Libro presentato da Gaia Manzini nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2026.
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mar 12, 2026
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«Ho letto Acqua sporca con grande ammirazione ed entusiasmo. Nadeesha Uyangoda toglie la polvere a tematiche sempre più presenti nella narrativa italiana – straniamento, famiglie vere o immaginate e questioni di classe – offrendo un’esperienza letteraria precisa, fresca, pienamente contemporanea e consapevole dei suoi mezzi».
Claudia Durastanti
«Acqua sporca è un grande affresco familiare italiano ambientato in Italia e in Sri Lanka, con una lingua letteraria ricchissima e uno sguardo sociologico particolarmente acuminato, ricco di compassione ma privo di pietà. Dalla specificità di una storia di migrazione Uyangoda riesce a far emergere un’immagine molto più vasta e complessa del mondo di oggi, nelle sue questioni civili, politiche e identitarie più brucianti».
Vincenzo Latronico
Proposto da Gaia Manzini al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:
«Viviamo in un mondo in movimento, un’epoca dove una persona su sette ha lasciato il proprio luogo di origine. È una condizione universale e intima insieme, che implica una lacerazione e un inconsolabile senso di estraneità. Acqua sporca, il romanzo di Nadeesha Uyangoda, è una storia famigliare e un’epopea di donne: Neela e Ayesha che vivono in Italia; Himali, Pavitra e Hirunika che sono rimaste in Sri Lanka. La vita di chi emigra è un’odissea dove Itaca non corrisponde necessariamente a un ritorno, ma è un punto fermo per non impazzire, per resistere all’indigenza e alimentare la certezza – o l’illusione – che nel paese lasciato sia rimasta una traccia di sé: qualcosa “che dimostri che si è esisti quando, altrove, si è stati indaffarati a non esserlo”. Uyangoda si avvale di una lingua sinuosa che accoglie nella sua sintassi il continuo movimento di questa nostra contemporaneità. Mescola lessico e culture diverse a nuovi punti di vista, ma soprattutto parla di un’idea più autentica d’identità, lontana dagli stereotipi culturali. Come sa Ayesha, la giovane artista di questa storia, l’identità prescinde dalle generalizzazioni. È qualcosa di fluttuante e lenticolare, sempre in transizione, perché è la transizione la parte più avvincente e l’ibridazione il luogo più vero di ogni esistenza.»

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