L'uomo contemporaneo vive una strana nevrosi nei confronti del proprio passato. Da un lato segue la rimozione, cercando scorciatoie e anestesie sensoriali per dimenticare i propri errori, i traumi e le ferite del mondo; dall'altro avverte la vertigine di una nostalgia irriducibile, un richiamo verso una “patria primordiale” da cui si avverte esiliato. In questa tensione tra il desiderio di oblio e la sete di riscatto si insinua il tema del nóstos, il ritorno a casa, inteso non come semplice spostamento geografico, ma come spogliamento spirituale e purificazione della memoria.
Due opere apparentemente distanti, il monumentale affresco cinematografico di Christopher Nolan, Odissea, e la delicata gemma musicale in dialetto siciliano di Franco Battiato, Stranizza d'ammuri, tracciano una parabola comune sulla natura umana, esplorando cosa significa rimanere umani mentre “fuori si muore”.
Il labirinto della colpa: l'Odisseo di Nolan tra il lotto ed Itaca
Nell'Odissea firmata da Christopher Nolan, il viaggio di Ulisse si spoglia di ogni trionfalismo epico per farsi anatomia della colpa e del trauma post-bellico. L'eroe che torna da Troia non è il vincitore astuto, ma un uomo devastato dalla consapevolezza degli orrori compiuti, a partire dall'inganno del cavallo e dal sacrificio dei propri compagni.
Nella visione di Nolan, la tentazione del torpore (l'esperienza dei lotofagi o l'oblio incantato delle isole) rappresenta il voler dimenticare: quell'impulso del tutto umano di anestetizzare la coscienza di fronte al dolore e al peccato. In questo la figura di Calypso è colei che mette in atto questa specie di anestesia e poi si accorge che è bene risvegliare la memoria, sacrificando il proprio affetto.
L'itinerario tra naufragi e mostri non è una serie di avventure, ma una lenta espiazione. Il desiderio di ritorno (nóstos) richiede un prezzo altissimo: la purificazione del ricordo. Per ritrovare Itaca, Ulisse non deve semplicemente vincere le tempeste del mare, ma affrontare la Nemesi di fronte alla propria Hybris. Deve spogliarsi della maschera del guerriero e della brama di controllo. Deve sapersi lasciare andare senza più desiderio di dominio o di scontro.
In prospettiva teologica, l'Odisseo nolaniano incarna l'homo viator: l'essere umano segnato dalla caduta e dal limite che scopre una salvezza che non si ottiene cancellando le proprie colpe nell'oblio, ma attraversando la propria memoria ferita per lasciarsi trasformare.
La scossa nel cuore: la grazia di Battiato sotto la pioggia di fuoco
Se in Nolan la purificazione passa attraverso il travaglio della coscienza, in Franco Battiato essa si manifesta come rivelazione improvvisa della Grazia. In Stranizza d'ammuri, la memoria affiora attraverso immagini concrete e del popolo della Sicilia rurale:
“Nella valle di Scammacca / i portatori occasionalmente / lasciano i loro bisogni / le zanzare ci volano sopra”;
Giochi d'infanzia ("jeumu caccia alle lucciole"), la Circumetea littorina, estati in campagna.
In questo quadretto quotidiano e terragno irrompe improvvisamente l'incomprensibile dramma della guerra: “ccu tuttu ca fora c'è 'a guerra / mi sentu stranizza d'amuri”.
L'amore di cui canta Battiato non è mero romanticismo, ma una vera e propria scossa ontologica (“mi veni 'na scossa 'ndo cori”). Di fronte alla distruzione circostante (“ccu tuttu ca fora si mori / na mori stranizza d’amuri”), questo affetto appare imprevedibile, “strano”, irrazionale. La vita divina che resiste nella carne dell'uomo, la scintilla incorruttibile che purifica la memoria dalla cenere della violenza.
La memoria nei nostri giorni: una prospettiva
Sant'Agostino nelle Confessioni descriveva la memoria come i "grandi campi ei palazzi ampi" in cui l'anima si incontra con Dio e con la propria verità. Nella nostra epoca, tuttavia, la memoria è minacciata da due estremi:
Da una parte una specie di rimozione coatta: l'impulso di consumare l'istante, cancellando le ferite e rifiutando la responsabilità del passato.
Dall'altra la memoria rancorosa: l'incapacità di perdonare o perdonarsi, rimanendo prigionieri delle proprie colpe.
Sia l'Ulisse di Nolan che il giovane innamorato di Battiato ci ricordano che la purificazione della memoria non consiste nel dimenticare il passato, ma nel rileggerlo alla luce di un senso più alto. Per l'eroe omerico, il ritorno richiede di superare le nebbie dell'oblio e della colpa per riemergere uomini capaci di abbracciare di nuovo i propri cari. Per il poeta siciliano, la presenza di una bellezza inattesa nel mezzo della tragedia dimostra che l'uomo è fatto per l'Eterno e che la morte non ha l'ultima parola.
Il nóstos, il ritorno a casa, non è mai un semplice tornare indietro nel tempo, è piuttosto il ritrovare il proprio centro spirituale, la certezza che, per quanto impervio e oscuro sia il viaggio, esiste una patria dell'anima che nessuna tempesta potrà mai distruggere, l'ultima scena dell'Odissea di Nolan dice proprio questo navigare ancora insieme verso le terre sconosciute che sono oltre il sole che tramonta.
Don Lino D'Onofrio




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