Jay Kelly, presentato in concorso al Festival di Venezia, e dal 5 dicembre su Netflix. L’attore George Clooney interpreta un divo americano del cinema in crisi con la famiglia. È una star di successo che non si ferma un minuto, ha un manager che lo segue a rotta di collo (Adam Sandler), elicotteri e jet privati che lo scarrozzano in ogni luogo.
Il mestiere che lo ha reso celebre ovunque, purtroppo, ha allontanato da lui le figlie Jessie e Daisy. La prima vive lontano e sembra che con lei il rapporto sia irrecuperabile. Con la seconda, forse, il padre fa ancora in tempo a recuperare una relazione sfilacciata, prima che lei parta per il collage. Per questo, Jay Kelly decide di rinunciare alle riprese del suo nuovo film e raggiunge la figlia in vacanza a Parigi con il fidanzato, per poi andare a ritirare un premio a Pienza. All’evento invita il padre (anche con lui le cose non vanno bene), le figlie, alcuni amici e il suo entourage. Nella sua testa Jay spera che quel tributo si trasformi in un momento di riconciliazione con la famiglia. Le cose, però, non vanno così bene e lui si ritrova a fare i conti con sé stesso e con l’immagine di sé.
“JAY KELLY”, IL FILM DI NOAH BAUMBACH CON GEORGE CLOONEY, E' PERFETTO NELLA PRIMA PARTE, MOLTO AMERICANO NEI TEMPI E NEL LINGUAGGIO. IL FILM INIZIA A PERDERE CREDIBILITA' QUANDO L’AZIONE SI SPOSTA IN EUROPA, DOVE DIVENTA UNA FICTION O NOVELA CHE SI VOGLIA INGUARDABILE - TRA REALISMO E FINZIONE SI FINISCE PER NON CAPIRE NULLA. MEDIOCRE
Jay Kelly con il suo team sbarca a Parigi. Da lì prosegue in treno verso Pienza. C’è molta Italia nel film di Baumbach. Oltre alla campagna Toscana e ai suoi panorami si riconoscono diversi attori italiani, tra cui Alba Rohrwacher e Giovanni Esposito. Ci sono anche due canzoni che arrivano dritte all’orecchio: Kobra di Donatella Rettore e Rumore di Raffaella Carrà. A Pienza, durante un party, Jay Kelly (George Clooney) non resiste: quando si levano le note della canzone della Carrà, si lancia in pista a ballare, quasi stesse a un party de La grande bellezza, dove, però, a risuonare era A far l'amore comincia tu, e Gambardella entrava in modalità festa quasi in un automatismo, un riflesso condizionato. Jay, probabilmente balla per non pensare o per alleggerire quello che ha dentro. In ogni caso, una toppa o, peggio, una maschera. Quel brano gli permette, solo temporaneamente, di lasciarsi alle spalle gli errori fatti nel corso di una carriera lunga 35 anni, ai quali sembra non poter più rimediare.
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