di connivenze pericolose solo perché aveva fiutato alcune calunnie del pentito Pellegriti ai danni di Salvo Lima e Giulio Andreotti: l'11 settembre Falcone 1991 dovette addirittura discolparsi davanti al Csm dopo un esposto di Orlando, sodale di Galasso: ma erano persone perbene, giusto?

Hai detto che qualcuno definì Falcone «guitto televisivo»: era un giornalista di Repubblica, e allora perché non nominarlo? Ecco la frase precisa, Roberto: «Non si capisce come mai Falcone non abbandoni la magistratura... s'avverte l'eruzione d'una vanità, d'una spinta a descriversi, a celebrarsi, come se ne colgono nelle interviste dei guitti televisivi».


Carla Del Ponte
Sempre nel filmato con l'avvocato Galasso, poi, Falcone si spingeva a dirsi favorevole alla responsabilità civile dei giudici, eresia per cui oggi qualche deficiente gli attribuirebbe direttamente qualche vicinanza alla P2. E qui capisco che tu abbia preferito trasvolare. E così hai fatto con tutti gli articoli dell'Unità contro Falcone, titoli come «Falcone superprocuratore? Non può farlo, vi dico perché», scritto dal membro pidiessino del Csm Alessandro Pizzorusso; parlo della stessa Unità che poco tempo prima aveva titolato «Falcone preferì insabbiare tutto».


Alfredo Galasso
Hai citato le parole dolorose di Ilda Boccassini, e hai fatto bene, ma ne hai menzionato solo una parte. C'erano anche queste: «Avete fatto morire Giovanni Falcone, lo avete fatto morire con la vostra indifferenza... a Palermo non poteva più lavorare, per questo ha scelto la strada del ministero... Lui non voleva essere lasciato solo ed essere... Due mesi fa ero a Palermo in un'assemblea dell'Associazione nazionale magistrati. Non dimenticherò quel giorno. Le parole più gentili erano queste: Falcone si è venduto al potere politico... L'ultima ingiustizia l'ha subita proprio da voi di Milano...Mi telefonò quel giorno, e mi disse "che tristezza, non si fidano del direttore degli Affari Penali"».


Carmine Mancuso
Certo, Roberto, non potevi citare tutto e tutti, lo so. La tv è maledetta, il tempo è sempre poco: e pensa che tu ne hai avuto come nessuno. Il problema è che altri nomi, altri personaggi, altre testate, altri presunti e più recenti macchinatori del fango, tu li hai invece pronunciati o fatti intuire con furba chiarezza. Un filo troppa, secondo me.

 

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