Cannes 2026. Dal red carpet di 'Histoires parallèles'. Il secondo film francese di Asghar Farhadi in Concorso al festival e con nel cast anche Isabelle Huppert, Adam Bassa e Vincent Cassel. in “Histoires Parallèles” di Asghar Farhadi, il regista iraniano che ha vinto l'Oscar nel 2011 con “Una separazione” e che ha smesso di tempo di girare nel suo Paese. Girato in Francia con Isabelle Huppert, Vincent Cassel e un cameo di Catherine Deneuve, questo film puntare il dito su alcune brutture europee: la violenza sulle donne sembra da parte di uomini viziati, il razzismo, la discriminazione dei più deboli, l'abbandono degli anziani. Ci sono molti riferimenti culturali: “La finestra sul cortile” di Hitchcock, il Decalogo di Kiesolwski, la scrittura ei rumoristi del cinema. Secondo Farhadi si salva solo che è in grado di utilizzare l'immaginazione, confondendo realtà e fantasia. È un tema suo e di chi per anni ha fatto cinema sotto i regimi.
In cerca di ispirazione per il suo nuovo romanzo, Sylvie spia i vicini di casa dall'altra parte della strada. Quando assume il giovane Adam per aiutarla nella vita di tutti i giorni, non immagina che lui sconvolgerà la sua esistenza e il suo lavoro, finché la finzione che ha immaginato non supererà la realtà di tutti.
'Histoires parallèles', diretto da Asghar Farhadi e presentato al Concorso a Cannes 2026. È il remake della sesta parte del Decalogo di Krzysztof Kieślowski, si tratta del secondo film francese del regista iraniano. Nel caso Isabelle Huppert, Adam Bassa, Virginie Efira, Vincent Cassel e Pierre Niney.
LE “STORIE PARALLELE” di Farhadi si ambientano a Parigi oggi, il cast è pieno di star del cinema francese – Isabelle Huppert, Virginie Efira, Vincent Cassel, e in un cameo di editrice attenta a l' air du temps Catherine Deneuve – il suo duetto con Huppert è la cosa migliore del film. A spiare è una scrittrice in cerca di spunti per il suo nuovo romanzo (Huppert), le vite degli altri sono quelle di tre sound designer che lavorano nello studio di fronte – peccato però che il suono non sia mai un protagonista. È soprattutto la giovane donna (Efira) a attrarre il suo sguardo e anche quello del ragazzo che le capita in casa, portato dalla nipote per aiutarla, di cui non sapremo mai nulla se non che è stato in prigione per furto. Intorno al terzetto la scrittrice ha costruito un intrigo di tradimenti amorosi (gli altri due sono Cassel e Pierre Niney) però butta il romanzo bocciato dall'editrice (troppo vecchio). Il ragazzo lo prende e lo fa suo, incontra la donna e inizia a svelarsi. Le cose si confondono, la distanza narrativa appare non percepita dai soggetti (sarà che si è persa ormai la dimensione fantastica?) fino a irrompere nei loro rapporti come se fosse del “vero”. Lui, il ragazzo, continua a rubare le pagine ma del resto non è anche una “ladra” la scrittrice e un po' ogni artista? In questa moltiplicazione di specularità, lasciando nettamente da parte qualsiasi questione metafisica, cosa ci dice Farhadi? Che l'immaginazione è più forte della realtà.Anzi che la prima può determinare la seconda, fino a mutare il corso delle vite (reali). Niente di nuovo in un'opera che ammicca e cita fra letteratura e cinema, lungo i confini labili del narratore che crea e manipola ea volte giudica (lo stesso Farhadi?). Insomma l'immaginazione ci condannerà? O è invece una leva per smascherare quanto nascosto? Quel 50% di falso per la massima verità come diceva più o meno Godard. In questa sua "dissertazione" sull'arte e la creazione Farhadi però non trova la proporzione giusta. La sua superficie è liscia, la verità neppure accennata, l'immaginazione un giocono banale.
“COME FA UN PAPERO A ENTRARE DENTRO UNA BOTTIGLIA?” CHIEDE LA SCRITTRICE ISABELLE HUPPERT AL MAESTRO DEGLI EFFETTI SONORI VINCENT CASSEL IN “HISTOIRES PARALLÈLES” DI ASGHAR FARHADI. “CON L'IMMAGINAZIONE”, SPIEGA LA SCRITTRICE - UN PICCOLO TRUCCO, DELIZIOSO, CHE ARRIVA QUASI ALLA FINE DI UN FILM CHE FARHADI HA RIPRESO DAL SESTO EPISODIO DEL “DECALOGO” DI KRZYSZTOF KIESLOWSKI - MA QUELLO CHE NON RIESCE A RITROVARE IN QUESTO FILM FARHADI È L' ALTA MORALITÀ DI KIESLOWSKI.


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