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Lo scenografo e regista Filippo Stasi: "..Dapprima recitavo, poi ho diretto, e infine ho “dipinto” lo spazio scenico."

set 21, 2023 0 comments



Filippo Stasi ci racconti di Lei, chi è Filippo come persona?

A Napoli si dice: “ Mazze ‘e panelle, fanne ‘e figlie belle”.  Sono cresciuto nell’amore dei miei genitori, che mi hanno insegnato i valori della vita. Il rispetto verso il prossimo, l’amore, l’educazione, il responsabilizzarsi e rimboccarsi sempre le maniche. Posso dire che la mia famiglia ha cresciuto il lato “terreno” di me.  E in virtù di questo mi hanno insegnato anche la durezza della vita, e questo lo devo al mio papà. Con lui ho capito le difficoltà del lavoro artigianale. Da buoni panificatori sappiamo cosa vuol dire sudarsi una pagnotta di pane. Ho sempre lavorato insieme allo studio infatti, l’altra parte di mei è tutto quello che mi ha avvicinato all’arte. Partendo dal disegno, alla recitazione, fino alla progettazione di scenografie. Ho accresciuto il mio bagaglio culturale e insieme alla farina ho unito la pittura. Questo connubio mi ha permesso di essere ostinato e fantasioso allo stesso tempo. Sono un ragazzo che si mette in gioco e che sa stare con tutti. Non mi arrendo e porto il lavoro fino all’ultimo.

Come nasce la sua passione per la scenografia?

La scenografia è nata per vie traverse, dopo un lungo percorso. Dapprima recitavo, poi ho diretto, e infine ho “dipinto” lo spazio scenico. Dare vita a un qualcosa di proprio, prima artigianale che artistico, mettersi al servizio di, è il giusto modo per esprimere me stesso. Dal puro disegno alla costruzione della scena ho sempre seguito i miei lavoro passo passo. Ma insieme a questo ho imparato anche a lavorare da semplice operaio.



Nello specifico, a chi è  più grato per la sua passione artistica?

Non ho un vero punto di riferimento. Una delle mie doti è essere curioso e questo mi ha permesso di “rubare” ovunque. Dal teatro, al cinema, all’architettura.  

Quali sono gli scenigrafi e gli artisti dai quali si sente maggiormente influenzato o da cui trae ispirazione?

Non avendo un punto di riferimento preciso io non prendo ispirazione ma all’occorrenza. Mi spiego: essendo al servizio di un regista, una produzione e dovendo ricreare uno spazio scenico in funzione di un idea. Mi avvicino a qualsivoglia artista, scenografo, che in quel momento mi è utile per l’atto rappresentativo. 

Come scenografo/artista quali sono i personaggi che ha intervistato ed ha sentito più vicino alla sua sensibilità.

Ogni persona che ho incontrato mi ha lasciato qualcosa dentro. Dal semplice collega di lavoro nella ditta familiare, al mio amico di banco all’università. Dal manovale al capo reparto. Ogni personaggio che ho incontrato mi ha consentito di crescere sia come persona che come lavoratore. 



Cambierebbe qualcosa nel mondo della comunicazione in cui si è formato?

Sarebbe assurdo e di parte, ma sicuramente darei più spazio ai giovani. Ricordiamo che Leopardi ha scritto l’Infinito a 21 anni, perché oggi non è così. Io non credo ci sia un decadimento giovanile, seppur vero ci sia forse poco sacrificio rispetto le generazioni dei nostri padri bensì vorrei che lo spazio che viene dato ai giovani sia più importante, con molta più responsabilità. 

Quali sono le tematiche a cui ti senti più legato?

L’ arrancare. Dover sopravvivere per il fine mese o peggio non sapere se a fine mese ce la di faccia, è una tematica che vivo in prima persona. 

Preferisci il teatro o il cinema...

È come dire: a chi vuoi bene di più, a mamma o papà? Non credo ci sia una risposta. Entrambi hanno qualcosa di buono e qualcosa di cattivo, come tutte le cose.  Però entrarci assiduamente, in qualsivoglia dei due, è l’ambizione della vita. 

Che messaggio e che possibilità dà oggi il mondo del giornalismo e della politica ai giovani scenografi in  un settore particolare e in perenne cambiamento  e assorbito sempre più dalla rete?  C’è spazio in Italia per giovani artisti talentuosi ? E se dovessi dare un consiglio ad un aspirante Artista , cosa gli consiglierebbe? 

Il consiglio è sicuramente non fermarsi mai. Non farsi troppe domande e buttarsi a capofitto ad ogni treno che passi. Proprio perché lo spazio è poco, proprio perché per i giovani c’è poca possibilità. 



Il rapporto con la sua città natale.

Napoli la amo. È casa mia. Mi ha dato tutto e le devo tutto. Seppur mi dovessi allentare, devo poterci ritornare. 

Un suo sogno artistico e che vorrebbe realizzare?

Mi accontento di poco, lavorare continuamente. E magari, meritocraticamente raggiunge qualche obiettivo importante 

I suoi impegni futuri?

Per adesso non ne ho, ne sono alla ricerca ma sono molto disponibile a qualsiasi cosa.



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