Robert Duvall è morto, l'attore de "Il Padrino" e "Apocalypse Now" aveva 95 anni. Vinse l'Oscar per "Un tenero ringraziamento"
“Bob si è spento serenamente a casa sua, circondato dall'affetto e dal conforto”, ha scritto la moglie Luciana Pedraza in un post su Facebook
ROBERT DUVALL HA SEMPRE LASCIATO IL SEGNO COME ATTORE. ANCHE SE INTERPRETAVA PERSONAGGI DIVERSI TRA LORO, SEMPRE PROBLEMATICI, CONTORTI, A VOLTE FASTIDIOSI, FASCISTOIDI, RIVOLUZIONARI, DEPRESSI MAI UNO TRANQUILLO - IL SEGNO CHE LASCIA SUL GRANDE SCHERMO DUVALL È SEMPRE QUELLO DI UN ATTORE DI GRANDE TALENTO, CHE PORTA SE STESSO E LA SUA FACCIA SULLA SCENA, MA CHE SA PERFETTAMENTE COME TRADURRE IN CINEMA LA GRANDE LETTERATURA AMERICANA CHE INTERPRETA CON PASSIONE – È SEMPRE STATO PRONTO, SENZA RIMPIANTI, A LASCIAR TUTTO E A REINVENTARSI COSTANTEMENTE. QUATTRO MOGLI, L'ULTIMA LA INCONTRA IN ARGENTINA, LUCIANA PEDRAZA, 41 ANNI MENO DI LUI, LA SPOSA. E SI INNAMORA ANCHE DELL'ARGENTINA, IMPARA IL TANGO AL PUNTO DA GIRARE UN FILM CON LEI LEGATO AL TANGO…
La carriera
Nato a San Diego in California, Duvall aveva conquistato la prima delle sue sette candidature agli Oscar nel 1973 per il film di Francis Ford Coppola sulla mafia nel cui cast era entrato già ultraquarantenne. Nel 1984 aveva vinto la più ambita statuetta di Hollywood come miglior attore per la sua performance nel western Tender Mercies - Un Tenero Ringraziamento. Il ruvido naturalismo del suo modo di recitare finì per definire lo stile di una generazione che includeva anche Robert De Niro, Dustin Hoffman e Gene Hackman in film come Network - Quinto Potere e The Appostolo - L'Apostolo di cui Duvall curò anche la regia. Duvall non è mai stato famoso quanto De Niro, ma la sua capacità sobria, senza effetti, di calarsi completamente nei personaggi gli valse il rispetto sia dei colleghi sia della critica. In una lunga carriera trovo spazio anche per la tv con parti in Lonesome Dove e Broken Trail che gli sono valse cinque candidature agli Emmy e due statuette. Negli anni '60 a New York Duvall divideva il suo tempo con altri attori in bolletta: uno era Hoffmann, l'altro Hackman. Il primo memorabile ruolo per il grande schermo fu l'inquietante Boo Radley nel 1962 in Il Buio Oltre la siepe (To Kill a Mockingbird). Anche se la sua carriera faticò a decollare inizialmente, tra l'inizio e la metà degli anni '70 Duvall trovò la sua dimensione, unendo una recitazione da caratterista fluida e naturale a occasionali, incisive incursioni in ruoli più centrali. Nel 1969 la prima collaborazione con il giovane Coppola nel dramma intimista Un dollaro d'onore (The Rain People), e l'anno successivo ottenne il ruolo di Frank Burns nel MASH di Robert Altman. Fu anche protagonista del film sperimentale di George Lucas THX 1138 portando nel conmtempo avanti lavori interessanti anche a teatro.
Il successo
La svolta fu col Padrino del 1972 in cui Duvall interpretò il paziente e scaltro consigliere tedesco-irlandese dei Corleone, Tom Hagen, ruolo che gli portò la prima nomination agli Oscar e che riprese due anni dopo nel Padrino - Parte II. Un'altra parte memorabile fu nel 1976 in Quinto Potere e tre anni dopo la sua battuta nel ruolo del colonnello Kilgore di Apocalypse Now ("Adoro l'odore del napalm al mattino") entrò nei classici del cinema e gli valse la seconda nomination agli Academy Awards.
Fu però solo con Il Grande Santini", in cui interpreta un padre fanfarone e militarista, che Duvall si affermò davvero come protagonista, ottenendo nel 1980 la prima nomination all'Oscar come miglior attore. L'anno successivo, al Festival di Venezia, raccolse consensi al fianco di Robert De Niro in Confessioni Vere. Poi, nel 1984, la sua interpretazione silenziosa e minuziosa in Un Tenero Ringraziamento, diretto da Bruce Beresford, gli valse l'Oscar come miglior attore protagonista.





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