Voce, spirito e ironia: cosa rendeva unica la diva che conquistò Broadway, Hollywood e il pubblico italiano degli anni Cinquanta
COME GLI PIACEVA A ALBERTO SORDI DIRE ABBE LANE! E COME PIACEVA ABBE AGLI ITALIANI, CHE NEGLI ANNI '50 IMPAZZIRONO PER LEI AL CINEMA E IN TV. RUMBA, CHA CHA CHA, MAMBO. I COLORI DEL SUDAMERICA. QUANDO LEI CON SUOI CAPELLI ROSSI FLUENTI, IL CORPO STRIZZATO NEGLI ABITI CHE NE ESALTAVANO LE FORME, ROMANIZZATA DA TUTTI I NOSTRI ATTORI MASCHI DEL TEMPO, NON ERA AFFATTO SUDAMERICANA, MA EBREA NEWYORKESE -
Se l'America la consacrò, fu l'Italia a trasformarla in una presenza familiare. Dalla metà degli anni Cinquanta Abbe Lane partecipò a quasi venti produzioni italiane, diventando una delle artiste straniere più amate dal nostro cinema. Debuttò nel 1955 ne Lo scapolo di Antonio Pietrangeli, accanto ad Alberto Sordi, e negli anni successivi lavorò con grandi nomi come Totò e Vittorio De Sica in Totò, Vittorio e la dottoressa, con Totò e Louis de Funès in Totò, Eva e il pennello proibito. Tra gli altri titoli anche Parola di ladro, Marinai, donne e guai, Roulotte e roulette e Giulio Cesare contro i pirati. Il rapporto con l'Italia non fu solo cinematografico. Fu protagonista di programmi Rai come Casa Cugat e Il Giocondo, lavorò accanto a Corrado nel varietà Controcanale e tornò spesso in televisione fino al 2008, accolto dal pubblico italiano con l'affetto riservato a un volto ormai di casa.




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